Un confronto che ha evidenziato le differenze più che gli aspetti in comune e che ha portato alla decisione consensuale di salutarsi e proseguire oltre. Max Allegri verrà esonerato dalla Juventus a fine stagione, senza strappi né drammi. Manca il collante principale, la fiducia reciproca. Al di là delle voci e delle dichiarazioni pre incontro, alla fine è prevalsa la ragion di stato reciproca: ognuno cercava garanzie precise per sé, senza scendere a compromessi con l'altro.

Il divorzio Juventus-Allegri alla fine si può ridurre ad una stretta di mano con tanti saluti. In questo rapporto tutti hanno dato e ricevuto, di più probabilmente non si sarebbe potuti andare. Dopo le due finali perse qualcosa si era incrinato, l'ultima stagione è stata entusiasmante ma non a tal punto da dare la spinta alle successive: il tecnico bianconero ha chiesto anche più soldi e più potere sulle scelte tecniche, il club non lo ha accontentato, ritenendo la carta bianca datagli a disposizione più che sufficiente.

Il dissidio sul contratto

Sul contratto, l'unico punto in comune era la volontà di non continuare con un tecnico a scadenza. Non avrebbe fatto il bene di nessuno, non sarebbe stato serio e soprattutto non progettuale. Ma le basi per il rinnovo erano differenti. Allegri era legato alla Juventus fino al 2020 e voleva altri due anni di contratto per rafforzare la sua posizione con un ingaggio che doveva passare da 7,5 milioni circa a più di 10, come si confà ai migliori tecnici in giro per l'Europa. Costi e tempi che non sposavano l'idea societaria.

Divergenze di mercato

Da qui si passa alla questione mercato. Allegri era disposto a mettere mano alla squadra, cambiare almeno tre-quattro titolari, anche di grido come Dybala e Douglas Costa. La società ha valutato la questione in modo diverso ritenendo la rosa attuale già proiettata verso le prossime stagioni con interventi già fatti  e in modo sufficiente.

L'ultima stagione e il nodo Champions

Infine gli obiettivi. Allegri reputa l'ultima stagione altamente positiva, ritenendo che la conquista della Champions League passi anche dalla fortuna e non unicamente dai campioni che si schierano in campo. Il ribaltone con l'Atletico ne è stata una diretta conseguenza. Per la società, invece, la Champions era la priorità assoluta e per questo la stagione non può essere considerata positiva. Una divergenza di vedute con la quale non si poteva imbastire un discorso univoco per il futuro.