Arbitri nella bufera e il presidente Nicchi perde la testa

Resterá come una stagione difficile per gli arbitri, tra le più complicate dell'era post Calciopoli. Una stagione di fortissimi attriti e polemiche tra il mondo dei direttori di gara e i club, inasprita da gol fantasma, presunti retaggi di sentenze e lotte giudiziarie e una sensibile inadeguatezza di alcuni fischietti.
Ma resterá soprattutto come la stagione delle imbarazzanti contraddizioni del presidente dell'AIA, Marcello Nicchi autore di alcune dichiarazioni che offrono il fianco a chi da anni sostiene che ci voglia una riforma totale all'interno del mondo arbitrale.

Che gli arbitri parlino. Anzi, no.
Lo stesso Nicchi, prendendo un po' tutti in contropiede, aveva aperto alla possibilitá di far parlare nel dopo gara anche gli stessi arbitri. Una richiesta inserita da anni nell'ordine del giorno di club e Federazione, ma sempre osteggiata dall'Associazione Arbitri che ha sempre ritenuto troppo immaturo il mondo del calcio per gestire in modo sano delle dichiarazioni dei direttori di gara a fine partita. E dopo il Milan-Juventus delle feroci polemiche, Nicchi ha subito approfittato per fare totale dietrofront sull'argomento.
"Pensavo che i tempi fossero maturi e invece devo ricredermi" ha detto davanti agli insulti tra i bianconeri e i rossoneri per un gol non visto e uno annullato per fuorigoco inesistente. Ma quale scenario migliore ci sarebbe stato se non un dopo gara così incandescente, con un Tagliavento che in Zona mista ammetteva di essere stato tratto in inganno dal guardalinee e con un Romagnoli che spiegava come stesse controllando la posizione di Muntari nella concitata azione che ha portato al gol fantasma?
E invece Nicchi ha dato dimostrazione di totale debolezza lasciando divampare il fuoco delle insinuazioni su un gruppo arbitrale additato come inesperto, formato da un numero insufficiente di elementi e che guarda solamente a distribuire equamente i soldi (5,000 euro a gara) un po' tra tutti.
Nessun aiuto tecnologico. Anzi, no.
Debolezza emersa anche davanti alla quesione ‘moviola' con lo stesso Nicchi fra i primi sostenitori di un calcio puro, tenendo lontano ogni elemento tecnologico quali fotocellule, microchip, sensori e moviola in campo. "Bisognerá pensarci" ha invece proferito subito dopo il gol-non gol di Muntari sconfessando la linea intransigente tenuta fino a 48 ore prima dell'accaduto. "I fatti accaduti in Milan-Juventus ci addolorano. Dopo ciò che è successo c'è poco da aggiungere" ha commentato il n.1 dell'Associazione Arbitri.
"L'introduzione della tecnologia in aiuto gli arbitri? Ne parleremo al momento opportuno, adesso bisogna tenere alto il morale di un gruppo che stava facendo bene. È mio dovere preservarne la tranquillità". Ma non riuscirà nell'intento, aprendo il fronte ad un tarlo sempre più presente, di una necessità evidente di dare ai direttori di gara un aiuto e sostegno tecnologico, dimostrazione di una limite umano che sta creando fin troppi problemi. Aprendo di fatto all'occhio di falco e a tutto ciò che possa eliminare errori umani.

Si sospenda la partita. Anzi, no.
Insomma, un pastrocchio tutto all'italiana con una navigazione a vista anche di fronte ai vergognosi cori razzisti dell'Olimpico provenienti dalla curva laziale verso il ‘negro' Juan e da quella giallorossa a Diakitè.
Davanti ad uno stadio xenofobo, l'arbitro Bergonzi (lo stesso disastroso Bergonzi di Napoli-Inter) non ha avuto il coraggio di fermare il match, come il regolamento permette di fare, limitandosi a declinare ogni responsabilitá al capitano laziale Mauri, che ben si è visto dall'osteggiare una tifoseria che da sempre tiene in scacco la societá sin dai tempi di Cragnotti.
E Nicchi? Il presidente dell'AIA si è segnato l'ennesimo autogol, anzi una spettacolare doppietta, dichiarando che l'arbitro nel derby avesse fatto bene a non sospendere l'incontro perchè si doveva sempre tenere conto dell'ordine pubblico: "Il razzismo è una vergogna, i cori dell'Olimpico sono stati molto brutti, mi è dispiaciuto sentirli. L'arbitro, però, non ha la facoltà di sospendere la partita perché in serie A, davanti a così tanti spettatori, bisogna tenere in considerazione l'ordine pubblico". Per poi dare un voto – non richiesto da nessuno – all'intera classe arbitrale per sottrarla dall'occhio del ciclone, con un commento che ha reso ancor più ridicolo e confuso un presidente in completa balia degl eventi. Invece di difendere gli arbitri, è il loro principale detrattore: "Dare voti agli arbitri in questi giorni è un po' complicato, ma non bisogna essere distruttivi: meritato un 6-"
Il regolamento va bene. Anzi, no.
Talmente fuori rotta da unirsi al coro di chi, sempre nel derby vinto dalla Lazio, gridava come il regolamento delle tre sanzioni al portiere in caso di fallo su un attaccante lanciato a rete (rigore, rosso, squalifica di 1 turno) fosse errato e deleterio: "C'è da cambiare una regola assurda" ha fatto sapere a tutti Marcello Nicchi che poi ha aggiunto "l'arbitro ha seguito il regolamento, nel caso specifico non ha sbagliato. Siamo d'accordo a cambiare questa regola perché è diverso dal fallo cattivo. Era rigore e basta". Anche se una maggiore sensibilità per una partita particolare come il derby Roma-Lazio, forse, avrebbe potuto averlo, dopo soli 8 minuti di gioco.
Ma questa è un'altra storia…