E' come l'anno scorso, meglio dell'anno scorso. Il Napoli di Ancelotti torna a battere il Liverpool al San Paolo, ancora con un gol nel finale. Stavolta però finisce 2-0, rigore di Mertens e spunto di Llorente da esperto centravanti d'area. Evidente il percorso di radicamento di un'identità più europea di una squadra che batte i campioni d'Europa sul ritmo, senza indietreggiare, senza rinunciare ai suoi valori.

Le chiavi della partita

Il Napoli affronta i campioni d'Europa non con la frenesia di chi sente di dover giocare la partita perfetta. Mantiene la sua visione, il suo piano di gioco, l'aggressione alta sui terzini, l'occupazione degli half-spaces, il dialogo stretto Insigne-Fabian Ruiz. Insieme, tiene Mertens in un ruolo più slegato dai dogmi dell'equilibrio in transizione, centrocampista aggiunto che si oscura per poi scattare a fari spenti e scompaginare le letture di Robertson. Il belga dialoga con Callejon, a tutta fascia, e lascia il dominio dell'area prima a un Lozano anonimo poi a Llorente. Così i rischi del Napoli arrivano su errori e leggerezze individuali, su contropiede incassati dai calci d'angolo a favore, su disimpegni difensivi imprecisi e frettolosi. Ma la squadra di Ancelotti legittima la vittoria con una quota di 1.81 expected goals contro 0,79, la più bassa produzione offensiva per il Liverpool in stagione.

Pur con meno passaggi totali e nella trequarti offensiva, il Napoli riesce ad essere più diretto, più produttivo, a sfruttare meglio il possesso palla grazie alle 37 combinazioni tra Fabian Ruiz e Mario Rui. Non è un caso, poi, se le due principali direzioni di passaggio del Liverpool siano disimpegni orizzontali tra difensori.

Le formazioni: Ancelotti aggredisce sulle fasce

Ancelotti disegna un Napoli offensivo, con Callejon e Insigne sulle fasce, Mertens e Lozano davanti per disturbare Fabinho, l'uomo tattico del Liverpool insieme a Henderson e Milner, mezzala più versatile di Wijnaldum, la cui area di influenza rimane più circoscritta al settore di centro-sinistra.

Callejon e Mertens si scambiano subito le posizioni, ma il Napoli capisce subito, dopo quattro minuti, l'importanza delle coperture preventive sulla fuga di Salah, lanciato in due contro due in campo aperto da un calcio da fermo per gli azzurri, chiuso in ripiegamento generoso da Allan. Ma il Napoli, che già contro la Juve ha subito in gol in contro-fuga da un calcio piazzato in attacco, rimane convinto della sua strada. E la strada passa per la sfida individuale contro i terzini prima, collettiva poi nell'occupazione degli spazi. Tuttavia, è ancora da una situazione favorevole che il Napoli rischia nel finale: decisiva al 43′ la diagonale di Mario Rui sull'assist rasoterra orizzontale di Milner.

Squadre alte, Mertens arretra con Lozano prima punta

La squadra di Ancelotti preme soprattutto con Insigne su Alexander-Arnold, che spinge bene ma vince il 9% in meno dei contrasti di Kyle Walker, suo omologo al Manchester City. Da quella parte, con l'accompagnamento di Fabian Ruiz che disegna la traccia interna e va due volte al tiro da fuori, destro e sinistro, nasce l'azione del gol annullato a Lozano. Ma lo schema che porta lo spagnolo al tiro dal vertice dell'area ne esalta qualità e corsa nella posizione ibrida, un po' ala e un po' mezzala, che Ancelotti ha creato proprio per dargli modo di dominare il gioco nel corridoio interno. Nei cambi di gioco, però, Callejon sa come farsi valere nel dialogo con le punte: da quella parte sfida Robertson che sotto pressione tende ad arretrare e proteggere l'area.

Confronto fra le mezzali: più concentrato nel suo settore e preciso nelle verticalizzazioni Fabian Ruiz, più universale Milner
in foto: Confronto fra le mezzali: più concentrato nel suo settore e preciso nelle verticalizzazioni Fabian Ruiz, più universale Milner

Entrambe le squadre giocano alte, il Napoli può contare sull'energia di un Koulibaly in condizione decisamente migliore di quanto visto nelle prime partite della stagione. Quando uno dei tre attaccanti del Liverpool punta la difesa, è lui a staccarsi per coprire la diagonale e intercettare il passaggio o a uscire spavaldo nell'uno contro uno fisico. Va a prendersi Salah, interpreta il duello più importante della partita contro l'uomo che più di tutti rappresenta il gioco verticale del Liverpool, che fa funzionare il contro-pressing di Klopp con due linee di centrocampo e attacco molto vicine. Così si facilita il recupero alto del pallone, vero valore aggiunto del Liverpool.

