È il crocevia della stagione. Il momento decisivo per il Napoli di Ancelotti e per una annata a metà fra la normalità, di un secondo posto a grande distanza dalla Juventus, e il sogno, con le semifinali d’Europa League ad un passo. Un passo però, sbarrato dall’Arsenal e da una gara d’andata, chiusa sotto di due gol e senza alcuna rete all’attivo, disastrosa. Eppure, non tutto è perduto col patto siglato all’interno dello spogliatoio nel pre-match col Chievo, come pietra angolare sul quale costruire la missione impossibile. Una missione chiamata remuntada. E così, dall’effetto ‘San Paolo’, stracolmo in ogni ordine di posto, alla voglia della squadra di rimediare alle mancanze dell’Emirates fino alla scarsa verve dei Gunners in trasferta, ecco i motivi per i quali il Napoli può sperare nell’impresa. A tratti, disperata.

Effetto ‘San Paolo’, catino di Fuorigrotta strapieno

Il ‘San Paolo’ è pronto a entrare in gara e a far sentire la propria voce. Il dodicesimo uomo è già in campo (da tempo) con ben 38mila tagliandi venduti in pochi giorni nelle scorse settimane. Per una sfida di cartello che, oggi, dopo la disfatta di Londra, diventa spartiacque per la stagione e per il giudizio globale sulla prima annata con mister Ancelotti in panchina. I tifosi sono pronti, carichi e determinati a far valere la legge dello stadio azzurro capace, in 24 gare di Europa League, di essere espugnato in sole tre circostanze.

Di cui due nella fase a eliminazione diretta con Viktoria Plzen e RB Lipsia. Ma non, aggiungiamo, col pubblico delle grandi occasioni. Nel primo caso, 13mila spettatori, nel secondo, appena 14mila. Poi, con un pubblico importante, da almeno 30mila supporters, 3 pareggi ed altrettante vittorie contro RB Salisburgo, AIK Solna, Utrecht, Steaua Bucarest, Porto e Liverpool.

Il resoconto delle gare interne del Napoli in Europa League (transfermarkt.it)
in foto: Il resoconto delle gare interne del Napoli in Europa League (transfermarkt.it)

Con un bilancio globale, a prescindere dal pubblico, invece, di 14 successi, 7 pari e, come detto, 3 insuccessi con 53 gol all’attivo e 22 reti incassate per una percentuale di vittoria che sfiora il 60%, ovvero: il 58,3%. Con tre delle 24 partite, infine, con un punteggio interessante: 3-0. Lo score che servirebbe stasera per superare l’Arsenal e tornare in una semifinale continentale dopo quattro anni d’assenza. L’urlo del ‘San Paolo’, e non di Chen, che terrorizza l’occidente, in questo caso, i Gunners, è pronto a echeggiare nel catino campano.

 

Il patto di Verona e la voglia di riscatto degli azzurri

E poi c’è la voglia di un gruppo coeso, compatto di lavare l’onta di Londra e cancellare un ko, a tratti, specie nel primo tempo, meritatissimo. Tutti, nessuno escluso, sono chiamati al riscatto, individuale e di squadra, per equilibrare una prestazione, quella dell’andata, assolutamente non all’altezza della situazione. Per un rendimento corale che ha aperto punti di domanda a cui la squadra, al proprio interno, ha risposto siglando un patto, sino all’ultima giocata utile, per l’insperata remuntada. Verona, passerella in campionato, e città fatale nel '90 per il Napoli di Maradona, potrebbe essere la località da cui parte la rivoluzione partenopea, la rivincita di un popolo che, malgrado tutto, confida ancora nei suoi beniamini.

il rendimento esterno dell’Arsenal in Premier League (whoscored.com)
in foto: il rendimento esterno dell’Arsenal in Premier League (whoscored.com)

Arsenal vulnerabile fuori casa: rendimento esterno da ottavo posto in Premier

Uno dei pregi dell’Arsenal è quello di giocare un calcio spumeggiante, verticale, bello, avvolgente, offensivo. Come, del resto, ampiamente dimostrato non meno di sette giorni fa. Eppure, questo che pare essere un pregio non di poco conto, sembra essere il solo metodo di gioco conosciuto dagli interpreti di Emery quasi inconsciamente incapaci di abbracciare un calcio, in certe occasioni vitali, più attendista, difensivo, pragmatico. E poi c’è un rendimento esterno, figlio soprattutto di questa logica d’attacco, al di sotto delle attese e di una squadra comunque composta da tantissimi campioni. I Gunners, difatti, passando dall’Emirates alle sfide esterne cambiano volto rivelando tutti i punti deboli di un pacchetto arretrato assolutamente perforabile.

 

Specie, quando manca Koscielny al centro o quando si sistema con una difesa a tre con Monreal, sulla sinistra, fra i nei degli inglesi. E pure i numeri non promuovono l’Arsenal in gare in trasferta con ben 6 sconfitte in Premier, con un rendimento da ottava della piazza fuori dal proprio stadio, e due sconfitte di fila fra Bate Borisov e Rennes nei turni a eliminazione diretta dell’Europa League con un 1-0 rimediato in Bielorussia ed un 3-1 in Francia. Sperare, e vincere, si può.