C'era grande attesa per la conferenza stampa di presentazione di Mario Balotelli al Brescia. L'attaccante classe 1990 ha deciso di accettare l'offerta del presidente Massimo Cellino e lo stesso numero uno del club delle Rondinelle ha presenziato all'incontro con la stampa, dove si è parlato della trattativa che ha riportato in Italia SuperMario e di tutto ciò che riguarda l'ex "enfant prodige" del calcio italiano. Uno dei temi toccati nel coso della presentazione è stato quello del razzismo e se Balotelli ha provato a non pensare a possibili episodi ("Mi auguro non accadano più episodi di razzismo ma non posso iniziare già pensando al rischio di nuovi cori di discriminazione. Spero che la situazione in Italia sia migliorata rispetto agli anni passati"), che lo hanno già visto protagonista in passato, si è soffermato un po' di più in merito il presidente del club lombardo. Cellino ha dichiarato:

Il razzismo esiste, l'ho sperimentato io stesso sulla mia pelle in Inghilterra dove mi sono sentito nero pur non essendolo. Ma quello che dico a Mario è che il modo migliore per rispondere è non dare soddisfazione a chi ti offende.

Che l'imprenditore cagliaritano abbia ragione sull'esistenza di questo problema non ci piove, soprattutto se torniamo sugli episodi che hanno visto coinvolti Koulibaly e Kean la scorsa stagione, ma è sui metodi di lotta a questa piaga che forse non c'è molta convinzione. Cellino ha fatto riferimento alla sua esperienza oltre la Manica, e basta prendere ciò che è successo con Abraham del Chelsea nelle ore successive alla Supercoppa Europea 2019 per capire che non è una triste realtà solo italiana, ma è pur vero che sempre da quelle parti un club ha deciso di punire un tifoso, responsabile di comportamento razzista, con il divieto di accedere all'impianto sportivo per sempre.

C'è bisogno di segnali forti e, potrà sembrare strano, ma proprio Balotelli potrebbe essere l'uomo che può iniziare a scalfire finalmente questa piaga che si muove intorno al calcio, e allo sport italiano in generale. "Penso che un insulto razziale sia peggio di una coltellata" disse qualche mese fa Mario, in una seminario all’Istituto Boldani di Parma per parlare di razzismo e integrazione, e per questo motivo il razzismo non si combatte andando avanti ognuno per la propria strada senza soffermarsi ma affrontando quelli che si "dilettano" negli ululati durante i 90′ o quelli che fino a qualche mese fa non capivano come una ragazza di colore potesse essere capitana della Nazionale Femminile ai Mondiali. Non è un problema di tempo né di visibilità, è questione culturale che nel 2019 non possiamo più rimandare.