La carriera da allenatore di Rino Gattuso sta incredibilmente ricalcando quella da calciatore. Da ragazzo lasciò Perugia, dove non capivano come inserirlo in prima squadra, per i Rangers Glasgow, dove crebbe prima degli altri. Allo stesso modo da allenatore tra il Palermo di Zamparini e il Pisa in pratica senza società e soldi, ha affrontato subito situazioni complicatissime, in cui lui è diventato non solo l’unico a cui aggrapparsi, ma anche il simbolo dell’intera squadra per tutti i tifosi.

Arrivato in prima squadra al Milan da allenatore, tutto sembrava andare ancora una volta come da calciatore, quando arrivò ai rossoneri: una società ambiziosa lo ha scelto come la bandiera del passato recente che deve portare avanti un progetto molto futuribile. In un anno però al Milan è successo di tutto e se questa stagione Maldini e Leonardo sembrano dare una maggiore solidità e credibilità al nuovo progetto societario, Gattuso deve ancora fare i conti con qualcosa che destabilizza tutto e lo mette in evidente difficoltà.

Ad inizio anno aveva chiesto ed ottenuto un calciatore superiore alla media per poter puntare su di lui e soprattutto far crescere una base giovanissima. Il Milan in Italia è la squadra che più utilizza gli Under 23 italiani, arrivando al 20,4%, rispetto ad una media di 7,2% per la Serie A. Il merito di una scelta del genere è senza paragoni, ma il giocatore chioccia, capace di far andare tutti un passo più in là, serviva. Grazie all’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juve, divenne subito evidente che Gonzalo Higuain doveva togliere il disturbo e la mossa leonardiana di portarlo a Milano è stata ottima.

Una volta che ha avuto fra le mani il campione, Gattuso lo ha sempre utilizzato al centro del suo gioco, con una squadra intera impostata per esaltarne le doti. La scelta di affiancargli Çalhanoğlu e Suso ha portato grossi benefici al centravanti, che allo stesso tempo aveva due mezzepunte brave nell’assist sempre pronte a servirlo e lo spazio libero per dominare l’attacco. Quando poi Gattuso gli affiancava Castillejo era per sostenerlo con un altro uomo di qualità al fianco, oppure con Cutrone per provare a togliergli le attenzioni della difesa grazie ad un calciatore molto mobile che sa impegnare costantemente i centrali.

Nonostante tutto questo e soprattutto una grandissima pazienza dell’allenatore che ha sempre atteso, coccolato, quasi viziato il suo centravanti, la partenza di Higuain per il Chelsea di Sarri è ormai cosa fatta. La società, nonostante sia contenta di non pagare i 9 milioni di euro della seconda parte di stagione dell’argentino, non ha di sicuro fatto quello che si doveva fare. Non si può lasciar andare un calciatore su cui l’allenatore ha creato l’intero suo impianto di gioco per una serie di carambole di mercato o, peggio ancora, perché il ragazzo è innamorato di un altro allenatore e vuole a tutti i costi seguirlo.

Una società che distrattamente cura un caso del genere non promette niente di buono e per l’ennesima volta Rino Gattuso si trova in mezzo alla tempesta, con un solo ombrello e tutti a chiedergli di ripararsi. Ma quanto deve essere grande l’ombrello di Gattuso per coprire sempre tutti?