La lavagnetta elettronica segna cinque minuti di recupero, l'epilogo di Chievo Verona-Juventus solleva ulteriore curiosità dopo le polemiche per la doppia espulsione che ha lasciato la squadra di Maran in nove uomini. Prima il cartellino rosso a Bastien (finito anzitempo negli spogliatoi per aver preso due ammonizioni nel giro di pochi minuti) poi lo stesso provvedimento nella prima parte della ripresa (al 16°) ma per ragioni differenti a Cacciatore, fuori per aver mimato il gesto delle manette nei confronti dell'arbitro Maresca. Match convulso, scandito dalle proteste e soprattutto dal dubbio sorto nel finale quando il match è finito prima dell'extra time conteggiato dal quarto uomo in virtù degli episodi che avevano interrotto lo svolgimento della partita oltre a quelli previsti dalla prassi (sostituzioni, infortuni).

La domanda è sorta spontanea: perché l'arbitro non ha permesso che si giocassero anche i cinque minuti di recupero previsti? Perché non si è andato oltre il 90° minuto nonostante le perdite di tempo, in particolare in occasione dell'espulsione di Cacciatore? La spiegazione c'è ed è motivata dall'intervento dell'ufficiale di campo. Dopo il gol del raddoppio segnato da Gonzalo Higuain, che all’88esimo minuto ha di fatto chiuso il match (col Chievo ridotto in nove uomini), il quarto uomo Chiffi si è consultato con le due panchine e – avendo ricevuto parere favorevole – ha indicato la fine della partita subito dopo il novantesimo.

Tutto chiaro? No, perché nel corso delle interviste del post partita emerge un particolare che tinge di giallo l'ennesimo episodio sotto i riflettori: la decisione non avrebbe coinvolto direttamente Rolando Maran che in conferenza stampa ha affermato di non aver ricevuto alcuna segnalazione relativamente alla possibilità che non fosse assegnato il recupero inizialmente previsto.