La Juventus stupisce. Ma ormai questo sì che non dovrebbe stupire. Allegri fa la rivoluzione, che poi è solo l'eterno ritorno dell'uguale. La Juve mantiene identità e solidità con assetti sempre diversi. La cura dei dettagli fa assorbire anche un imprevisto non proprio da poco, l'infortunio dopo una decina di minuti di Higuain (forte botta alla caviglia). Il colpo di classe è qui, dentro Bernardeschi e non Dybala, tridente leggero e senza riferimenti. Il Torino s'affanna, butta via un gran contropiede poi Bernardeschi illumina nell'azione del gol e il cuore granata svanisce in una nuvola rossa di rassegnazione e fragilità.

Juve monolite, al Toro manca qualità davanti

E' un monolite fluido, questa Juventus, che assume la forma dell'acqua ma non perde un'identità, un sistema di valori, un'impostazione che riluce al di là delle necessità, delle contingenze, delle apparenze. Una Juve che si adatta senza snaturarsi, che fa quello che serve per vincere e non spreca energia, che difende con tutti gli effettivi, non subisce gol né tiri in porta. Sa sempre come mettere i singoli al servizio del collettivo, che pure si colora di tratti diversi. La metamorfosi di una meta-squadra, la traduzione di un'idea in un progetto votato alla vittoria, alla ricerca dell'utile che di per sé diventa bello.

Il Torino però mostra una rassegnazione non da derby, non da cuore granata. La Juve, l'hanno dimostrato il Tottenham e per certi versi la Fiorentina seppur con livelli diversi di concretezza, si può aggredire giocando a pallone. E invece il Toro, che pure ha le ali invertite per occupare gli spazi di mezzo, e un centrocampista di qualità per cucire il gioco come Baselli, si perde, si accascia, si riduce ai lanci di Molinaro. Ma soprattutto si abbassa fin troppo. La resa è immediata, senza condizioni.

Si fa male Higuain, Allegri stupisce col tridente leggero

Nkolou è fondamentale nella costruzione bassa del Toro, ma è suo il primo errore nell'uscita al 3′ che permette il primo inserimento in area di Higuain. L'infortunio del Pipita, che si scontra con Sirigu su una verticalizzazione illuminante ma appena lunga di Pjanic dal limite, crea subito un primo colpo di scena. Allegri decide per ridisegnare il tridente senza un vero punto di riferimento offensivo, preferisce Bernardeschi a Dybala al centro dell'attacco.

Dybala gioca venti minuti abbondanti, per Douglas Costa. Torna in una posizione a lui consona anche se non più così abituale. Torna da centravanti di movimento, alle origini, e in tre minuti già tira tre volte. Il palcoscenico è già suo, da subito, la squadra si orienta per metterlo in condizione di incidere, il Torino non tiene, si sfalda, si concede fra le linee alle incursioni, alle intuizioni di una Juve che richiama lo Spad di degregoriana memoria: una squadra di fuoco e velocità, a cui nessuno, senza peso e senza ingombro. Ed è solo volontà di precisione.

La sblocca Alex Sandro

L'ingresso di Bernardeschi sposta in maniera definitiva il bilanciamento emotivo della partita, crea scompiglio in area, e su una copertura difensiva imperfetta genera l'azione del gol. Il cross basso tratteggia lo spazio per Alex Sandro, al terzo gol in campionato, in gol anche all'andata. Da rivedere la posizione di Molinaro, che con l'entrata in campo dell'ex viola si trova maggiormente sotto pressione, e rende ancora più rilevante la posizione di Ansaldi, che nella fase iniziale del match si sposta frequentemente in posizione di mezzala ma è chiamato a una maggiore copertura per non lasciare troppo spazio alle sue spalle. Il jolly, nell'azione del gol, è però l'uomo che non ti aspetti, il lavoratore spesso oscuro ma prezioso della Juve di Allegri. E' Sturaro che al limite dell'area piccola, in posizione centrale, distrae la marcatura di De Silvestri e concede al brasiliano i necessari e sufficienti gradi di libertà sul secondo palo.

Mazzarri e Allegri col doppio terzino

Allegri e Mazzarri a specchio provano a giocare la partita sulle fasce e non lasciare agli avversari gioco facile. Doppio terzino a sinistra per la Juve, con Alex Sandro alto davanti a Asamoah, doppio terzino a sinistra per il Toro con Ansaldi proposto come ala, preferito a Niang, davanti a Molinaro.

Mazzarri conferma il centrocampo con Rincon atipico regista basso e Baselli a prendere alto Pjanic.  La Juventus fatica un po' a proporre il gioco che potrebbe spezzare subito l'assetto difensivo granata. La palla non circola rapidamente, la manovra non esacerba le possibili asimmetrie nell'assetto difensivo granata, non costringe il centrocampo a scivolamenti in orizzontale destinati ad aprire spazi per inserimenti dalle fasce o tagli in verticale dei centricampisti essere veloce, per costringere il Torino a continui scivolamenti in orizzontale.

Il Toro cambia modulo ma non partita

Fino al gol, il Torino ha sfruttato la velocità nel ribaltamento dell'azione lungo il corridoio centrale. L'azione migliore è la fuga di Obi, che Mazzarri trasforma in mezzala d'attacco e corsa, chiusa con un passaggio rivedibile e un controllo successivo ancora peggiore di Belotti. A un Toro generoso, che però si spegne dopo lo svantaggio, nel primo tempo manca qualità in attacco. Belotti risulta troppo statico, a parte l'errore su quella che sarà la migliore occasione granata fino all'intervallo, non aiuta la fase di non possesso e non vede intorno una squadra che trasformi l'azione da difensiva in offensiva con l'energia che gli garantirebbe possibilità di incidere sulla partita.

Dopo, deve cambiare partita e permette gradualmenta alla Juventus di correggere il lato oscuro del tridente senza centravanti: la difficoltà per i centrocampisti, con un Khedira un po' monodimensionale, di verticalizzare velocemente e ridurre i tempi di gioco nella costruzione offensiva.

Per cambiare la storia della partita, Mazzarri rinuncia a Baselli per Niang, che va ad attaccare De Sciglio, molto più prudente rispetto a quando doveva fronteggiare Ansaldi nel primo tempo, in quello che diventa un 4-2-3-1 con Iago Falque più vicino a Belotti. Ma la forma non diventa sostanza, non cambia la sostanza. Nessuno prende rischi e responsabilità, nessuno che salti l'uomo, che consenta uscite diverse, che chiami fuori la difesa. Così la Juve così solida a questi ritmi non sbanda, controlla, sorveglia senza soffrire. E' l'eterno ritorno dell'uguale.