Cambiare il calendario per ravvivare il campionato. Sarebbe questa l'idea della Lega Serie A in vista della definizione del prossimo campionato a fine luglio. L'amministratore delegato Luigi De Siervo, riporta la Gazzetta dello Sport, starebbe studiando modifiche alla definizione della successione delle partite, come la possibilità di cancellare la corrispondenza fra le giornate di andata e ritorno, come in Inghilterra. Una decisione che potrebbe rivelarsi un regalo alle tv e non risolvere il problema del campionato poco allettante.

Campionati scontati

Il dato iniziale è sotto gli occhi di tutti. La Serie A è sempre più scontata. Una ricerca dell'osservatorio del CIES rivela l'aumento della percentuale di punti ottenuta dalle squadre che hanno vinto il titolo nei cinque principali campionati europei. Si passa dal 69,9% del quinquennio 2000-04 al 73,9% del periodo 2010-14 all'80.5% degli ultimi cinque anni. Nell'ultimo campionato, si va dall'86% del Manchester United al 76,3% del Barcellona. La Juve, che nel 2014 ha firmato il record nella storia della Serie A, si è “fermata” al 78,9% di punti.

Agire sulla leva del calendario può avere effetti sull'equilibrio competitivo dei campionati nei casi di schedule non simmetrica, come la stagione regolare NBA, in cui le squadre non affrontano tutte le altre lo stesso numero di volte, o il campionato scozzese in cui le 12 formazioni si sfidano tre volte e poi vengono divise in due gironi giocando le ultime cinque partite solo contro avversarie della stessa metà di classifica.

Le squadre nel Big 5 che hanno vinto con oltre l’80% di punti (Fonte:CIES)
in foto: Le squadre nel Big 5 che hanno vinto con oltre l’80% di punti (Fonte:CIES)

In un meccanismo simmetrico come la Serie A, può sicuramente aiutare a ridurre il rischio di derby o top match nei turni infrasettimanali o nei weekend che li precedono. Vista l'impossibilità evidente di definire la seconda metà della stagione solo al termine della prima, l'effetto sul campionato di un calendario sfasato può essere limitato. Diverso invece l'impatto che potrebbe avere in termini di presenza allo stadio e soprattutto di audience televisiva. Nell'ultima edizione della Serie A, infatti, il record di spettatori si è registrato nel derby di Milano alla nona giornata (78.275), mentre Milan-Juventus è risultata la più vista con uno share del 10,96%: si giocava alla tredicesima giornata.

Un favore alla tv: si va verso il canale della Lega?

Al termine dell'ultima, contestatissima, asta per l'assegnazione dei diritti tv del triennio 2018-21, Sky ha ottenuto il pacchetto 5 e il pacchetto 6, che consentono la trasmissione di sette incontri a settimana (gli anticipi al sabato delle 15 e delle 18, due partite della domenica alle 15 e i posticipi alle 20.30 della domenica e del lunedì). A DAZN sono rimaste 114 partite: il match del sabato sera, la gara delle 12.30 e una alle 15 della domenica. Il valore dei pacchetti è calcolato anche in base al numero di scelte disponibili (16 a Sky che ha i primi due pacchetti, quattro a DAZN) per assicurarsi i big match, gli scontri diretti fra Inter, Milan, Juventus, Roma e Napoli. Per queste partite, e per la definizione degli incontri trasmessi dai titolari nelle fasce orarie con più partite in contemporanea, il bando delinea i turni di scelta un po' come il draft NBA.

Questa configurazione ha fatto sì che nella stagione 2018-19 Cagliari e Atalanta (32 e 31 partite) siano risultate le squadre più presenti su Sky, mentre Frosinone (21), Parma (15) e Sassuolo (14) abbiano ricevuto il maggior numero di passaggi su DAZN. La piattaforma streaming ha trasmesso, per quanto riguarda le big, 12 partite del Milan, 10 di Juventus, Inter e Roma, 9 della Lazio e 8 del Napoli. Segno di uno squilibrio in termini di presenza in linea con la tipologia dei diritti acquisiti.

Rompere la simmetria nella successione delle partite fra andata e ritorno può rendere più equa la presenza delle squadre sulle due piattaforme: chi paga per vedere il 70% delle partite di un campionato dovrebbe poter assistere a una quota quanto più vicina possibile al 70% delle gare di ogni squadra, e lo stesso dovrebbe valere per chi paga per il restante 30%. E magari consentire alle due pay-tv di recuperare quei 700 mila abbonati che, secondo quanto scrive il Fatto Quotidiano, sarebbero stati persi rispetto agli anni del duopolio Sky-Mediaset, in cui però le partite delle squadre principali non erano trasmesse in esclusiva.

Potrebbe anche diventare l'occasione di una prova generale in vista dell'eventuale costituzione del canale della Lega, di cui si sta tornando a parlare in previsione della prossima asta nel dicembre 2019, ancora con gli spagnoli di Mediapro al centro della trattativa. Anche un canale ufficiale, con programmi sette giorni su sette, ha infatti interesse a spalmare i top match, le sfide calde, sul maggior numero possibile di giornate evitando sovrapposizioni.

Il modello inglese

Avvicinarsi al modello inglese, però, non vuol dire solo invertire l'ordine delle giornate tra andata e ritorno. Il calendario della Premier League, infatti, si comincia a definire non appena vengono ufficializzate le date. Il metodo, specificato in dettaglio sul sito della Premier, prevede la creazione di cinque “set”, di cinque periodi nei quali articolare il calendario. Il principio base prevede che per ogni cinque partite una squadra ne giochi tre in casa e due fuori, o viceversa. Una squadra, poi, non dovrebbe disputare più di due gare interne o due trasferte di fila. Un'eventualità che comunque si cerca di non far accadere nelle ultime giornate di campionato.

Chi si occupa del calendario cerca di mantenere l'alternanza casa-trasferta nelle partite delle varie squadre al sabato e nelle festività: chi gioca in casa nel Boxing Day sarà impegnato fuori a Capodanno. A marzo le squadre iniziano a dare indicazioni per il campionato successivo: date in cui non vorrebbero giocare in casa, rivali con cui essere accoppiati per non giocare in casa la stessa settimana, avversarie che sarebbe meglio non affrontare in casa nel Boxing Day. Si riescono a soddisfare, dicono, l'85% delle richieste. Ma cambiare il giorno o l'orario di una partita può richiedere, a cascata, fino a 40 ulteriori aggiustamenti in calendario. Non certo qualcosa che si improvvisa a un mese dal sorteggio del calendario.