Il VAR (acronimo di Video Assistant Referee) è un ufficiale di gara che, coadiuvato da un assistente (AVAR, Assistant Video Assistant Referee), ha accesso indipendente ai filmati della gara, collabora con l'arbitro in campo valutando le situazioni di gioco più controverse attraverso l'ausilio di immagini visualizzate sui monitor in una cabina di regia. Le immagini arrivano dalle telecamere posizionate a bordo campo e sulla linea di porta e servono a verificare cosa accade durante una partita, segnalare eventuali infrazioni sfuggite al direttore di gara oppure chiarendo le situazioni più dubbie.

L'International Football Association Board, l'organismo internazionale che decide quali sono le regole del gioco del calcio, ha approvato l'utilizzo del VAR il 6 marzo 2016 ma il protocollo ha subito delle modifiche nel corso di questi anni. Le più recenti sono inserite nel protocollo per il 2019/2020 e sono spiegate dall’Aia (Associazione Italiana Arbitri) nel regolamento ufficiale. A spingere verso l'utilizzo della tecnologia è stato in modo particolare il presidente della Fifa, Gianni Infantino, che lo ha voluto espressamente perché convinto di poter assicurare maggiore trasparenza e soprattutto di fornire agli arbitri uno strumento importante che li aiutasse nella direzione delle partite.

  • Si dice il VAR o la VAR? La definizione corretta è al maschile: l'ex arbitro Rosetti ha ufficialmente confermato l'utilizzo corretto dell'articolo maschile e dunque della formula il VAR. Non è sbagliato, però, usare l'articolo e la definizione al femminile se il riferimento è relativo alla tecnologia.

Come funziona il VAR

La funzione principale è correggere l'errore dell'arbitro secondo i principi indicati dal regolamento. L’utilizzo dei VAR (Video Assistant Referees) è permesso solo se l’organizzatore della partita o del torneo (campionato nazionale o internazionale) ha soddisfatto interamente il protocollo VAR e i requisiti di implementazione e ha ricevuto l’autorizzazione scritta da IFAB e FIFA. Gli arbitri designati come VAR e AVAR siedono una sala di controllo e sono affiancati da due tecnici video. La sala controllo si trova all'interno dello stadio oppure in un pulmino all'esterno dell'impianto. Il VAR segue le dinamiche di gioco e lo svolgimento dell'azione su alcuni schermi e quando si accorge che l'arbitro in campo ha preso una decisione sbagliata, oppure c'è una valutazione dubbia, glielo comunica via radio perché la corregga.

  • Cosa succede in cabina di regia e qual è il sistema a disposizione di VAR e AVAR. Il VAR segue il gioco su uno schermo superiore e, se ritiene vi sia qualcosa di poco chiaro, abbassa lo sguardo su un monitor inferiore dove vengono trasmesse con un ritardo di 3 secondi le immagini registrate dalle 4 telecamere che in quel momento offrono il punto di vista migliore del gioco.
  • Replay e utilizzo delle immagini. Se lo ritiene necessario ai fini della valutazione, il VAR può chiedere al tecnico che ha al suo fianco di sottoporgli il replay da un altro angolo o di focalizzare l'attenzione su un dettaglio in particolare. Sui loro schermi i tecnici vedono le miniature delle riprese inviate da tutte le telecamere sul campo, compreso quelle delle emittenti tv: il numero minimo, in totale, è 12.
  • I software a disposizione per le immagini. Per fornire al VAR l'immagine migliore per la valutazione di un episodio o di un'azione i tecnici usano software che permettono di ingrandire porzioni di schermo o anche di tracciare linee virtuali per chiarire dubbi sul fuorigioco. A questo punto se il VAR ritiene che la decisione dell’arbitro sia "palesemente sbagliata" (come prevede il regolamento) preme un pulsante e glielo comunica via radio.
  • Il funzionamento del VAR influisce sulla validità della gara? Da regolamento una partita non è invalidata a causa di cattivo funzionamento della tecnologia VAR così come per la tecnologia sulla linea di porta (GLT) o per le decisioni sbagliate che riguardano il VAR.

Quando si usa il VAR

"Chiaro ed evidente errore". "Grave ed evidente episodio non visto". Sono questi i due principi che devono essere rispettati in ogni gara in cui è previsto l’utilizzo dei VAR e che permettono ai collaboratori dell'arbitro di assisterlo in relazione a quattro casi, situazioni di gara che sono specificamente indicati:

  • 1. rete segnatanon segnata
  • 2. calcio di rigore non calcio di rigore
  • 3. espulsione diretta (non seconda ammonizione)
  • 4. scambio d’identità (quando l’arbitro ammonisce o espelle il calciatore sbagliato)

L’arbitro deve sempre prendere una decisione. All’arbitro non è consentito omettere una decisione e poi utilizzare il VAR per assumerla; la decisione di consentire al gioco di proseguire dopo una presunta infrazione può sempre essere riesaminata. La decisione iniziale assunta dall’arbitro non sarà modificata a meno che la revisione video non mostri palesemente che la decisione era un “chiaro ed evidente errore”.

