Il 1964 è un anno che viene ricordato per diversi motivi: gli Stati Uniti bombardano il Vietnam del Nord, Martin Luther King riceve il premio Nobel per la pace, Nelson Mandela viene condannato all'ergastolo e muore Palmiro Togliatti, storico leader del PCI. Anche in ambito calcistico è un anno che non passa in silenzio perchè nascono degli attaccanti che, in maniera diversa, entrano nella storia come Marco Van Basten, Roberto Mancini, Gianluca Vialli e Totò Schillaci. Il '64 viene ricordato anche come l'anno in cui viene disputato l'unico spareggio scudetto della storia del calcio italiano. A contendersi il titolo sono Bologna e Inter. Altri tempi, altro calcio. Il Bologna allenato da Fulvio Bernardini e l'Inter di Helenio Herrera si giocano lo scudetto allo stadio Olimpico di Roma il 7 giugno dopo aver chiuso il torneo appaiate a 54 punti. La stagione ha visto Bologna, Inter e Milan lottare per la vetta della classifica per quasi tutto il campionato ma a sparigliare le carte ad un certo punto arriva uno scandalo che destabilizza la squadra bolognese.

Lo scandalo doping e la morte di Dall'Ara

"Solo una volta il campionato italiano si è deciso con uno spareggio, e solo una volta un caso di doping è stato centrale nell'esito della serie A". Così scrive John Foot nel suo meraviglioso libro "Calcio 1898-2010. Storia dello sport che ha fatto l'Italia". Il 4 marzo 1964 cinque giocatori del Bologna sono stati trovati positivi alle anfetamine a seguito dei controlli effettuati dopo la gara contro il Torino vinta per 4-1 dagli emiliani. Sarebbe stata la decima vittoria consecutiva per i bolognesi, un record. Scoppia un caso nazionale. Il giorno dopo il comunicato della Federazione il Corriere d'Informazione titola: "Droga, cinque giocatori del Bologna indagati" mentre i quotidiani milanesi forzano la mano con "Bologna drogato". Nel capoluogo emiliano "scoppiò quasi una rivoluzione" come scrisse Gianni Brera: le auto targate Milano sono prese d'assalto e vengono bloccate le strade. Il Bologna mette in moto i suoi legali ma, intanto, i giocatori (Fogli, Pascutti, Perani, Pavinato e Tumburus) trovati positivi vengono squalificati e con loro anche Fulvio Bernardini che è costretto a seguire le partite dalla tribuna. Inoltre la Federazione penalizza la società felsinea di un punto e infligge la sconfitta a tavolino nell'incontro con il Torino. In totale sono tre punti di penalità.

Dopo aver perso lo scontro diretto in casa con i nerazzurri, in quella che viene chiamata la “Pasqua di sangue”, il 16 maggio la Caf assolve il Bologna e restituisce i tre punti alla squadra di Bernardini: rossoblù e Inter tornano a pari punti in testa alla classifica. Pare che nelle provette vi fosse una quantità di anfetamine in grado di stendere un cavallo. Nelle ultime tre giornate di campionato la situazione non muta, perché le due contendenti ottengono un pareggio e due vittorie a testa.

Intanto un evento funesto destabilizza i lavori della riunione di Lega a Milano del 3 giugno e l'intero movimento calcistico italiano: Renato Dall'Ara, storico presidente del Bologna, che soffre di cuore e ha avuto delle precise indicazioni dai medici, viene stroncato da un infarto mentre sta parlando con il presidente dell'Inter, Angelo Moratti. Ci sono diverse posizioni sull'accaduto ma molti parlano di un'accesa discussione con il numero uno nerazzurro sui premi partita ai giocatori. Nessuna delle versioni è stata mai confermata.

Il primo alloro europeo dell'Inter

Il 27 maggio al Prater di Vienna l’Inter conquista la Coppa dei Campioni battendo 3-1 il Real Madrid con una doppietta di Sandro Mazzola e gol di Aurelio Milani. Si tratta del primo trionfo nerazzurro nella massima competizione europea. L'anno successivo bisserà la vittoria nella finale con il Benfica di Eusebio.

La partita

"Il prolungamento della stagione agonistica è stato fatale all’Inter. Si sono visti i suoi resti, all’Olimpico: una sorta di labile ectoplasma di quella che era stata la squadra più grintosa e gagliarda del campionato". Sono queste le parole che usa Gianni Brera per descrivere la squadra nerazzurra che resta in partita fino al minuto 30 del secondo tempo. Gli uomini di Herrera hanno cercato di imporre il suo palleggio e come spiega Brera: "[…]la disposizione tattica della squadra doveva considerarsi perfetta. E non stupisce affatto che, pur dominando l'Inter… fino alle soglie dell'area, con fasi di disimpegno e di palleggio ad alto livello stilistico, non stupisce che sia stato proprio il Bologna a creare le migliori occasioni sottomisura!". L'appuntamento con la storia gli uomini di Bernardini lo colgono ad un quarto d'ora dalla fine: Fogli buca Sarti con una punizione appena deviata da Facchetti. Rossoblù in vantaggio e tifosi in visibilio. A sei minuti dalla fine arriva il raddoppio con Nielsen lanciato sempre da Fogli, 9 in pagella con Janich. Il Bologna è campione d'Italia per la settima volta e i giocatori dedicano la vittoria al presidente appena scomparso. A fine gara Fulvio Bernardini fa il gesto dell'ombrello ma successivamente disse che non era riferito agli interisti ma ad uno spettatore che lo aveva infastidito per tutto l'arco della gara. L'allenatore romano era riuscito a bissare l'impresa compiuta a Firenze nel 1956.

Il capitano del Bologna era Giacomo Bulgarelli, a cui è dedicata la curva Nord dello stadio Dall'Ara, ha strenuamente difeso la sua squadra e sulla stagione 1963/1964 ha sempre avuto le idee chiare: "Le dosi erano così pesanti da ammazzare un cavallo. Il Bologna era la squadra più forte e senza doping non avrebbe avuto bisogno dello spareggio per vincere il titolo".