Nulla di nuovo, solo conferme. Nella Calciopoli Bis quattro anni dopo il grande smottamento che destabilizzò per sempre il mondo del pallone, ritornano le dichiarazioni che hanno come prima grande accusata l'Inter del presidente Massimo Moratti.
Proprio i nerazzurri, nel 2006 uscirono indenni e puliti dallo scandalo che iniziò con le intercettazioni scottanti di Luciano Moggi che coinvolsero soprattutto la società bianconera dove ricopriva il ruolo di Direttore Generale. Poi, nello scandalo finì anche il Milan, la Lazio e altre società di serie A tutte accusate di connivenza con le terne arbitrali e i designatori dell'epoca, Pairetto e Bergamo.
E oggi, Paolo Bergamo ha confermato che nessuno era immune da quel ‘modus operandi', nemmeno l'Inter. Anzi, la società nerazzurra chiamava e venita chiamata dai designatori e dai dirigenti della Federcalcio tanto quanto le altre società che hanno subito retrocessioni e penalizzazioni in campionato ed economiche.
Con un interrogatorio di cinque ore dell'ex designatore arbitrale Paolo Bergamo da parte del procuratore federale Stefano Palazzi ha preso il via quello che sarà la seconda fase ufficiale del processo sportivo agli eventi che scossero il mondo del pallone italiano nel 2006.
Nel suo interrogatorio, Bergamo ha soprattutto ribadito quanto aveva già dichiarato l'8 giugno di quattro anni fa al colonnello D'Andrea, all'epoca vice di Saverio Borrelli, capo dell'Ufficio Indagini, ovvero che lui parlava con tutti e non solo con rappresentanti delle squadre poi condannate come Juventus e Milan,
Lazio e
Fiorentina.
"
Nel 2006 non mi hanno creduto: questa volta spero che vada diversamente – ha iniziato nella deposizione rilasciata nelle aule del tribunale di
Napoli, Paolo Bergamo –
Su l'invito della stessa Federazione io parlavo con i dirigenti di tutte le squadre per non fare trovare un ambiente ostile ai miei arbitri. Parlavo anche di griglie senza per questo falsare il sorteggio di Napoli – ha spiegato l'ex designatore arbitrale –
Io ho il massimo spirito collaborativo: la verità è che allora si tenne un processo farsa e ora posso dire con assoluta certezza che il che il teorema che ha portato a Calciopoli non è più credibile".
Calciopoli una farsa. Sembra questo il filo conduttore di un processo che a distanza di anni appare sempre più sommario e ‘pilotato' su colpevoli facili e punibili. Ma Bergamo non si ferma a queste dichiarazioni ed entra nel merito della vicenda, con dettagli precisi e ben circoscritti ch coinvolgono l'Inter, fresca del titolo di campione vinto al
Mondiale per Club 2010: "
Se ho raccontato delle telefonate dell'Inter di Moratti e Facchetti: certo, ma ne avevo parlato anche quattro anni fa, era nei verbali. Però alle mie affermazioni non fece seguito alcuna attività di riscontro, confermate invece da quanto emerso dal processo di Napoli".
All'ex deisgnatore poi, si domanda anche su un altro tema di forte attualità: lo scudetto del 2006. All'indomani di Calciopoli, quel tricolore venne revocato alla
Juventus, poi – con il Milan anch'esso coinvolto e arrivato secondo in campionato – la società rossonera non potè fregiarsi del titolo che finì all'Inter su decisione a tavolino del commissario Guido Rossi. Fu lo scudetto "
degli onesti" termine con cui Massimo Moratti si fregiò a sfregio degli eterni rivali juventini. E' lo scudetto della discordia che ancor oggi tiene banco nelle dichiarazioni di Andrea Agnelli presidente bianconero che ha giurato di toglierlo all'Inter.
Anche in questo caso, si parlerà attraverso gli avvocati, ma Bergamo non vuole entrare nella faccenda: "La revoca dello Scudetto 2006 all'Inter? Non voglio addentrarmi in valutazioni che non mi spettano".