Cosa ne sarà di Lorenzo Insigne. Il Napoli deve deciderlo adesso e poi procedere con chiarezza. Se vuole veramente che resti allora è necessario che l'opera di recupero del calciatore inizi da subito, evitando il chiacchiericcio del gossip su cose dette, non dette, mezze frasi e spifferi di spogliatoio. Servono a nulla, se non ad alimentare malumori, diffidenza e soprattutto a erodere lentamente l'appeal del giocatore agli occhi del pubblico (mai tenero nei sui confronti) e dei potenziali acquirenti. Se il club pensa che il suo ciclo in azzurro sia finito e che – dinanzi a un'offerta congrua, ammesso che arrivi – possa partire non è il caso più di tirarla per le lunghe: tenere in seno allo spogliatoio uno scontento con pochi stimoli e la ‘sindrome di calimero' rende tutto più difficile.

Nell'uno e nell'altro caso, però, è importante che lo stesso Insigne schiarisca le idee. Se porti la fascia di capitano al braccio – segno di fiducia da parte della società – moderi le parole, calibri i toni e soprattutto eviti a pochi giorni da un quarto di finale con l'Arsenal di parlare del tuo futuro lasciando sospese frasi che danno adito a interpretazioni di varia natura. Se consideri effettivamente la tua permanenza a Napoli e a 28 anni, legittimamente, credi di poter ambire a qualcos'altro, sia di meglio o sia diverso, lo dici con altrettanta sincerità e dai mandato al tuo procuratore di trovare la sistemazione che più t'aggrada. Al momento, però, eccezion fatta per approccio dell'Atletico Madrid (che avrebbe offerto 50 milioni), non si registrano proposte indecenti.

Tra il dire e il fare, però, ci sono un contratto fino al 2022 (che non ha clausola rescissori e ha fatto di Insigne il più pagato della rosa con uno stipendio di 4.5 milioni netti più bonus) e le pretese della società che ha fissato un prezzo per il cartellino non inferiore ai 70 milioni di euro. Un patrimonio, tecnico ed economico, da tutelare nonostante la piazza non lo riconosca un idolo. Altra questione non meno importante: il rapporto con Carlo Ancelotti che, dopo la sostituzione contro l'Arsenal, ha mostrato qualche crepa. Ecco perché è necessario sciogliere il nodo subito, che sia sacrificio doloroso ma utile a tutti oppure proseguimento del rapporto con fiducia reciproca. E' uno dei presupposti per ridare slancio alla ambizioni del presidente del tecnico che vogliono aprire un nuovo ciclo dopo questi ultimi anni provando (finalmente) a vincere qualcosa che non sia più solo la Coppa Italia.