Tutti gli uomini del presidente. Ecco i possibili successori della panchina di Massimiliano Allegri

Due giorni di fuoco – Il sole che questa mattina scalda l'isola felice (?) di Milanello, probabilmente avrebbe potuto anche non esserci, talmente è surriscaldato l'ambiente intorno alla squadra milanista. Berlusconi, atteso alla vigilia, non c'è: impegni istituzionali lo tengono lontano da Milanello. Per molti è un segnale chiaro: quasi un addio ad Allegri. "Ha già firmato con la Roma", è la frase attribuita al presidente rossonero a margine di un appuntamento politico. "L'annuncio dopo Siena". Il club più titolato al mondo si gioca in 48, ore, tutto il suo prossimo futuro: dalla qualificazione ai preliminari di Champions League, fino a quella che sarà la nuova guida tecnica per la prossima stagione. Tutto passa dalla trasferta di Siena, tutto verrà deciso subito dopo il fischio finale di Mauro Bergonzi: arbitro della partita di domani sera. Nonostante le smentite di rito e le parole che, quasi certamente, verranno "spese" oggi in conferenza stampa, Massimiliano Allegri pare intenzionato a scrivere la parola fine sulla sua brillante avventura milanista. Dopo uno scudetto, un secondo e (toccate ferro, amici milanisti) terzo posto, il tecnico livornese sembrerebbe giunto all'epilogo del suo cammino rossonero. Più per sua scelta che per decisione altrui, Allegri pare abbia già anticipato il suo malumore per le continue "intrusioni" presidenziali e per alcune scelte in merito ai prossimi acquisti, ad Adriano Galliani: diventato nelle ultime ore il principale "sponsor" dell'ex allenatore del Cagliari. L'intenzione dell'ad milanista, è chiara: convincere Allegri a restare e, allo stesso tempo, mediare tra l'orgoglio del mister e l'impeto, a volte fuori luogo, del presidente. Una "mission impossible" che, pare, destinata a fallire.
Chi dopo Max? – La convinzione che ha influito sulla scelta di Galliani (cioè, quella di schierarsi a fianco dell'attuale tecnico) è che, al momento, non ci sarebbero allenatori in grado di sostituire degnamente Allegri. Un'idea condivisa dall'ottanta percento dei critici e dei tifosi che seguono le sorti del Diavolo. Un'opinione che, però, fa a "pugni" con quella presidenziale. Silvio Berlusconi, forte di alcune scelte personali vincenti fatte in passato (Capello e Sacchi), è convinto del contrario. E' convinto di avere, come molti anni fa, l'asso nella manica da calare sul tavolo verde. I nomi che girano, cerchiati in rosso sull'agenda del numero uno rossonero, sono i soliti e non scaldano del tutto la tifoseria milanista. Clarence Seedorf, molto stimato dai vertici di Via Turati, si sta preparando con un corso a distanza (?) organizzato dalla federazione olandese: grazie a queste lezioni online, infatti, riuscirà ad avere la "licenza" per poter allenare a tutti i livelli. Uomo serio, preparato e colto (parla diverse lingue), potrebbe essere il nuovo Leonardo della situazione: un personaggio "carismatico", con il sangue rossonero, abile e arruolato per la panchina milanista. L'incognita rimane quella che accompagna quasi tutti gli altri candidati: l'esperienza. Per guidare una fuoriserie come quella milanista, bisognerebbe fare un pò di pratica con una utilitaria. Un discorso valido anche per Gattuso (nonostante le poche settimane alla guida del "suo" Sion) e per Shevchenko (che ha rifiutato la panchina della nazionale ucraina) che, però, sembrano già trovare meno consensi, rispetto all'attuale centrocampista del Botafogo.

SuperPippo, Walter e gli altri – Il Milan, ai milanisti. Questo "input" di Berlusconi e Galliani, ignorato raramente in questi ultimi anni, rimane il "dogma" di partenza per la scelta del nuovo tecnico. Negli anni passati (e anche recentemente), anche altri grandi ex rossoneri, ora allenatori, sono stati tirati in ballo dalla dirigenza milanista. Il nome di Marco Van Basten, che dalle parti di Milanello godrà sempre di riconoscenza e ammirazione eterna, non ha mai convinto del tutto. Idem, come sopra, quello di Frank Rijkaard che dopo la felice esperienza a Barcellona, sta raccogliendo meno soddisfazioni di quello che ci si poteva immaginare. Infine, la carriera d'allenatore dell'altro mitico "tulipano", Ruud Gullit, non ha mai preso il volo…atterrando maldestramente su una pista di uno sconosciuto aeroporto ceceno (il Terek Groznyi, squadra che milita nella premier league russa, l'ultimo suo club). Escludendo Paolo Maldini e Giovanni Galli, in pratica quasi tutti i componenti dello storico "squadrone" di Arrigo Sacchi sono stati "nominati" (in passato e, anche in tempi più recenti) per sedersi sulla panchina rossonera. L'unico rimasto, più o meno, disponibile potrebbe essere Roberto Donadoni (Ghirardi permettendo). Il suo Parma, quest'anno, si è salvato con tranquillità offrendo, talvolta, prestazioni particolarmente convincenti. Un "nome" che, però, non scalderebbe abbastanza il cuore di Silvio Berlusconi che, al contrario, stravede per Pippo Inzaghi: l'unico, delle new entry, ad aver intrapreso la carriera da allenatore in modo "sensato". L'attuale tecnico degli allievi rossoneri è già stato "promesso" alla squadra Primavera: salto di categoria che, spesso, risulta essere l'anticamera per poi approdare in prima squadra. Facendo i conti, Pippo Inzaghi avrebbe ancora (minimo) un anno di "gavetta", prima di passare di grado. Berlusconi saprà aspettarlo? L'ultimo nome, uscito proprio in queste ultime ore, sarebbe quello di Walter Mazzarri. Un'ipotesi suggestiva e, allo stesso tempo, irrealizzabile per vari motivi (a Berlusconi non piace granchè). Una candidatura "farlocca", tirata in ballo solo per buttare fumo negli occhi di chi, da giorni, sta cercando di capire quale sarà il prossimo allenatore del Milan.