Nella sinfonia dell’Italia ad un passo dalla qualificazione, stona solo Balotelli

Mentre la Nazionale italiana di calcio continua il suo cammino verso la qualificazione ai prossimi Europei, meta ad un pungo di punti dopo la vittoria dell'Italia con le Far-Oer per 1-0, il Commissario Tecnico Cesare Prandelli ha alcune gatte da pelare non di poco conto. Già in precedenza avevamo sottolineato la difesa-bunker azzurra ma il problema in attacco per un'Italia il cui modulo preferisce non troppe punte di ruolo in campo e un conseguente, costante ballottaggio per un posto degli attaccanti di ruolo (leggasi i vari Gilardino, Pazzini, Matri, Borriello). È vero, anche nell'ultimo incontro di qualificazione la porta dell'Italia è rimasta inviolata ma il successo è arriato con il minimo sindacale, un golletto dopo 10 minuti segnato, guarda caso da Cassano, attaccante anomalo pronto a fare il trequartista o il rifinitore all'occorrenza.

LA ‘GRANA' BALOTELLI – Ma a proposito di problemi da risolvere, Prandelli ne ha uno in particolare che dovrà affrontare in queste settimane in maniera definitiva e si chiama Mario Balotelli. Il fenomeno del calcio italiao, talento e scommessa ex Inter e oggi a Manchester nel City di Roberto Mancini, suo padre putativo nel mondo del pallone, ha fatto parlare ancora una volta di sè e non per prestazioni altisonanti e giocate da campione. L'ultima amichevole contro le Isole Far-Oer ha evidenziato qualche frizione di troppo all'intero del gruppo azzurro, tra il tecnico e il gioiellino italiano. Balotelli è stato utilizzato solamente nei minuti finali di una partita che si era dimostrata minuto dopo minuto a ‘rischio' malgrado la caratura modesta degli avversari tutt'altro che imbattibili sulla carta ma che dopo lo svantaggio iniziale hanno messo alle corde la titolata Italia colpendo una traversa e un palo. E allora perchè davanti ad una cosí evidentre difficoltà nel finalizzare le occasioni, Prandelli non ha inserito Balotelli prima? Semplicemente perchè Supermario chiamato a riscaldarsi è sceso a bordo campo con la svogliatezza di un ragazzino che non ha intenzione di fare i compiti a casa: corsetta e preparazione a ritmi blandissimi e – malgrado le richiamate dalla panchina azzurra – nessun segnale di volontà nel prepararsi al meglio per entrare in partita. Risultato: riscaldamento oltremodo lungo e utilizzo più che mai minimo.

PRANDELLI, IL TENERO DAL PUGNO DI FERRO – Al di là dei motivi, resta l'atteggiamento. Prandelli si è rivelato e ha confermato con i fatti, di essere oltre un Ocmmissario Tecnico chiamato a scelte obbligate per il bene del collettivo e il raggiungimento dei risultati, ad essere anche un ‘padre‘ se non – nei casi più delicati – un ‘fratello maggiore‘ per i giocatori che hanno chiesto maggior supporto. Una ‘accondiscendenza' necessaria per non perderee per strada talenti importanti ma anche per dare al gruppo quella fisionomia essenziale per il progetto di squadra ben stampato nella testa del CT. Senza guardare in faccia a nessuno, con il classico pugno in una carezza, con un ‘codice etico' autoimposto che non ammette eccezioni. Ne sono state in passato chiari segnali di ‘tolleranza zero‘ la mancata convocazione di De Rossi e di Balotelli tper le intemperanze comportamentali quando, con la maglia giallorossa, si era macchiato di falli di reazioni e atteggiamenti antisaportivi in campo che gli avevano precluso la convocazione in Nazionale; o con lo stesso Cassano quando il comportamento del Genio di Bari Vecchia cozzava con le scelte ‘deontologiche‘ del gruppo azzurro. Pugno di ferro vellutato perchè cotnemporaneamente lo stesso Prandelli è stato il primo sostenitore di Cassano nei momenti piú difficili della sua carriera o di Gilardino, coinvolto nel progetto azzurro con costanza o di Pepito Rossi che – malgrado la sua pluriennale militanza all'estero si è sempre sentito parte integrante del progetto Italia.

NAZIONALE: L'ISOLA CHE NON C'E ‘ – Anche con Supermario c'è sempre stato un atteggiamento di totale apertura e di comprensione per il bene del ragazzo e del gruppo: ben sapendo delle potenzialitá di Balotelli, intelligentemente Prandelli ne ha sempre preservato l'integrità di fronte ad un'opinione pubblica ‘affamata‘ di nuove bravate del giocatore che oramai rischia di diventare l'ennesima'incompiuta' del calcio italiano. La Nazionale, cosí si è dimostrata un'isola felice dove chi vi approdava dimenticava i problemi contingenti con i propri club – vedasi in ultimo il caso Montolivo in difficoltà con a Fiorentina ma perno dell'unidici titolare azzurro o Aquilani, bistrattato qua e là in un calciomercato impazzito, ma sempre chiamato a rapporto ogni qualvolta la Nazionale doveva disputare impegni importanti. Anche nell'ultimo caso in questione, Balotelli è stato difeso da Prandelli che nella conferenza stampa di fine gara ha semplicemente detto "avrei dovuto farlo entrare prima" senza entrare nel merito del comportamento indisponente del giocatore. Scelta difficile ma che ben si sposa con l'idea di non dare scossoni ad un gruppo i cui risultati sono più che confortanti in campo. Eppure, davanti anche all'amichevole contro la Slovenia, il clan azzurro chiamerà a rapporto Balotelli. Va bene non creare dei ‘casi' ma è opportuno che alcuni comportamenti scompaiano al piú presto. Qualche esempio? Balotelli in panchina con l'i-pad e il defilarsi costantemente negli allenamenti prepartita, sempre in ultima fila quando c'è da correre e sudare o l'arrivo all'ultimo minuto quando si iniziano le sedute. Semplici ‘bischerate‘? Forse, ma alla lunga anche Matusalemme perse la pazienza…