Il contributo in termini di intercetti dei due centrali del Napoli neutralizza nei primi venti minuti i movimenti abituli di Firmino che cerca di dare respiro e profondità alla manovra galleggiando sulla trequarti. Ancelotti di fatto tiene i due centrali staccati, chiede a Callejon di rimanere molto alto in linea con Allan e Mario Rui, che scambia 28 volte nel primo tempo con Fabian Ruiz (la combinazione più frequente di passaggi), avvicina Mertens a Di Lorenzo nel corridoio di centro-destra e lascia Lozano punta di movimento in fase di costruzione.

Le posizioni medie nei primi 20 minuti del Napoli (azzurro) e del Liverpool (blu) che si distende in ampiezza e svuota il centro del campo
in foto: Le posizioni medie nei primi 20 minuti del Napoli (azzurro) e del Liverpool (blu) che si distende in ampiezza e svuota il centro del campo

Il Liverpool cresce prima dell'intervallo

Quando il Napoli prende campo e porta tanti uomini nella zona della palla, il Liverpool un po' si schiaccia per poi distendersi velocemente in verticale sulle respinte corte, ma spesso il lato debole rimane scoperto e gli azzurri riescono ad avviare un extra-possesso con almeno una linea di passaggio libera nell'ultimo terzo di campo.

Chiara comunque l'intenzione di Ancelotti di tenere Di Lorenzo bloccato come terzo centrale nella fase di possesso, esattamente come Maksimovic al San Paolo contro il Liverpool un anno fa. In dieci occasioni è lui a toccare per Callejon e spostare l'azione in avanti. Altrettanto evidente come Insigne, sfruttando la posizione più alta e aperta di Mario Rui (protagonista di quattro anticipi nel primo tempo) venga a occupare lo spazio centrale tra le linee.

Il Liverpool sale nel finale di primo tempo, rischia su un calcio d'angolo ma i Reds chiudono il primo tempo con 0,52 expected goals contro gli 0.2 del Napoli: lo 0-0 si può considerare una traduzione corretta dell'andamento della partita.

I numeri del primo tempo

Il Liverpool chiude il primo tempo con 9 tiri a 5, ma sono due per parte le conclusioni nello specchio. Il Napoli completa 15 passaggi in più e vanta quattro dei cinque giocatori che ne effettuano più di 30: il leader è Fabian Ruiz (37), Fabinho (32) l'unico dei Reds in top 5. Tuttavia, ci sono solo giocatori del Liverpool tra i primi cinque per passaggi nella trequarti offensiva, su tutti Mané (11) e Robertson (10 su 10).

Il Napoli pressa bene ma si distrae dietro

Nel secondo tempo, il Liverpool parte con una configurazione leggermente diversa. Scherma a uomo sulle mezzali del Napoli per ostacolare l'uscita bassa del pallone ai centrali azzurri, che non trovano uomini liberi. Ma le linee si allentano, e quando Allan supera la prima linea di pressing nasce la trama corale che conduce alla migliore occasione della partita, con sensazionale parata di Adrian su volée acrobatica e ravvicinata di Mertens. La squadra di Ancelotti pressa meglio, recupera palla con più frequenza e velocità, costringe il Liverpool a una circolazione meno sicura, più affrettata.

Sono ancora le leggerezze individuali, però, a penalizzare una partita di squadra di buonissimo livello. Gli azzurri ringraziano Mané che sbaglia il passaggio a Salah, in superiorità numerica, al termine di un altro contropiede subito da un calcio d'angolo a favore. Al minuto 65, poi, l'assist di certo involontario di Manolas a Salah, nel momento migliore del Napoli, non cambia il risultato solo per effetto di una gran parata di Meret.

Dura appena due minuti in più la partita di Lozano, stavolta non indimenticabile: dentro Llorente.

La partita di Lozano e Mertens fino al momento dell’uscita del messicano
in foto: La partita di Lozano e Mertens fino al momento dell’uscita del messicano

Napoli: funzionano i cambi, vince di ritmo

La svolta nella manovra del Liverpool è la crescita di Firmino. La stanchezza che affiora nei centrocampisti del Napoli aumenta gli spazi fra le linee per il regista offensivo dei Reds, che illumina, dipinge, conclude. Fisicamente paga anche Allan, sostituito da Elmas nell'ultimo quarto d'ora. Rimane un elemento d'ordine, il macedone, anche se non è un mediano di rottura come il brasiliano.

Llorente va a sfidare di fisico Van Dijk, ma l'impressione è che serva un episodio per sbloccare la partita. E arriva sul rigore, apparentemente generoso, per l'ingenuo sgambetto di Robertson su Callejon che come sua abitudine rientra da destra e punta l'area. Mertens incrocia e premia una squadra che ha avuto la pazienza di aspettare, la coerenza di non cambiare natura e piano di gioco. Poi Llorente, sull'unico errore grave di Van Dijk, sguscia non visto da dietro, raddoppia e legittima un successo che sa di maturità. Un piccolo passo in Champions, un grande passo per realizzare i sogni di grandezza.