Chi può effettuare la revisione dell'azione? Il VAR (e gli altri ufficiali di gara) possono solo raccomandare una "revisione" all’arbitro ma la decisione finale viene sempre presa dall’arbitro, o in base alle informazioni del VAR o dopo che l’arbitro si è sincerato personalmente di quanto accaduto attraverso una “revisione sul campo”. È la cosiddetta OFR, acronimo di On Field Review. Ovvero, la moviola in campo.

C'è un limite di tempo per la revisione? No. L’accuratezza e la precisione della decisione è più importante della rapidità nel prenderla. Quando una decisione viene valutata, i calciatori e i dirigenti delle due squadre non devono avvicinarsi all’arbitro o tentare di influenzarlo mentre rivede l'azione per prendere la decisione finale. L’arbitro che si reca presso la postazione a bordo campo deve rimanere “visibile” durante il processo di revisione per assicurare la massima trasparenza.

Cosa succede se il gioco prosegue dopo un episodio che poi viene riesaminato. Qualsiasi provvedimento disciplinare che è stato preso durante il periodo successivo l’episodio non viene annullato, anche se la decisione iniziale viene cambiata. C'è una situazione che fa eccezione e fa riferimento a un’ammonizione o a un’espulsione sancite per aver interrotto un attacco promettente o un DOGSO (una chiara occasione da rete).

  • Se il gioco è stato ripreso, l’arbitro non può effettuare una “revisione” tranne che per un caso di scambio d’identità o per una potenziale infrazione da espulsione relativa a condotta violenta (sputare, mordere o altri gesti considerati offensivi e particolarmente ingiuriosi). Il periodo di gioco che può essere rivisto prima e dopo un episodio è determinato dalle Regole del Gioco e dal protocollo VAR. Poiché il VAR controllerà automaticamente ogni situazione o decisione, non è necessario che i tecnici o i calciatori delle due squadre richiedano una "revisione".

Quali sono gli episodi revisionabili dal VAR

Il VAR interviene solo in relazione a quattro categorie di decisioni o episodi che possono condizionare l’esito finale della partita e dopo che l'arbitro ha preso una prima decisione (compreso lasciar proseguire il gioco), o se un episodio grave non viene visto dagli ufficiali di gara. La decisione iniziale dell’arbitro potrà essere corretta? No a meno che non sia il caso del "chiaro ed evidente errore" (questo include qualsiasi decisione assunta dall’arbitro sulla base di informazioni ricevute da un altro ufficiale di gara, ad esempio: il fuorigioco) oppure del "grave episodio non visto". Ecco quali sono le quattro categorie.

a) Rete segnata – non segnata

È questo il caso che prende in esame le infrazioni commesse dalla squadra che attacca e che, nello sviluppo dell'azione, arriva al gol (fallo di mano, fallo, fuorigioco, ecc.):

  • pallone non in gioco prima della segnatura
  • decisione sul gol – non gol
  • infrazione del portiere e/o del calciatore che esegue un calcio di rigore o ingresso in area prima dell’esecuzione di un calcio di rigore da parte di un attaccante o difensore che viene poi direttamente coinvolto nel gioco se il pallone rimbalza da palo, traversa o portiere.

b) Calcio di rigore – non calcio di rigore

In questo caso le infrazioni commesse fanno sì che la squadra in quel momento in attacco benefici, in seguito allo sviluppo dell'azione, di un episodio che porta all'assegnazione del calcio di rigore (fallo di mano, fallo, fuorigioco, ecc.):

  • pallone non in gioco prima dell’episodio
  • posizione dell’infrazione (all’interno o all’esterno dell’area di rigore)
  • calcio di rigore erroneamente assegnato
  • infrazione da calcio di rigore non sanzionata

c) Espulsioni dirette (non seconda ammonizione)

Il DOGSO è l'acronimo di "deny an obvious goal scoring opportunity", quella che in italiano viene definita evidente occasione di segnare una rete. In questo caso sono considerati dirimenti il punto dell’infrazione e la posizione degli altri calciatori. Ecco quali sono i casi:

  •  grave fallo di gioco (o contrasto imprudente)
  • condotta violenta, mordere o sputare
  • usare gesti offensivi e/o ingiuriosi

d) Scambio d’identità (cartellino rosso o giallo)

Se l’arbitro ritiene che un episodio sia falloso, fischia la punizione e poi estrae il cartellino nei confronti del calciatore sbagliato, l’identità del calciatore che merita effettivamente la sanzione può essere riesaminata. Va chiarito, però, che l’infrazione in sé non può essere sempre oggetto di una revisione a meno che non si riferisca al caso di un rete, un episodio da calcio di rigore o un cartellino rosso "diretto".

