Toccare il fondo e ripartire. Adel Taarabt ha combattuto contro i suoi demoni e i chili di troppo, a Genova ha ritrovato forma fisica e mentale. Sembra rinato, un altro calciatore rispetto a quel ‘cavallo bolso' che in Inghilterra beccavano una volta sì e l'altra pure per le prestazioni al di sotto delle attese e del talento del marocchino. Dal Milan al Milan… arrivò in Italia a gennaio del 2014, indossò la maglia rossonera per 6 mesi poi a fine stagione venne scaricato proprio quando sembrava tutto pronto per il rinnovo. Taarabt non ha dimenticato come si sentì allora, ancora oggi si volta e vede se stesso di nuovo con la valigia pronta, piena di rabbia e rimpianti, per tornare al Qpr. Prestito finito, arrivederci e grazie… che delusione fu per lui.

Quell’esperienza mi ha massacrato mentalmente – ha raccontato il marocchino in un'intervista alla Gazzetta dello Sport -. In fondo avevo disputato una buona stagione, volevo rimanere ed eravamo anche sul punto di firmare. Poi è arrivato Inzaghi che ha fatto altre scelte e le strade si sono separate. Tornare al QPR, dopo aver giocato in Champions, con campioni come Kakà, mi ha fatto male.

Come Balotelli. Taarabt azione il rewind e porta il nastro dei ricordi indietro di 3 anni. Amarezza a parte, non è tutta da buttare la sua avventura a Milano. E dalle curve della memoria spunta anche l'amicizia con Mario Balotelli.

Tre settimane fa è stato qui a Genova a trovarmi, Mario ha un cuore enorme, ritornerà grande. Lui è come me: abbiamo bisogno di affetto. Fin da ragazzino ti dicono che sei fortissimo e sarai un campione, ma poi cresci e non è facile.

Juric e il Grifone, occasione della carriera. Una buona opportunità per rimettersi in carreggiata. A 28 anni Taarabt ha riannodato i fili, trovato il sentiero giusto ed è uscito da quella giungla dell'anima nella quale s'era perso. L'incontro con Juric, attuale tecnico dei rossoblù, è stato decisivo.

Mi ha cambiato la vita. E pure il fisico perché grazie a lui sono dimagrito di 11 chili – ha aggiunto il marocchino -. Ingrasso facilmente, ma ad incidere è la vita fuori del calcio. Io ero single, mi piaceva uscire con gli amici, andare al ristorante. Però quando hai 23 anni puoi farlo, a 28 devi cambiare stile di vita. E l’ho fatto lavorando sodo.