L'insostenibile pesantezza del 4-2-3-1. Il modulo flessibile di Allegri, il patto per la Champions League, rivela a lungo limiti e lati oscuri nella prevedibile assenza di una condizione fisica che possa sostenerlo. Alex Sandro sale e non rientra, Cuadrado finché rimane in campo gioca troppo alto e l'uscita del pallone dalla difesa diventa fin troppo complicato. Tante le palle perse contro una Lazio corta e compatta, che occupa meglio gli spazi fra le linee e si gode gli ottimi Lucas Leiva e Luis Alberto, che tocca più palloni di tutti i compagni. Ottima la prestazione di Milinkovic-Savic e di Immobile, esaltato contro una difesa che soffre nelle transizioni e lascia troppo campo nei corridoi. Ottima anche la reazione dopo l'uno due firmato Dybala, su punizione e rigore contestato, prima del gol del trionfo firmato Murgia. Un ragazzo delle giovanili, che Inzaghi conosce benissimo, libera la gioia per il quarto trionfo in Supercoppa della Lazio.

Juve, buoni solo i primi minuti

La Juventus, senza nuovi acquisti, mantiene la difesa flessibile a quattro con Barzagli terzino destro che scala centrale quando Alex Sandro in fase di possesso sale e va a sovrapporsi. I bianconeri, tutti dietro la palla nei primi minuti, sfruttano proprio i ribaltamenti dal lato del brasiliano che al 5′ brucia Basta e crossa al limite dell'area piccola. La spaccata di Cuadrado e il riflesso da applausi di Strakosha evidenziano i punti chiave del 3-4-2-1 della Lazio. I due esterni di centrocampo, soprattutto Basta, rischiano di essere sempre stretto in mezzo fra due avversari, considerato che Leiva e Luis Alberto non possono lasciare troppo spazio a Khedira e Pjanic, che va a raddoppiare con grande generosità. Luis Alberto, e non Milinkovic-Savic, è il primo a stringere sul bosniaco che si abbassa per andare a ricevere dai difensori e guidare l'uscita bassa del pallone.

Basta ha licenza di salire in fase di possesso e di cercare il dialogo con Parolo. Così Mandzukic deve preoccuparsi molto della fase di ripiegamento. La Juventus, illuminata anche da un paio di giocate notevoli di Dybala, si ritrova però di fronte una Lazio sempre meno timida nel corso del primo tempo. Luis Alberto, sempre nel vivo della manovra, gioca meglio quando può arretrare un po' il suo raggio d'azione rispetto al solito. I bianconeri regalano qualcosa di troppo in fase di impostazione, un elemento di fragilità già emerso nelle amichevoli estive.

Il meritato vantaggio

Un pallone perso da Khedira lancia Milinkovic-Savic al 29′. E' un segnale. Sempre da quella parte, su un'altra gestione troppo leggera del possesso da parte della Juve, il miglior laziale della scorsa stagione lancia Immobile nel corridoio di centro-sinistra. La Juventus non copre nel semi-spazio, si fa sorprendere nelle coperture preventive, e l'azione si chiude col fallo di Buffon in area, il giallo e il rigore perfettamente trasformato.

La Lazio riesce ad occupare bene gli spazi. Due minuti dopo Wallace, il più arretrato nella linea difensiva biancoceleste, è a 30-35 metri dalla porta e questo ostacola la circolazione bassa del pallone. Luis Alberto ha troppo spazio per la conclusione dalla distanza, che Buffon salva in angolo. Dybala e Cuadrado partecipano meno alla fase difensiva, Allegri si preoccupa perché vede la squadra scollata, sofferente fra le linee e incapace di incidere alle spalle del centrocampo avversario.

La Juve si sbilancia e non incide

Cuadrado rimane troppo alto e quando Alex Sandro sale troppo presto, la Juventus si sbilancia con cinque uomini in posizione offensiva, e una evidente difficoltà a coprire gli spazi in caso di palla persa e rapido ribaltamento. Il primo tempo dimostra proprio questa difficoltà bianconera nel trasformare l'azione da difensiva in offensiva. I bianconeri toccano più palloni, ma la circolazione avviene lontano dalla porta.

Ripresa e raddoppio

La Lazio riesce a sviluppare maggiormente il gioco in ampiezza, e non è un caso se nella Juve è Benatia il giocatore che tocca più palloni nei primi 45′ e nei biancocelesti il più coinvolto risulta Luis Alberto. E apre il secondo tempo come aveva chiuso il primo. Cross di Parolo, troppo libero sulla trequarti, verso il secondo palo. Benatia è leggermente troppo al centro rispetto alla traiettoria, Barzagli copre fuori tempo, Immobile va di testa e raddoppia.

Allegri cambia, inevitabilmente. Barzagli si sposta al centro con l'uscita di Benatia e a destra si vede la catena di nuovi acquisti con De Sciglio alle spalle di Douglas Costa, che entra per Cuadrado. Ma i tre trequartisti praticamente non si muovono senza palla mentre nella Lazio le transizioninegative, quando la squadra è in possesso palla, funzionano benissimo. Luis Alberto ha voglia e gamba per coprire le incursioni di Lulic, la difesa si schiaccia e si stringe quando i bianconeri spingono ma non vanno oltre qualche pericoloso cross.

Allegri si gioca anche la carta Bernardeschi che si piazza a destra, sul lato debole, con l'ex Bayern a sinistra. Entrambi possono tagliare al centro e cercare la porta, ma Inzaghi prepara subito la contromossa apportando forze fresche sugli esterni: fuori Lulic e Basta, dentro gli ex Ostenda Marusic e Lukaku.

Lo squillo di Dybala

Inzaghi deve reggere un finale in apnea, viste le difficoltà fisiche di Radu e i cambi finiti dopo l'ingresso del giovane Murgia per Lucas Leiva. Gli schemi saltano, le squadre si allungano. Alla Juve serve una magia su punizione di Dybala, uno dei più in forma, con la barriera biancoceleste forse troppo spostata verso il centro, per guadagnare nuove e inattese speranze. Allegri inverte Bernardeschi e Douglas Costa.

Ci sarà tanto da discutere sul contatto fra Marusic e Alex Sandro che porta al rigore nel recupero e al 2-2 di Dybala. Quando però i supplementari sembrano a un passo, quando la Lazio sembra soffrire proprio l'uscita di Leiva, Murgia si inserisce perfettamente in area sullo spunto di Lukaku. E' all'altezza del dischetto, con Barzagli che non esce in tempo dalla linea sul tocco dal fondo del fratello d'arte, e si prende la più bella soddisfazione della carriera.