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Quel povero diavolo di Allegri (già in bilico) e la crisi Milan al debutto Champions

Un’estate da dimenticare, una campagna abbonamenti flop, tre punti in tre partite in campionato: il cielo sopra Milanello si fa sempre più scuro ed il primo a pagare potrebbe essere Massimiliano Allegri. I suoi possibili sostituti? Nomi suggestivi del calibro di Inzaghi e Gullit.
A cura di Alberto Pucci
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Massimiliano Allegri

Ore decisive – Ciò che si era pronosticato in estate, subito dopo le partenze e gli addii eccellenti, si è puntualmente verificato in queste prime tre giornate di campionato: il Milan, fortemente penalizzato dall'ultimo calciomercato, non sembra poter competere con la Juventus e con le altre pretendenti al titolo. Inutile negare l'evidenza. Sono bastati i gol di Costa e Cigarini (manco fossero Messi e Cristiano Ronaldo!) a far crollare le certezze dei più ottimisti e a risvegliare gli incubi degli anni bui dei ritorni di Sacchi e Capello, quelli delle disavventure targate Fatih Terim e quelli del periodo infelice del "sarto" Zaccheroni. L'ultimo esempio, quello del tecnico romagnolo, è quello che forse si avvicina di più all'attuale situazione rossonera. Dopo il tricolore inaspettato, frutto dell'orgoglio della vecchia guardia (giudicata bollita dal precedente tecnico) e di pochi giocatori veramente al di sopra della media, Zac conquistò un terzo posto, seguito da un'eliminazione in Champions League : goccia che fece traboccare il vaso e che fece partire la lettera di licenziamento da Via Turati. Siamo di nuovo davanti alla favola della buona stoffa e del sarto incapace? Le uniche due cose probabili (anzi: quasi certe) è che il rapporto tra Massimiliano Allegri e la dirigenza non è più così saldo come pareva agli inizi e che l'abito con il quale il tecnico livornese presenterà la sua squadra questa sera a San Siro, contro l'Anderlecht, è talmente "dozzinale" che anche dalla "piccionaia" del terzo anello si potranno notare le imperfezioni delle cuciture e la qualità non eccelsa del tessuto. Perchè scaricare sull'allenatore, colpe che sembrano essere quasi tutte della società? La risposta sta nel nostro modo di vivere quotidianamente il calcio. La realtà (e farà male a molti) è che predichiamo bene e razzoliamo malissimo, è che diamo addosso all'allenatore come, e forse più, di un presidente incapace, è che critichiamo Zamparini che licenzia Sannino salvo poi, la domenica allo stadio, urlare la nostra rabbia solo verso quel povero diavolo in piedi davanti alla panchina.

Da San Siro al Friuli – Il debutto in Champions di questa sera, sarà il primo banco di prova per Allegri. Dovesse fallire, la prossima trasferta di Udine diventerebbe decisiva per la sua permanenza a Milano.

