Guardare e pensare oggi a Milan-Juventus non provoca particolari emozioni. La squadra di Allegri e Cristiano Ronaldo è largamente migliore di quella di Gattuso e se il Milan è soltanto da pochi mesi in una situazione societaria chiara e con un progetto sportivo sensato, la Juve è già dieci anni avanti, con grandi obiettivi sportivi da raggiungere nel breve termine, la Champions League prima di tutto, e obiettivi di brand e commerciali ancora più grandi, cercando di andare a competere con i grandi colossi mondiali, come Real Madrid, Barcellona e un po’ di squadre inglesi sui mercati asiatici e nordamericani.

Milan e Juve nella storia sono sempre stati su un’altalena, se pensiamo alla loro importanza nel calcio italiano. Se la Juve di fine anni ’50 ed inizio ’60 è la squadra di Sivori, Charles e Boniperti, il Milan è in quegli anni che inizia invece a costruire la squadra che poi con l’Inter dominerà il calcio europeo in tutta la seconda metà dei ’60. Poi nei ’70 torna la Juventus e il Milan cala di rendimento fino a quando vince lo scudetto della stella nel 1979. Negli anni ’80 il Milan scende addirittura per due volte in B, mentre la Juve è quella dei sei campioni del mondo, Platini e Boniek. Ma a metà degli anni ‘80 arriva Berlusconi, il Milan costruisce la squadra degli Invincibili, mentre la Juve non vince in Italia per quasi 10 anni. Questa altalena fra bianconeri e rossoneri si è bloccata per un decennio, negli anni ’90, quando sia Juve che Milan erano il meglio che c’era al mondo e le loro sfide sono state battaglie epiche, da cui quasi sempre veniva fuori la squadra che avrebbe vinto lo scudetto e avrebbe sfidato le altre grandi d’Europa per la Champions League.

La prima partita da ricordare degli Anni ’90 fra Juve e Milan è quella del 17 aprile 1993, giocata a San Siro. Il Milan era quello di Capello, una squadra che aveva perso l’imbattibilità solo poche settimane prima contro il Parma per un gol su punizione di Asprilla. Era stato imbattuto per 58 partite, dal 26 maggio 1991 al 14 marzo 1993, un record tuttora solido. La Juventus dal canto suo veniva fuori da annate di transizione. Il Milan berlusconiano aveva rivoltato le gerarchie del calcio italiano e la Juventus di Agnelli non era più la squadra che guidava l’intero movimento. Per controbattere lo strapotere anche economico che Berlusconi aveva messo in campo, prima si era pensato di andare verso la stessa direzione, scegliendo un tecnico come Maifredi, che portasse la zona sacchiana anche a Torino, poi c’era stata una marcia indietro, con il ritorno di Giovanni Trapattoni sulla panchina bianconera.

  • Quando in quel giorno di aprile le due squadre si sfidano, tutti pensano che la Juve sia la vittima sacrificale della famelica banda di Capello. Invece la Juve fa una partita eccezionale per ritmo impresso alla gara e attenzione in tutte le fasi di gioco. In realtà per i bianconeri l’inizio è scioccante perché dopo 6 minuti, Savicevic porta palla sulla destra come al suo solito e legge il taglio centrale di Simone. L’attaccante è bravissimo ad anticipare i difensori e piazzare il pallone alla destra di Rampulla. Sembrava l’inizio della fine per la Juve, invece in poco tempo tutto cambia. Dopo 7 minuti, Baggio da una palla al bacio a Moeller che pareggia, fulminando Rossi. Passano altri 7 minuti e su un cross di Torricelli, sempre Moeller si coordina e in sforbiciata volante fa di nuovo secco il portiere rossonero. In 14 minuti il Milan sembra non avere più le certezze ormai acquisite da anni.
  • Mancava soltanto un altro calciatore per completare la festa, il Divin Codino, Roberto Baggio, che ad inizio secondo tempo fa un gol dei suoi. Su passaggio filtrante di Moeller, salta Costacurta con una finta, arriva di fronte a Rossi, pressato da Baresi, con Maldini che recupera ed ha la freddezza di saltare anche il portiere e tirare fra le gambe di Maldini. Un gol che dà la vittoria alla Juve e dice anche tanto altro. Il dominio incontrastato del Milan sta iniziando a scricchiolare e la Juve è la prossima forza con cui fare i conti.