Il protocollo VAR da regolamento

Sono quattro i differenti momenti che, da regolamento, scandiscono la procedura del VAR, ovvero tutto il processo di utilizzo del mezzo tecnologico al servizio dell'arbitro che porta alla valutazione finale che spetta sempre al direttore di gara: 1. decisione iniziale dell'arbitro; 2. controllo; 3. revisione; 4. decisione finale.

Decisione iniziale dell'arbitro

È qui che ha inizio tutto il processo (compreso il caso del provvedimento disciplinare) che può portare, attraverso l'intervento del VAR, alla eventuale revisione di una decisione o (come nel caso di un episodio non visto) alla correzione di un "chiaro ed evidente errore". La figura dell'arbitro in campo (e con esso degli ufficiali di gara) è dunque centrale nel procedimento decisionale: deve prendere sempre una decisione ed è l'unica che conta alla fine; viene ‘assistita' e non sostituito dal VAR (che ha lo stesso status degli altri ufficiali di gara); può ritardare una segnalazione con la bandierina o un fischio per un’infrazione solo in una situazione di attacco molto chiara.

Controllo e silent check

Il controllo da parte del VAR avviene in maniera automatica: la visione del filmato avviene per ogni episodio che faccia riferimento al caso del gol possibile o effettivo, del calcio di rigore o dell'espulsione diretta, o di scambio d’identità, utilizzando diversi angoli di ripresa e velocità di riproduzione. Questi ultimi permettono di valutare con maggiore precisione posizione dell’infrazione o del calciatore, punto di contatto per infrazione fisica e fallo di mano, pallone non in gioco (incluso gol-non gol), intensità di un’infrazione. Se dal controllo – costante e definito ‘silent check' – non emergono situazioni di "errore chiaro ed evidente" oppure un "grave episodio non visto", non è necessario che il VAR dia comunicazione all'arbitro. In caso di comunicazione che ritardi la ripresa del gioco, sarà l'arbitro stesso a segnalare ai calciatori il controllo in corso in attesa di informazioni.

  • Chi decide se revisionare o meno un episodio? Immaginiamo che dalla sala controllo gli arbitri addetti al VAR abbiano riscontrato un "errore chiaro ed evidente" o un "grave episodio non visto", cosa succede? Potranno solo dare comunicazione di queste informazioni all'arbitro, spetterà invece al direttore di gara decidere o meno di iniziare una revisione.

Revisione (o on field review)

Ipotizziamo che nel corso di una partita ci siano un potenziale "errore chiaro ed evidente" o un "grave episodio non visto", ecco quando l’arbitro può avviare una revisione mimando il gesto dello "schermo TV" sia al momento della revisione sia al momento della decisione dopo aver effettuato la revisione:

  1. il VAR (o un altro ufficiale di gara) raccomanda una “revisione”
  2. l’arbitro sospetta che gli sia sfuggito qualcosa di grave
  3. se il gioco è già interrotto, l’arbitro ne ritarda la ripresa
  4. se il gioco non è ancora interrotto, l’arbitro interrompe il gioco quando il pallone è in una zona di campo neutra.

Cosa succede in quei momenti che sono fondamentali nel processo di valutazione per arrivare alla decisione finale dell'arbitro? Il VAR descrive all’arbitro cosa si evince dalle immagini ma non la decisione da prendere. Una volta informato l'arbitro può fare due cose:

  1. prende una decisione definitiva secondo la propria percezione e le informazioni avute dal VAR e, se opportuno, avvalendosi anche di ulteriori indicazioni da parte degli altri ufficiali di gara
  2.  va nell’area di revisione per vedere il replay del filmato – la cosiddetta moviola in campo – prima di prendere una decisione definitiva anche in relazione al momento della gara (così da rendere pienamente credibile la decisione) e all'episodio che necessita della valutazione (intensità di un contrasto falloso, interferenza in un fuorigioco, considerazioni su un fallo di mano). L'arbitro è l'unico che può vedere quelle immagini? Sì, sempre che non sia lui stesso a chiederlo ai suoi collaboratori. Nella valutazione delle immagini può richiedere differenti inquadrature delle telecamere e una differente velocità di replay a seconda delle diverse situazioni di gioco.
  3. Le regole del gioco non consentono che le decisioni relative alle riprese di gioco (calci d’angolo, rimesse dalla linea laterale) possano essere cambiate una volta che il gioco è ripreso, pertanto non potranno essere oggetto di revisione.

Decisione finale

Quando il processo di revisione è terminato, l’arbitro mimerà il gesto dello “schermo TV” e comunicherà ai calciatori in campo la decisione finale, contestualmente a eventuali provvedimenti disciplinari.