La stagione della Juventus rimarrà la stagione di Cristiano Ronaldo. Si è preso il centro della scena, huevos o non huevos. Ha segnato più di tutti nella Juve, ha tirato più di tutti, l'han votato MVP della Serie A. Ha attirato gli oneri e gli onori CR7, atterrato a Torino come un marziano mentre Francia e Croazia si giocavano la finale dei Mondiali. E si è preso il centro della scena, a dispetto di tutto e di tutti, dei conti e dei compagni non sempre disposti ad adattarsi alla sua presenza.

CR7: Allegri un grande tecnico e un grande uomo

Allegri, ha detto dopo il suo addio alla Juventus, è un «grande allenatore e grande uomo. Un piacere lavorare con te». Avrebbe certamente preferito una Juventus più coraggiosa e di personalità in Champions League. Avrebbe voluto vedere la Juve che ha dato una lezione al Manchester United di Mourinho all'Old Trafford anche in casa dell'Atletico Madrid e nella doppia sfida ai quarti contro l'Ajax. Ha finito per incarnare il paradosso di una squadra che senza di lui ha giocato due finali di Champions e con lui non è arrivata nemmeno in semifinale. In Europa, ha detto Alex Del Piero alla Gazzetta dello Sport, «a parità di tecnica, vince chi riesce a esprimere il potenziale con la maggiore intensità. Al nostro campionato manca quel ritmo. Questa Champions insegna anche che la gestione del risultato sta diventando un eccesso da superare, ha vinto chi ha giocato sempre come se si stesse 0-0. Oggi dobbiamo chiederci cosa significa giocare bene e soprattutto a che velocità e intensità si debba andare per farlo».

La leadership di Cristiano Ronaldo

CR7 è un leader che impone la sua presenza. Lo fa quando le cose funzionano, come all'andata contro il Napoli o prima del ritorno contro l'Atletico Madrid. È un leader che da un lato valorizza ma dall'altro schiaccia, mette in ombra. Non è uno di quelli che gioca “da solo”, come per certi versi LeBron James nel basket NBA, ma la sua presenza richiede adattamenti che bisogna essere disposti ad accettare.

Paulo Dybala, 12 gol e 4 assist in 42 presenze, ha evidentemente pagato di più la ricerca del nuovo modulo, l'articolazione del 4-3-3 a cui il tecnico Massimiliano Allegri è arrivato proprio per valorizzare la fluidità del portoghese, che di fatto ha interpretato tutti i ruoli dell'attacco, senza troppo sacrificare il contributo in termini di presenza e personalità di Mandzukic. Allegri ha tentato in tutti i modi di coinvolgerlo, ma alla fine nel ruolo di esterno alto è esploso Bernardeschi e le ombre si sono addensate sulla Joya, che c'era alla presentazione delle nuove maglie della Juventus ma non è così sicuro che le indosserà davvero l'anno prossimo.

“La Juventus necessita di lavorare di più sulla gestione della rosa. Cristiano Ronaldo ha giocato troppo quest’anno ma è lui che lo impone. Credo che alcuni giocatori soffrano inconsciamente della sua presenza. Dybala è uno di questi” ha detto Tardelli qualche tempo fa a Raisport.

Aumentano costi e ricavi

Nel giorno dell'addio di Allegri mancava anche Pavel Nedved, ufficialmente in Repubblica Ceca per impegni, che pubblicamente non si era trovato d'accordo con il tecnico sul futuro della squadra. Il primo anno del portoghese ha avviato un'evoluzione che si è estesa come un'onda. È iniziato tutto con l'addio di Beppe Marotta, favorevole ad una politica più conservativa, orientata a puntellare gradualmente la squadra forte di una posizione dominante in Italia.

Non è mai stato convinto della sostenibilità anche economica dell'operazione che da un lato ha portato la Juve a certificare 70 milioni di ricavi in più nella relazione semestrale (dati al primo marzo), di cui 30 tra sponsorizzazioni e merchandising. Dall'altra dovrebbe portare la Juve, unica italiana tra le dieci squadre con la rosa più costosa nei principali campionati europei secondo il CIES, a chiudere l’esercizio fiscale 2018-2019 con ricavi pari a 585 milioni e una perdita attorno a 50 milioni.

È quanto stima l'agenzia Intermonte, come riportato da Radiocor. “Il book value della Juventus dovrebbe scivolare dai 72 milioni a circa 17 milioni”, hanno commentato gli esperti che comunque non mettono in conto “la necessità di un aumento di capitale né quest’anno né l’anno prossimo, pur non escludendo che la società potrebbe cercare mezzi freschi nel caso in cui volesse accelerare i propri investimenti”. Gli analisti comunque stimano un incremento medio annuo dei ricavi intorno all'8% dal 2018 al 2025.

Nella gestione Allegri, la Juventus ha incrementato il livello di dominio in campionato rispetto ai rivali. Come rivela un rapporto del Football Observatory del CIES, nelle ultime cinque stagioni complete (quindi fino al 2018), la percentuale di punti sul totale raggiungibile dalla vincitrice del campionato, e dunque dalla Juve, è aumentata dell'8,3%. E' il secondo maggior incremento nei cinque principali campionati europei (Bundesliga, Liga, Ligue 1, Premier League e Serie A).

Vorrebbe Ancelotti o Mourinho

Secondo quanto ha riportato Repubblica, Cristiano Ronaldo vorrà avere voce in capitolo anche nella scelta del prossimo allenatore che dovrà difendere o rinforzare il predominio in Italia e chiudere il gap in Europa. Ai giornalisti presenti nella sala stampa dell'Allianz Stadium nel giorno dell'addio di Allegri non è sfuggita la reazione di CR7 di fronte all'ipotesi di un ritorno in quando è venuto fuori il nome di Conte. Il portoghese sembra preferire Carlo Ancelotti con cui ha festeggiato la decima Champions League del Real Madrid.

"Ancelotti è stata una sorpresa incredibile – diceva a Espn nel 2015 – All'inizio pensavo fosse uno tosto, anche un po' arrogante e invece si è rivelato l'opposto. Diciamo che è come un grande orso: una brava persona, sensibile. Parlava con noi tutti i giorni, con tutti noi, non solo con me. E si divertiva. È una persona incredibile: ogni giocatore dovrebbe avere l'opportunità di lavorare con lui perché è un grande allenatore". Gli sarebbe gradito, secondo le ultime indiscrezioni, anche José Mourinho, per quanto il suo passato all'Inter l'abbia portato a scontrarsi con i bianconeri. I due condividono lo stesso procuratore, il potentissimo Jorge Mendes. Questa Juve, un domino in nome di un dominio, è sempre più la Juve di Cristiano Ronaldo.