Il ‘diavolo' espugna Torino. Nella stagione successiva, dopo un finale di campionato balbettante, la sconfitta in finale di Champions League contro l’Olympique Marsiglia a Monaco di Baviera e l’addio in pratica a Marco van Basten per i suoi continui infortuni alla caviglia, Capello e Berlusconi serrano ancora una volta le fila della squadra rossonera e chiedono un’annata ancora una volta magistrale. Con le ultime forze dei calciatori che hanno vinto ovunque e da tanti anni, il Milan fa un’altra stagione straordinaria, vincendo il campionato e la Champions League, battendo il supponente Barcellona di Crujff per 4-0 ad Atene.

  • La solita partita fondamentale per questo cammino è quella di Torino, in cui Capello schiera al centro del campo il duo Albertini-Desailly, autori di una partita spettacolare. Il gol viene da una punizione di Boban tirata con molto effetto dato al pallone per cui ad Eranio basta mettere la punta del piede per beffare Peruzzi. Il Milan è ancora la squadra regina, ma nella Juve quel giorno era sceso in campo un certo Alessandro Del Piero, di cui si stava iniziando a dire un gran bene.

La partita che sancì poi il vero e proprio passaggio di testimone fra la Juventus e il Milan è quella del 30 ottobre 1994. La Juve sulle spalle di un Roberto Baggio formato Mondiale parte alla grande, mentre il Milan sente le fatiche di tutti quegli anni e non ha fatto in estate un mercato all’altezza. I bianconeri non sono più allenati da Giovanni Trapattoni ma dall’ex tecnico del Napoli, Marcello Lippi, che sa mixare marcature a uomo e a zona, integrando perfettamente la tattica agli uomini a disposizione. Da Napoli si porta con sé Ciro Ferrara, ha finalmente un Gianluca Vialli in palla dopo i guai fisici degli anni precedenti, a centrocampo, vicino alla furia di Antonio Conte mette il fosforo di Paulo Sousa, eccelso regista portoghese.

  • Viene fuori una Juve davvero sensazionale che surclassa il Milan nel gioco e sul ritmo, l’elemento che aveva fatto grande la squadra di Sacchi e Capello. Se la Juve si sta trasformando con nuovi giocatori e grazie al nuovo allenatore a porre il sigillo del sorpasso è però il vecchio mito, che non tramonta mai. Roberto Baggio, il quale salta in mezzo a Baresi e Costacurta e mette in rete un cross di Di Livio. Da questo momento Juve-Milan continuerà ma con una gerarchia di forze e potere invertita.

Nella stagione 1996-97 il Milan rivoluziona tutto e subisce l'onta dell'1-6. Capello va al Real Madrid e Berlusconi tenta la carta per sparigliare il mazzo, scegliendo Oscar Washington Tabarez. Acquista anche tanti calciatori dalle due ultime squadre che hanno fatto male ai rossoneri in Europa. Dall’Ajax acquista Davids, Reiziger e più tardi Bogarde, dal Bordeaux Dugarry, mentre lascia andare alla Juve quello che pensano sia il giocatore peggiore fra i due francesi, Zinedine Zidane. Proprio intorno a Zidane invece la Juve trova una sua definitiva nuova identità, dopo la vittoria in Champions League dell’anno precedente. Il 10 francese domina a centrocampo, mentre in attacco c’è l’imbarazzo della scelta fra Del Piero, Vieri, Boksic, Padovano e Amoruso. Questa forza offensiva della Juve, abbinata ad una solidità difensiva che Lippi ha saputo creare anche grazie all’acquisto dell’uruguaiano Paolo Montero saranno letali.

