Da che pianeta vieni? Per un gol così, per un Cristiano Ronaldo così, c'è da scomodare Victor Hugo Morales, il cantore del gol del secolo di Maradona. La rovesciata del 2-0 è ai limiti dell'irreale, l'altezza da terra marca la distanza atlantica fra un campione che, piaccia o no, si eleva fra i più grandi di ogni epoca, e chiunque altro cerchi di porsi sul suo cammino di grandezza. In pochi minuti, la Juve che per due terzi di partita aveva tenuto più che bene, si sfalda mentre lo Juventus Stadium si alza a celebrare una leggenda. Il rosso a Dybala chiude ogni speranza. E solo la traversa evita il tracollo dopo il tris di Marcelo.

Cristiano Ronaldo, un bacio avvelenato

Un'intuizione da bomber consumato, una rovesciata irreale, di energia debordante e scintillante bellezza

Tre minuti bastano al Real per spezzare il 4-4-2 bianconero. Due gli errori che portano Cristiano Ronaldo a segnare il gol numero 444 in 430 partite. Douglas Costa si schiaccia troppo su De Sciglio, ma sulla verticalizzazione Isco è in posizione regolare e può crossare teso in mezzo. Il blocco di Benzema, che Zidane difende contro tutto e contro tutti, libera spazio vitale per Cristiano Ronaldo. Chiellini e Barzagli non chiudono, e CR7 batte Buffon per l'ottava volta. Non sarà

Ha cambiato stile come cambiano le stagioni, Ronaldo. Passa il tempo ma lui no. Lui, Cristiano Ronaldo, il campione brand, l'uomo da cento milioni, interpreta il variar del fisico, l'avanzar dell'anagrafe, con michelangiolesco spirito di eliminazione del superfluo. Ha forgiato una macchina letale in una vita passata a cercare di essere, e poi di restare, il migliore del mondo. Grande fra i grandi, è il miglior attaccante di tutti i tempi in Champions League. E tanto basterebbe.

A Cardiff ha iniziato una serie di dieci partite di fila a segno nella coppa più ambita, dove più forti sono le luci della vittoria e più amare le ombre della sconfitta. Una striscia record, battuto il primato del miglior Van Nistelrooy tra 2002 e 2003. Si è rivoluzionato, CR7, non più ala funambolica ma centravanti dal tocco letale. E non è una metafora. Con un tocco solo ha segnato 27 dei 38 gol stagionali. E mai il pallone è venuto a contatto col suo piede più di tre volte prima di finire, telecomandato, alle spalle del portiere di turno. E così è andato a qualche centimetro dal 2-0, col diagonale che avrebbe potuto spezzare la partita al 5′ della ripresa, epifania di comunicazioni e coperture migliorabili fra Chiellini e Barzagli. Epifania di un Cristiano Ronaldo ormai sempre più centravanti. Un CR7 che gioca "da nove".

Niente più azioni palla al piede, ma un risparmio di energia per essere dove serve, quando serve, al massimo. Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta dello Sport sottolineava il paragone sempre più calzante con Hugo Sanchez, Pichichi della Liga 89-90 con 38 gol, tutti segnati con un solo tocco. Il morso del serpente, il tocco della leggenda.

Modric, il più influente d'Europa

La sfida, e non è certo una sorpresa, si è decisa a centrocampo. Zidane, mai eliminato in una doppia sfida in Champions League da allenatore del Real, ha trovato il suo perfetto alleato, il suo doppio, in Luka Modric, l'uomo che non perde mai. O quasi. È da quasi cinque anni che i blancos con lui in campo non escono sconfitti in un doppio confronto europeo, dall'ultima recita del Mourinho non più tanto Special One contro il Borussia Dortmund di Klopp e di un Lewandowski capace di farne quattro per esaltare il muro giallo al Signal Iduna Park. Non è un caso che, quando la Juve passò il turno nel 2015 contro il Real, nel giorno dell'ultima eliminazione dei Blancos, Modric fosse infortunato.

