Era arrivato nel luglio del 2014 tra i fischi e le contestazioni dei tifosi, freschi orfani dell'addio di Antonio Conte. Accettare la sfida di succedere al tecnico che, dopo una carriera da giocatore in maglia bianconera, aveva riportato lo scudetto a Torino e avviato un percorso di consacrazione della Juventus in Italia vincendo 3 campionati consecutivi , non è da tutti. Eppure Max Allegri non ha esitato a mettersi in gioco, lavorando in silenzio e conquistandosi passo dopo passo la fiducia dei tifosi – anche di quelli più scettici – a suon di vittorie. Per questo motivo il tecnico livornese merita che quei fischi di disapprovazione dell'estate di 5 anni fa si trasformino, domenica sera, in uno scrosciante e accorato applauso. Quella contro l'Atalanta, oltre ad essere la partita che precede la premiazione per la Juventus campione d'Italia 2018/19, sarà l'ultima volta di Allegri davanti al pubblico dell'Allianz Stadium.

L'esordio col botto e il sogno Champions sfiorato

Al primo anno sulla panchina della Juventus, Allegri decide di non stravolgere il lavoro di Conte (che aveva lasciato a preparazione estiva già iniziata) e di adeguarsi al modo di giocare della squadra. Il campionato non è mai in discussione, ma oltre allo Scudetto i bianconeri riescono a conquistare anche la Coppa Italia, obiettivo che l'ex tecnico salentino aveva sempre fallito e che mancava in bacheca dal 1995. Oltre ai successi nazionali, la squadra di Allegri si rende protagonista di una cavalcata trionfale in Champions League, con il sogno interrotto a un passo dal traguardo per opera di un Barcellona semplicemente troppo forte. In finale a Berlino i bianconeri si arrendono ai gol di Rakitic, Suarez e Neymar, ma resta l'orgoglio di essere tornati a lottare ad alti livelli anche in Europa.

Dall'inizio horror nel 2015 alla squadra col pilota automatico

Le prime difficoltà si iniziano a vedere nel girone d'andata della stagione 2015/16. La Juventus arranca in classifica: 11 punti nelle prime 10 giornate, fino alla sconfitta per 1-0 sul campo del Sassuolo che diede il via allo storico filotto di 15 vittorie consecutive, che valse il sorpasso sul Napoli e uno Scudetto ormai insperato. Da allora Allegri ha dimostrato di poter giocare con il pilota automatico dentro i confini nazionali, conquistando con sorprendente semplicità titoli su titoli fino ad arrivare a un bottino complessivo di 5 Scudetti, 4 Coppe Italia e 2 Supercoppe.

Allegri festeggia la vittoria dello Scudetto 2019 contro la Fiorentina
in foto: Allegri festeggia la vittoria dello Scudetto 2019 contro la Fiorentina

Un ruolino di marcia impressionante, che però non è riuscito a portare a Torino la coppa più attesa, quella dalle grandi orecchie. Allegri ci ha riprovato nel 2017, quando sembrava addirittura favorito nella finale di Cardiff contro il Real Madrid. La batosta per 4-1 ad opera dei galacticos ha lasciato strascichi pesanti, tra cui la rottura con alcuni calciatori importanti nello spogliatoio come Bonucci e Dani Alves, e la sensazione è che i rapporti con la dirigenza abbiano iniziato ad incrinarsi già quel 3 giugno 2017.

Dal cappotto al "corto muso", storia di un Allegri nervoso

All'apparenza pacato, quando esplode Max Allegri è una furia. Che sia in campo o davanti ai microfoni. Lo ricorderanno bene gli spettatori di Carpi, che hanno potuto assistere dal vivo allo "show" del tecnico livornese. In preda all'ira per un pericolo di troppo corso dalla propria difesa, Max si tolse il cappotto e lo scagliò con forza all'indirizzo della sua panchina. Stessa scena ripetuta due anni dopo in una gara casalinga contro la Spal.

Allegri infuriato dopo un errore della difesa in Carpi–Juventus
in foto: Allegri infuriato dopo un errore della difesa in Carpi–Juventus

Anche in conferenza stampa Allegri è risultato spesso nervoso, soprattutto negli ultimi mesi, arrivando a litigare in diretta con alcuni opinionisti tv. Emblematico il caso ai microfoni della sala conferenze di Ferrara, dopo la gara con la Spal dello scorso 14 aprile, quando il tecnico livornese rispose con una metafora ippica ad alcuni giornalisti che gli fecero notare la non brillantezza della sua squadra. "Corto muso" fu stata la sua provocazione, riferendosi al modo con cui intendeva vincere il campionato, come a dire "basta essere anche di poco avanti", nonostante i campioni a disposizione. Un atteggiamento che rispecchia appieno il gioco speculativo dell'allenatore è che è stato tra i motivi della rottura con la dirigenza bianconera, soprattutto con Pavel Nedved.

Non solo Juve: i premi individuali di Allegri

Nonostante le critiche, Massimiliano Allegri ha una media punti intorno ai 2,3 a partita da quando siede sulla panchina della Juventus. Numeri impressionanti, che fanno il paio con il terzo posto nella classifica degli allenatori bianconeri più vincenti: con 11 titoli è infatti dietro soltanto a Trapattoni (14) e Lippi (13). Ma i successi di Max non sono soltanto legati al destino di Madama. Negli ultimi 5 anni il tecnico livornese ha vinto 3 delle 4 edizioni del premio "Panchina d'oro" (riservato al miglior allenatore del Campionato di calcio di Serie A della stagione precedente) e un "Premio Enzo Bearzot", assegnato da una giuria composta da rappresentanti delle maggiori testate sportive italiane.

Un gigante destinato ad essere ricordato nella storia della Juventus per quello che ha dimostrato e che, al netto delle critiche aspre sul gioco che ha subito negli ultimi anni, merita di essere salutato con il giusto riconoscimento prima che vada ad occupare la panchina di qualche altra big nell'elite del calcio europeo, luogo dove ha dimostrato ampiamente di poter competere.