Il fallimento in Champions League. E' questo che Massimiliano Allegri ha pagato. L'eliminazione dai quarti di finale contro l'Ajax – che a Torino ha addirittura ribaltato il pareggio dell'andata – e con essa le perplessità sul ‘gioco, non-gioco' della Juventus (surclassata in casa dall'organizzazione e dalla freschezza atletica degli olandesi) è l'obiezione che gli è stata mossa con maggior forza quando ha esposto il suo piano per rivoluzionare la rosa e renderla più competitiva, all'altezza di Cristiano Ronaldo, e provare a vincere quella Coppa solo accarezzata nel 2015 e nel 2017 con le due finali perse contro Barcellona e Real Madrid.

Il piano di Allegri bocciato da Nedved e Paratici

Mercato, strategie per il futuro, cambiare quattro (anche cinque) calciatori – tra cui Dybala, Joao Cancelo, Mandzukic e Douglas Costa – per ripartire sono ipotesi che hanno fatto trasecolare Pavel Nedved e Fabio Paratici. E se da un lato il presidente, Andrea Agnelli, sembrava propenso a confermare l'allenatore, provando ad accontentarlo, dall'altro la ferma opposizione dello staff dirigenziale ha fatto la differenza perché alla fine è più facile cambiare l'allenatore che svenarsi per imbastire e realizzare trattative tanto costose quanto durissime (in particolare, de Ligt dei lancieri, richiesta in cima alle preferenze del tecnico toscano).

Retroscena sull'aut aut che ha portato all'esonero

Nel conto presentato ad Allegri c'è stato anche questo: una sorta di "o me o lui" che – come raccontato dal Corriere della Sera – aggiunge altri particolari al retroscena di questi tre giorni di colloqui intensi e sublimati nell'esonero. A pronunciarlo sarebbe stato Pavel Nedved per nulla persuaso dall'idea di restyling e soprattutto convinto che a margine del flop in Europa ci siano grandi responsabilità dell'allenatore. Per l'ex calciatore e per Paratici la squadra è già forte così com'è, può essere migliorata ma non ha bisogno certo di rivoluzioni. E se i risultati sono stati al di sotto delle attese (uscire così presto dalla Champions e in quel modo) la colpa sarebbe essenzialmente della gestione tecnica. Ecco perché, nonostante le rassicurazioni in diretta tv da parte dello stesso presidente, la decisione è andata nella direzione opposta.