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Nervi scoperti in casa rossonera: il Milan va a Siena carico di tensione

E’ un Diavolo infastidito ed innervosito quello che si prepara a raggiungere la città del Palio. L’importanza della partita, i punti lasciati per strada, i primi rumors di mercato e qualche piccola polemica stanno minando la tranquillità dei ragazzi di Allegri.
A cura di Alberto Pucci
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Siena Caput Mundi? – L'avversario non è certo dei più temibili ma le "bufere" degli ultimi giorni, che hanno investito il "mondo" rossonero, rischiano di farlo diventare più spaventoso del Bayern Monaco di Ribery e Robben. L'avvicinamento alla tappa senese dei rossoneri, contro una squadra già retrocessa e agitata da un futuro per niente decifrabile, è iniziato nel peggiore dei modi. Sono già alcune settimane che il clima, intorno a Milanello, è diventato meno respirabile. Dalle polemiche nate dopo la trasferta di Firenze, la truppa di Allegri naviga a vista, in mezzo ad un mare che si fa sempre più agitato. Le "frecciate" di Silvio Berlusconi ed i malumori (a dir la verità, subito rientrati) di El Shaarawy, sono stati il preludio a giorni difficili e complicati da gestire. Il clamoroso diverbio, nato sotto gli occhi di alcuni tifosi presenti a Milanello, tra l'allenatore rossonero e Robinho e quello tra Ambrosini e Yepes, sempre durante la seduta atletica di ieri, sono stati gli ultimi episodi di nervosismo, arrivati poche ore dopo la triste serata "razzista" di San Siro. Vicende che testimoniano quanto la partita contro il Siena stia, evidentemente, pesando sulla psiche dei protagonisti rossoneri e di quanto la tensione, per un obiettivo che era a portata di mano e che ora lo è meno, sia arrivata ai livelli di guardia.

Escalation di nervosismo – Escludendo Pescara, il motore del Milan sta "battendo" in testa dalla trasferta decisiva contro la Fiorentina. Dal secondo tempo del "Franchi", per la precisione, l'escalation di "irritazione e fastidio" è salita vertiginosamente. Contro il Napoli arrivò un pareggio carico di rimorsi e polemiche contro l'allenatore, colpevole di aver lasciato fuori El Shaarawy, nella sfida di Torino ai Campioni d'Italia, i rossoneri persero senza nemmeno giocare (e Berlusconi s'infuriò), a Milano, contro il Catania arrivò una vittoria tirata per i capelli, giunta dopo esser stati sotto di un gol, grazie a San Pazzini ed al timbro finale del rientrante Balotelli.

“ La polemica sul patch della Champions? E' stato un errore nella foto, ma qualche poveraccio ha costruito chissà che cosa ”
Adriano Galliani
Poi ci fu Milan-Torino (1-0 di misura, dopo i miracoli di Abbiati), la trasferta di Pescara ed infine lo scialbo pareggio contro la Roma, zeppo di polemiche e malumori. In tutte queste partite, al di là del gioco e del risultato, la tensione è venuta a galla in diversi momenti e per vari motivi: le continue offese a Mario Balotelli, il nervosismo di El Shaarawy per una condizione approssimativa e per un gol che non arriva, la rabbia di Boateng per i fischi di San Siro, a lui riservati…e poi Montolivo che si ferma ai box per infortunio, Muntari che impazzisce mettendo le mani addosso all'arbitro, Bonera inquieto per il ritardo del prolungamento del contratto e visto a Torino (pare) per trattare con la concorrenza ed infine, ciliegina sulla torta, Robinho che litiga con Allegri davanti a tutti.

Dal campo alla scrivania – L'alta marea, questo "tsunami" di polemiche, è ovviamente arrivato anche in panchina e ai piani alti di Via Turati, a Milano, dove ha gli uffici il club più titolato al mondo. Adriano Galliani e Massimiliano Allegri hanno avuto settimane di "super lavoro" ed hanno dovuto far ricorso alle "riserve" di pazienza e diplomazia. Il tecnico, preso di mira dal presidente, ha dovuto navigare in mezzo ai "rumors" di mercato che circolano intorno al suo nome e ad indiscrezioni giornalistiche (peraltro arrivate da fonti attendibili) che hanno lasciato il segno. Sotto tiro per l'esclusione e la gestione del "faraone" e per il non gioco di queste ultime settimane, il tecnico toscano ha pure dovuto dare spiegazioni per la furibonda lite di ieri: episodio, tra l'altro, non nuovo dalle parti di Milanello dopo i "match" andati in scena negli anni passati (Rossi vs. Capello, Ibra vs. Onyewu). Adriano Galliani, dal canto suo, nel fare il pompiere e spegnendo sul nascere altri focolai di nervosismo, si è ritrovato "scottato" dalla polemica a distanza con la Fiorentina che ha sparato ad "alzo zero" verso Milano in più occasioni e per vari motivi: per decisioni arbitrali, per la mancata contemporaneità tra le gare viola e quelle rossonere, per la "famosa" foto della terza maglia milanista, con tanto di "patch" della Champions League. Diatribe che, inizialmente, hanno lasciato l'ad rossonero indifferente ma che, con il passare del tempo, hanno colpito nel segno trascinando anche Galliani nel "frullatore" della polemica. La speranza è che gli ultimi novanta minuti si portino via, non solo il campionato, ma anche queste discussioni sterili ed inutili. Difficile che accada ma, si sa, la speranza è l'ultima a morire.

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