Nel giorno della presentazione ufficiale del nuovo commissario tecnico della Nazionale Roberto Mancini, arrivano brutte notizie per l'allenatore che ha guidato gli azzurri nell'ultimo mondiale disputato, ovvero Cesare Prandelli. Il tecnico attualmente fermo ai box dopo la conclusione dell'esperienza all'Al Nasr sarà costretto a risarcire il Valencia per il danno d'immagine provocato dalle sue dimissioni a fine 2016

Il Valencia e il caso delle dimissioni di Prandelli

Tutto è accaduto a fine 2016. Cesare Prandelli approdato sulla panchina del Valencia dopo due anni di inattività a settembre decise di dimettersi, dopo aver collezionato 3 pareggi, 4 sconfitte e una sola vittoria alla guida dei Pipistrelli. Alla base della decisione le divergenze di mercato con la società con il mister di Orzinuovi che puntò il dito contro le promesse non mantenute dal club con queste parole: "Quando gli acquisti si sono ridotti da quattro a uno ho pensato che questo era sbagliato. Ho espresso il mio disagio. Ero venuto per un altro progetto. Rispetto la città e i tifosi e così mi dimetto".

Danno d'immagine, il Valencia ha chiesto i danni a Prandelli

Il Valencia tramite i suoi dirigenti ha subito smentito le dichiarazioni di Prandelli, evidenziando che non era stata effettuata alcuna promessa al mister che dal canto suo non aveva palesato alcuna richiesta di mercato. Ecco allora che dopo le dimissioni dell'ex commissario tecnico, il club spagnolo ha deciso di citare Prandelli per il presunto danno d'immagine provocato dal suo turbolento addio.

Prandelli costretto a risarcire gli spagnoli

L'allenatore di Orzinuovi ha deciso di patteggiare con il Valencia e dovrà risarcire il club una cifra considerata "importante". In questo modo Prandelli eviterà il processo, e dunque il rischio di provvedimenti più pesanti. In una nota, il tecnico è tornato a parlare così dell'accaduto, chiarendo la sua posizione e facendo in parte mea culpa: "Sicuramente avrei potuto restare più a lungo, però sinceramente pensai che non c'erano le condizioni adeguate per farlo e la cosa mi parve un motivo sufficientemente importante per andarmene. In prospettiva forse avrei potuto gestire le cose in altro modo, ma al momento pensai che una strategia tecnica e organizzativa fosse sufficiente per decollare".