Il futuro di Pippo Inzaghi passa dalla partita più sentita dal tecnico del Bologna: quella con il Milan dell'amico Rino Gattuso. Il match del Dall'Ara, che chiuderà di fatto la sedicesima giornata di campionato, sarà una sorta di dentro o fuori per l'allenatore rossoblu: contestato apertamente dalla piazza e a rischio esonero. Alla vigilia del match, Inzaghi è tornato a parlare del momento della sua squadra e dell'episodio delle tre croci fatte trovare al centro sportivo felsineo: "Quello che è successo a Casteldebole mi ha colpito, è stato un gesto inaccettabile – ha esordito il tecnico – Sono vicino ai dirigenti. Io e i miei giocatori abbiamo un motivo in più per fare una grande partita contro il Milan".

"Essere in discussione fa parte del nostro mestiere e il mio post su Instagram era per dare fiducia a tutti – ha aggiunto Inzaghi – Sapevo che bisognava lottare per la salvezza, sappiamo che dobbiamo tutti dare di più. Io ci credo alla salvezza, ci credo fortemente. Gattuso è un grande amico. Ci siamo sentiti poco tempo fa quando era in difficoltà. Sarà una giornata particolare per quello che è stato il Milan per me, una società sempre e per sempre nel mio cuore".

La grande occasione

I due mesi senza vittorie e il terz'ultimo posto in classifica, hanno dunque spazientito il patron Saputo e reso incandescente il clima intorno alla panchina bolognese. Per scacciare i fantasmi ed evitare il tracollo, il Bologna sarà chiamato all'impresa con i rossoneri: "Il divario tecnico c’è ma dobbiamo dare il massimo e curare i dettagli. Noi abbiamo una grande occasione, mancano più di 20 partite, quello che ci manca è un risultato positivo. Siamo migliorati in tante cose ma non basta per portare a casa i 3 punti. Davanti al nostro pubblico, però, abbiamo grandi responsabilità. Dobbiamo avere adrenalina a mille e voglio vedere combattere tutti. Siamo in debito verso i tifosi e il nostro presidente".