Il dominio juventino in Italia nasce da lontano. Dalle macerie della ricostruzione post-calciopoli ma anche da una organizzazione societaria che, via via, è ridiventata straordinaria, a tratti, ineccepibile. Ce lo raccontano gli otto scudetti di fila della ‘Vecchia Signora’, il colpo del secolo, quello di Cristiano Ronaldo un anno fa e pure la capacità dei bianconeri di mettere a segno, con largo anticipo e con enorme lungimiranza e competenza, colpi a zero che hanno poi contribuito all’ascesa, alla restaurazione piemontese. Per una serie di elementi, da Pirlo a Rabiot che, in 10 anni scarsi, hanno dato tanto e manifestato la ritrovata grandezza della Juve in grado di ingaggiare diversi profili senza intaccare le proprie casse in termini di costi del cartellino per elementi, al tempo, valutati complessivamente 180 milioni di euro.

Pogba, Pirlo e poi Ramsey e Rabiot: 136.5 milioni di euro a zero

I colpi migliori a parametro zero negli ultimi dieci anni la Juventus li ha messi a segno specialmente nel settore nevralgico del campo. Lì a centrocampo, infatti, il rapporto fra il risparmio del costo del cartellino comparato al contributo degli elementi ingaggiati è stellare.

Basti pensare alla figura di Pirlo, per anni luce in cabina di regia della ‘Vecchia Signora’, ma anche a Pogba col francese, svincolato dal Manchester United, che s’è fatto grande a Torino per poi garantire, di ritorno ai Red Devils, una plusvalenza da 105 milioni di euro alla Juventus nell’estate del 2016. Pirlo e Pogba, sotto il segno della P e dei ricami in mediana, inaugurano le magiche intuizioni delle ex zebre che, poi, negli anni a seguire, bissano, sia pure con toni meno enfatici e performance in campo meno eccezionali, i colpi targati 2011/12 e 2012/13 con l’arrivo di Khedira nel 2015 e quello di Emre Can lo scorso anno.

Per un rendimento totale di 25 gol e 14 assist in 164 match globali. Fino ai giorni nostri e agli affari, sperano i tifosi juventini, ugualmente prolifici Ramsey e Rabiot impegnati nella prossima stagione dalle parti dell’Allianz Arena. Per un computo totale, in termini di valori di mercato al momento dell’arrivo di questi interpreti della metà campo, di 136.5 milioni di euro. Come detto, a zero.

Da Dani Alves a Llorente, meno efficaci ma pur sempre buoni

Questa decade scarsa di certo non si è autoalimentata solo con svincolati che, in un senso o nell’altro, hanno fatto la storia recente del club. Di tanto in tanto, infatti, sono arrivati top player, o giovani promesse, che hanno dato qualcosa ma non un apporto determinante. Eppure i loro innesti, da quello di Dani Alves dal Barcellona nel 2016 a quello di Llorente dall’Athletic Bilbao nel 2013 passando per quelli di Coman dal Paris Saint Germain nel 2014 a quello di Neto dalla Fiorentina nella stessa estate, confermano le enormi visioni della Juventus che, poi, da ognuno di questi elementi, ha tratto diversi benefici, un certo utile. In termini economici, come nel caso di Coman, poi venduto al Bayern Monaco per 28 milioni di euro, e Neto, ceduto al Valencia nel 2017 per 7 milioni di euro, e in termini di performance in campo con Dani Alves protagonista della cavalcata Champions dei campioni d’Italia fino alla finalissima di Cardiff nel 2017 e Llorente più volte decisivo con 27 reti totali in 92 apparizioni complessive.