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Toni, Di Natale e Quagliarella, vecchietti terribili della Serie A

Solo quattro attaccanti italiani sono giunti in doppia cifra in questo campionato. Tre di essi hanno superato i trent’anni.
A cura di Alessio Morra
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Senza dubbio se si dovesse abbinare il titolo di un film al nostro paese non si potrebbe scegliere mai ‘Non è un paese per vecchi’. E anche la Serie A rispecchia in pieno lo ‘stile’ dell’Italia. Infatti il nostro campionato è popolato di meravigliosi ‘vecchietti’ che continuano a colpire come facevano una decina d’anni fa. Tre dei quattro attaccanti italiani che sono arrivati in doppia cifra hanno superato i trent’anni. Luca Toni ieri con la doppietta realizzata al Napoli è entrato nella storia del Verona raggiungendo il mitico Elkjaer e soprattutto ha raggiunto 13 gol nella Serie A 2014/2015 e con le reti realizzate ai partenopei ha scavalcato Dybala ed ha agganciato Higuaìn – attaccanti valutati più di quaranta milioni di euro. L’altro vecchietto terribile è Totò Di Natale che nelle ultime stagioni spesso è stato il principe dei bomber. Il capitano dell’Udinese è arrivato a 10 gol la scorsa settimana e complessivamente è giunto a 203 gol in A (Baggio a 205 è nel mirino). Molto più giovane dei bomber che fanno le fortune delle principali squadre del Nord-Est è Fabio Quagliarella, che comunque sulla propria carta d’identità legge come data di nascita legge 31 gennaio 1983. E a trentadue anni Quagliarella sta disputando la migliore stagione della carriera. Perché anche lui è in doppia cifra. L’unica eccezione è rappresentata da Gabbiadini, in doppia cifra ma con soli ventidue anni.

La crisi del reparto offensivo in Italia è notevole. Pepito Rossi è stato molto sfortunato. Hanno scelto l'estero, e forse hanno sbagliato, Cerci (poi tornato in Italia a gennaio), Immobile (autore di sole due reti nel 2015, entrambe alla Dinamo Dresda in Coppa di Germania) e Balotelli, a segno solo cinque volte con il Liverpool. I due gioielli del Sassuolo Simone Zaza e Domenico Berardi invece stanno andando a fasi alterne. Perché l'attaccante lucano, che punisce le grandi on una facilità imbarazzante, è a digiuno da un mese e mezzo. Berardi invece di gol ne ha fatti otto, ma quattro li ha segnati su rigore.

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