Il croato è praticamente ovunque. La sua presenza libera la completezza creativa di Kroos, che con Sergio Ramos è il giocatore più coinvolto nella manovra merengue in Champions, supera già i 30 passaggi effettuati in 25 minuti, e se il suo destro non avesse rimbalzato contro la traversa a 10′ dalla fine del primo tempo chissà che partita sarebbe maturata. Il tedesco è la fonte di un Real che vive il campionato come una vacanza, e ha troppo rispetto per la Juventus, per quel che è stato negli ultimi scontri, per quel che Torino ha rappresentato per Zidane, per mancare la partita ora più importante della stagione. Il resto lo mette Isco, che dipinge in mezzo al campo.

Betancur e Khedira, le intenzioni non bastano

Dopo le troppe ripartenze a campo aperto concesse al Milan, Allegri sceglie di ridurre i gradi di libertà di Casemiro con la posizione ibrida di Dybala e promuove Betancur per lo squalificato Pjanic. Ha un cuore rock and roll, direbbe Eric Clapton, e la certezza di poter contare sull'applicazione dei suoi, di poter modificare l'assetto senza alterare gli equilibri. L'intenzione di provare a ragionare, di sfruttare Khedira per ribaltare l'azione con un tocco una volta confezionata l'uscita bassa, si scontra con la realtà, con l'inerzia che si sbilancia da subito come naturale conseguenza del gol in avvio.

Il pallone, per venti minuti, ce l'hanno quasi sempre i blancos, per una sera in blu sotto la pioggia. Khedira, unico bianconero a superare i 30 passaggi nel primo tempo, non tenta contrasti nella prima mezz'ora, e il Real quando riparte apre spazi non previsti, si addensa, si allunga, muta forma e posizione. Inconoscibile, difficile da contrastare se non si riesce a orientare il flusso di gioco verso le fasce, verso zone meno calde.

Gradualmente però la Juve si fa più rapida lungo il corridoio centrale, contiene e riparte dopo lo sbandamento iniziale. Si sciolgono i due "pivote", si scioglie Douglas Costa,via via sempre meno frenato e più generoso nelle due fasi.

Rosso a Dybala: addio alla Champions

Allegri aveva rassicurato tutti. Dybala, diceva, farà una grande partita. Certo, senza Pjanic si è trovato a indietreggiare e ampliare il normale raggio d'azione. Era l'uomo più atteso, dopo la stecca di Cardiff. Allora aveva deluso, come Higuain. Oggi, la Joya illumina intorno al 20′, prepara la conclusione col sinistro appena dentro l'area, chiuso dalla diagonale di Varane. Il Pipita fa tremare il Real e fremere lo Juventus Stadium, quel destro nell'area piccola resta come un fiore non colto, negato solo dal riflesso da campione di Keylor Navas.

La grande occasione capita a Dybala sulla punizione deviata dalla barriera al 55′. In quei centimetri c'è la distanza fra le squadre, c'è il peso della Joya anche in una serata importante, c'è il senso del riscatto di un campione di fatto sparito dal campo nel secondo tempo della finale di Cardiff. Cerca palla in ogni zona dell'attacco, ma la generosità ha un lato oscuro. Il doppio giallo trasforma gli ultimi 25 minuti in un lungo, asfissiante, garbage time.

Alex Sandro ala sinistra: ambizione tradita

Allegri, e lo dimostra già dalle formazioni, ha in mente di non lasciare al Real superiorità numerica sulle corsie. Chiede una maggiore applicazione a Douglas Costa, con Alex Sandro più propositivo nel ruolo di ala sinistra, per mettere pressione a Carvajal, e Dybala ago equilibratore fra le linee, a orientare e dettare gli ondeggiamenti, gli scivolamenti del pallone, le ondulazioni nella costruzione del gioco. La scelta è buona, ma dura fino all'eplosione di energia che chiude ogni discorso. E lascia solo una scia di meraviglia.