  • Il Milan nel frattempo aveva licenziato Tabarez e ripreso Sacchi, per una minestra riscaldata che non ha fatto bene a nessuno. Nella sfida di San Siro del 6 aprile 1997, alla gioventù sfrontata della Juve, Sacchi oppone alcuni dei suoi vecchi scudieri, come Baresi, Tassotti, Simone. Sarà un vero e proprio massacro, con la Juve che scorrazza nelle lande desolate della difesa rossonera, vincendo per 6-1 con doppiette di Jugovic e Vieri e gol di Zidane su rigore e Amoruso. Quella partita fa capire a Berlusconi che il Milan non deve più guardarsi indietro, ma puntare al futuro, cercando subito di ringiovanire una squadra che non ne ha più.

Non ci mette molto a riprendersi il Milan. Chiude il decennio attaccando di nuovo la Juventus, che gli aveva strappato lo scettro a metà degli anni ’90. La stagione 1998-99 è molto particolare per la Juve, che concentra buona parte delle sue energie sulla Champions League, perdendo però in semifinale contro il Manchester United di Alex Ferguson. Al Milan arriva un nuovo allenatore, che tanto e bene aveva fatto all’Udinese. Propone un modulo e un calcio tattico molto particolare, giocando con la difesa a tre e tre attaccanti, i cui due esterni giocano a piede invertito. Alberto Zaccheroni è messo subito alle corde da Berlusconi a cui non piace il calcio dei rossoneri, ma continua per la sua strada.

  • Nel campionato delle “sette sorelle”, la Juve perde fin da subito terreno, mentre ad andare a gonfie vele è la Lazio di Eriksson. Raggiunge i 7 punti di vantaggio sul Milan e il campionato sembra alla portata, ma perdendo il derby e contro la Juve rimette tutto in discussione. Una partita fondamentale per il Milan diventa quella del 9 maggio 1999, dove è necessario vincere per restare a -1 dalla Lazio e provare poi a vincere il campionato nelle ultime due giornate. Ma da affrontare c’è la squadra migliore d’Italia fino a quel momento, la Juventus che da Lippi era passata a Carlo Ancelotti.
  • Il Milan è un misto di giovani pieni di grinta, fra cui Abbiati, Ambrosini, Guly e di vecchie conoscenze, come Maldini, Costacurta, Boban e Weah. Sarà proprio il liberiano a decidere la sfida, con un gol di rapina dopo 11 secondi dall’inizio del secondo tempo e un tiro preciso su assist di Boban. La Lazio pareggerà la domenica successiva a Firenze e il Milan, vincendo le ultime due conquisterà di nuovo lo scudetto.

Otto scudetti degli anni ’90 sono finiti sulle maglie di Juve e Milan. Per non farsi mancare niente hanno raggiunto anche sei finali di Champions League, vincendola due volte. Sono stati anni “biancorossoneri” esaltanti per i tifosi delle due squadre, con l’onda lunga che è continuata almeno fino al 2003, quando all’Old Trafford di Manchester si sfidano proprio Juve e Milan per la finale di Champions League. Oggi quegli anni per il Milan sembrano davvero lontani, mentre la Juve guarda soprattutto agli avversari esterni, ovvero le altre grandi squadre top al mondo, più che in casa dove ha la strada per il successo spianata. Ma come sempre accade e come abbiamo visto nella lunga storia di Juve e Milan, i cicli sono facilmente attivabili, per cui questa che sembra oggi una situazione cristallizzata non è per forza di cose l’orizzonte del futuro. Se il Milan tornerà ai suoi grandi livelli, e con una società finalmente solida e un progetto sportivo serio come quello attuale che vede a capo dell’area tecnica Leonardo e Maldini, questo sembra possibile, magari nuove grandi sfide fra Milan e Juve ci aspettano dietro l’angolo.