“ Senza risultati è normale che l'allenatore paghi ”
Massimiliano Allegri
Sembra assurdo, ma è proprio così: il tecnico livornese che in due anni ha conquistato uno scudetto ed un secondo posto (rischiando di bissare la vittoria finale), uscendo dalla Champions per mano del Barcellona, ora rischia un clamoroso licenziamento dopo che in estate, al posto di Nesta e Thiago Silva (giusto per citarne un paio), sono arrivati Zapata e Acerbi. Nell'abituale conferenza stampa Uefa di ieri, il tecnico milanista ha fatto sfoggio di fiducia ("Sono sicuro che faremo una partita importante"), di pazienza ("Credo che questa squadra crescerà") e, soprattutto, di realismo ("Se alla lunga mancheranno i risultati è normale che l'allenatore paghi"). Umile, testardo e, certamente, orgoglioso il conte Max da Livorno, passato dal prestigioso riconoscimento della "Panchina d'oro" all'onta del possibile licenziamento dopo poche settimane dal via. Contro l'Anderlecht, probabilmente rivedremo lo stesso undici che ha perso contro l'Atalanta e, questo, potrebbe essere uno dei pochi "peccati capitali" da addebitare al tecnico. Il modulo a rombo non convince e dalla "mediana" in su qualcosa non quadra. De Jong e Ambrosini sembrano pestarsi i piedi, Emanuelson corre ma senza incidere e Boateng non ha la creatività di un trequartista. In attacco, poi, El Shaarawy pare ancora acerbo e Pazzini, se non ha nessuno che gioca per lui (ergo: che gli faccia un cross o lo lanci in profondità), rischia di fare la figura di quello inutile. Con Pato rotto e Niang escluso dalla lista Champions e alle prese con problemi di patente e di sdoppiamento di personalità, per l'asfittico attacco rossonero rimane solo la carta Bojan, intimidito come un bambino al primo giorno di scuola davanti a nuovi compagni. Vero è che Allegri potrebbe cambiare le carte e provare qualcosa di diverso (Niang in campo a Udine?), altrettanto vero che di opzioni alternative, cioè di valide riserve, dalle parti di Milanello non se ne vedono.

Suggestione Inzaghi – Oggi a San Siro e domenica al Friuli, il Milan sarà chiamato quindi a risollevare l'animo dei tifosi e a salvare la panchina dell'allenatore. Cominciare con una vittoria contro l'Anderlecht, sarebbe un buon analgesico in attesa di Di Natale e compagni e metterebbe a tacere, almeno per qualche giorno, la parte critica delle tifoseria.

“ Si può anche perdere ma bisogna farlo giocando a calcio. Il Milan non lo sta facendo. Va a casaccio, manca la qualità! ”
Zvonimir Boban
Vincere non solo è obbligatorio ma anche alla portata di questa squadra che contro l'Anderlecht in Champions non ha mai perso totalizzando, nei quattro precedenti, due vittorie e due pareggi. L'ultimo incrocio con i belgi (stagione 2006/2007), porta con se dolci ricordi: erano i tempi di Nesta e Maldini al centro della difesa, di Seedorf in mezzo al campo e del "bambino d'oro" Kakà che, con la sua classe, vinceva da solo le partite. Sarebbe servito a questo Milan, il ritorno di Ricky e dei suoi colpi da fenomeno? Certo che sarebbe servito, così come sarebbe stato utile provare a trattenere qualche senatore. Seedorf, anche vecchio, in mezzo al campo non avrebbe garantito maggior qualità di Traorè? E Nesta e Gattuso? Non avrebbero dato maggiori garanzie al tecnico? Per non parlare poi di Pippo Inzaghi che, nonostante la sua età, avrebbe dato la "dritta" giusta ai giovani attaccanti rossoneri e la scossa necessaria ad un ambiente demoralizzato dalle partenze di Ibra e Thiago Silva. Con i "se" ed i "ma", purtroppo, non si fa la storia del calcio e, soprattutto, non si rivitalizzano squadre in difficoltà. Lo sanno tutti anche se, qualcuno, ci vorrebbe provare lo stesso. E se, al posto di "Acciughino" Allegri, mettessimo Pippo sulla panchina rossonera? I "rumors" delle ultime ore parlano dell'ennesima idea rivoluzionaria di Silvio Berlusconi: cacciare l'attuale mister rossonero e far sedere in panchina l'idolo incontrastato della curva. Il "dogma" presidenziale è quasi sempre stato quello di "dare il Milan ai milanisti" e la scelta di Inzaghi sarebbe, tutto sommato, coerente con questa filosofia. In settimana ci aveva provato Ruud Gullit ("Se il Milan chiama, corro!"), ora potrebbe essere la volta di Pippo. I precedenti con Sacchi e Capello (messi in panchina dal Presidente) e l'ascesa vertiginosa di giovani allenatori come Montella (uno dei migliori in circolazione), potrebbero giustificare l'ennesima pazzia presidenziale. Al povero diavolo di Allegri, non resta che vincere. A partire da questa sera.
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