"Come vorrei che venisse chiamata la mia nazionale? L'Italia della rinascita". E' il manifesto che Roberto Mancini sceglie per la ‘nuova Italia'. Non è uno slogan elettorale, di quelli che servono a rinfocolare ardore fideistico e/o buttare fumo negli occhi, ma la missione (possibile) che il neo commissario tecnico ha accettato di portare avanti ripartendo da zero, dalle macerie della mancata qualificazione al Mondiale di Russia 2018. ‘La storia siamo noi – 60 anni di calcio raccontati dai suoi protagonisti' a margine dell'evento ‘KickOff 2018' organizzato a Coverciano dalla Figc è il palco dal quale ‘Mancio' rilancia la propria sfida puntando tutto su due concetti essenziali: orgoglio e fiducia.

Debutterà ufficialmente il 28 maggio contro l'Arabia Saudita, poi il 1° e 4° giugno sarà di scena contro Olanda e Francia: 3 gare dalle quali potrà trarre già utili indicazioni sui 30 convocati, a cominciare da quel Mario Balotelli che ha fatto il suo ritorno dopo ben quattro anni di assenza.

Di solito da una grande delusione possono nascere grandi trionfi – ha ammesso Mancini -. Sono molto fiducioso sul futuro della Nazionale, sarà un buon futuro, i giocatori sapranno tirare fuori l'orgoglio e ricominciare a sognare di tornare in vetta. Abbiamo giocatori bravi anche se forse un po' meno rispetto al passato ma l'importante è dar loro fiducia.

Quanto al futuro della Nazionale, si (ri)costruisce adesso. La pensa così anche il Team manager degli Azzurri, Gabriele Oriali, intervenuto nel corso della tavola rotonda nel centro federale da sempre quartier generale dell'Italia, nei momenti belli come in quelli brutti. "Vincere aiuta a vincere, ma a volte le sconfitte fanno meglio di una vittoria – ha ammesso Oriali -. Mi auguro che dalla mancata qualificazione, arrivi la spinta per riportare la Nazionale dove merita".