Maurizio Sarri, la Juventus, il Comune di Napoli e la gestione dello stadio San Paolo. Aurelio De Laurentiis è un fiume in piena e tracima in occasione della presentazione del prossimo ritiro estivo dei partenopei. Per l'ottavo anno consecutivo gli azzurri svolgeranno il pre-campionato e la preparazione a Dimaro, in Trentino Alto Adige: venti giorni, dal 10 al 30 luglio, e poi ci sarà la prima uscita ufficiale di rango in amichevole (il 4 agosto, a Dublino) contro il Liverpool di Klopp finalista di Champions. La domanda sorge spontanea: chi si accomoderà in panchina? ci sarà ancora l'attuale allenatore? e che squadra si vedrà, sarà rivoluzionata oppure resterà l'ossatura della rosa che ha sfiorato la conquista dello scudetto? Il patron tocca tutti gli argomenti sul tavolo a cominciare dalla questione tecnico.

Con Sarri ci vedremo la prossima settimana, per allora è fissato l'appuntamento. Spero che resti ma non posso certo obbligare le persone a restare con la forza. Sono stato io  a volerlo alla guida del Napoli. Non saprei se lui ha perso le motivazioni, abbiamo investito su di lui e con lui, speriamo di poter fare ancora di più ma non per forza prendendo calciatori che costano tantissimo.

Concetto chiaro: il Napoli non si discosterà dalla linea seguita finora. Del resto, non potrebbe farlo considerato che la forza economica non è certo paragonabile a quella della stessa Juventus. E poi in passato ci è riuscito anche con un budget notevolmente inferiore, stoccata che il patron non risparmia di certo all'allenatore.

Siamo arrivati secondi anche con Walter Mazzarri in panchina e con un monte ingaggi che era molto più basso di quello attuale. Con Benitez siamo andati vicinissimi al terzo posto ed abbiamo scoperto calciatori che in seguito sono diventati campionissimi.

E proprio quei ‘campionissimi' – come li ha definiti De Laurentiis hanno costituito la spina dorsale di una squadra cresciuta tantissimo in questi anni, fino ad annullare il gap con la corazzata bianconera. Quest'anno il Napoli è stato a un passo dal piazzare il colpo grosso: la vittoria di Torino sembrava aver rimesso tutto in discussione poi qualcosa è andato storto. Ma non nell'albergo di Firenze, come raccontò Sarri. Piuttosto in altri ambienti.

La distanza dalla Juve è di 6 punti, mantenendola anche all'ultima giornata, se ci sono stati rubati 8 punti allora posso dire che lo scudetto è del Napoli e che ce l'hanno rubato – ha aggiunto il presidente -. Chi e come? Il non applicare il Var, il comportamento discutibile arbitrale.

L'ultimo cioccolatino è per il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Motivo del contendere, sempre lo stesso: la questione dello stadio San Paolo che, al netto dei lavori di ristrutturazione, rischia di costringere il club a giocare le prime gare della Champions e del campionato altrove oppure a capienza notevolmente ridotta.

L'idea che si facciano i lavori al San Paolo mentre noi giochiamo la Champions è assurda – ha concluso De Laurentiis -, Auricchio (capo di gabinetto del Comune) è un fesso perché ha rinunciato ai soldi del Credito sportivo. Se i lavori non iniziano il 21 maggio è come fare un favore al fratello del sindaco che organizza i concerti (il 7 giugno ce n'è uno in programma in onore di Pino Daniele, ndr).