Non c'è limite ai casi di razzismo nel calcio, e l'ultimo episodio accaduto a Praga lo ha purtroppo confermato. In occasione della partita di Champions League tra lo Slavia e l'Inter di Antonio Conte, Romelu Lukaku è stato infatti nuovamente bersagliato dai cori razzisti di una parte della tifoseria di casa. Un episodio che macchia la splendida serata nerazzurra e che ora dovrebbe costringere l'Uefa a prendere seri provvedimenti.

Il condizionale è però d'obbligo, perché i vertici del calcio europeo non si sono ancora mossi con decisione per fermare e debellare il rigurgito razzista di molte tifoserie. "Già quando ero in Nazionale ho detto che secondo me l'Uefa dovrebbe fare qualcosa, perché siamo nel 2019 e questo cose non possono più succedere negli stadi", ha dichiarato Lukaku, al termine della partita, in un'intervista rilasciata a ‘Esporte Interativo'.

Lukaku chiama in causa l'Uefa

Visibilmente contrariato, l'attaccante belga ha poi chiuso la vicenda invitando nuovamente i vertici di Nyon a fare qualcosa: "Ho ricevuto cori razzisti due volte, la prima volta all'iniziale gol segnato da Lautaro Martinez – ha concluso Lukaku – Si tratta per quanto mi riguarda di cattive persone, che danno anche un brutto esempio ai bambini. Io aspetto che intervenga l'Uefa".

Dopo la triste serata di Cagliari, il giocatore di Conte ha dunque vissuto un'altra notte d'inferno. L'episodio di Praga ha ovviamente trovato risalto anche in Spagna, dove ‘Marca' ha sottolineato il gesto di ribellione del giocatore: "A Praga si sono sentite delle urla razziste. Dopo aver segnato quello che sarebbe stato lo 0-2, Lukaku non ha festeggiato – ha scritto il popolare quotidiano spagnolo – Si è voltato verso gli spalti toccandosi l’orecchio con una mano per protestare contro gli insulti razzisti e ha indicato il settore dal quale stavano provenendo i cori".