Rischiare di morire per un dribbling di troppo o per un gol. Non è capitato a Douglas Costa ma sarebbe potuto accadere se il brasiliano ex Bayern Monaco, oggi alla Juventus avesse osato più di quanto alla fine ha fatto nel lontano 2009 quando giocava tra le file del Gremio e aveva sfidato il Flamengo. Una gara come le altre ma allo stesso tempo diversa perché i rossoneri di Botafogo stavano lottando per il titolo e una sconfitta avrebbe consegnato il campionato agli storici rivali del Gremio, l'Internacional.

Regalare il titolo al Flamengo

La gara che vale la stagione

Un'onta sportiva che non si poteva accettare a tal punto che i dirigenti della squadra di Costa avevano fatto capire a chiare lettere che in caso di sconfitta del Flamengo, i loro stessi tifosi non avrebbero perdonato l'accaduto ai giocatori: una velata e indiretta minaccia di violenza e – dai racconti di Douglas Costa – anche di morte.

Il bivio obbligato

Il tutto consumato tra le mura degli spogliatoi in cui la proprietà del Gremio si era fatta viva  – come accadeva spesso in partite di una certa rilevanza – ma questa volta non per incitare e caricare i propri giocatori. bensì per far capire loro che erano padroni del loro destino: avrebbero potuto vincere e affrontare l'ira degli ultrà oppure perdere e trascorrere giorni sereni.

Il 2-1 finale

Per chi mastica sport e calcio una condizione inaccettabile eppure in quel lontano 2009, i giocatori del Gremio fecero la loro scelta e tra loro anche Costa: non valeva la pena rischiare la vita per una semplice partita e così al 90′ il Flamengo poteà festeggiare il successo (per 2-1) e il titolo Brasilerao.

Il film della partita

Il gol del pareggio

Mi ricordo che eravamo con la squadra riserve e dopo i primi 45 minuti contro il Flamengo avevamo segnato un gol ed eravamo sull'1-1. Nella ripresa arrivò la notizia che i rivali storici dell'Internacional erano vicini alla conquista del Brasilerao con il gol del vantaggio realizzato all'inizio del secondo tempo.

L'intervallo e il discorso della dirigenza

Facemmo dei cambi e io facevo dei dribling da una parte, dall'altra, ma sempre lontano dalla porta – ricorda Douglas in una intervista per il canale YouTube Pilhado – Dovevo giocare per non vincere. Alla fine infatti il Flamengo ci battè per 2-1 e fece esplodere di gioia il Maracanà. Se ci era stato ordinato di perdere? E' normale che i dirigenti facciano visita in spogliatoio, specie prima di una partita di questa importanza.

Vincere e morire, o perdere e vivere

Ci dissero che potevamo fare quello che volevamo, che la responsabilità era nostra. Che se avessimo vinto la gente avrebbe invaso la pista in aeroporto e non saremmo potuti partire. Che i tifosi del Gremio avrebbe voluto ucciderci. Sarebbe stato una macchia per la storia del Gremio: dare il titolo all'Internacional. Andò bene così. Se avessimo battuto il Flamengo, saremmo morti