Matias Suarez: “Via dall’Anderlecht a fine stagione, temo per la mia famiglia”

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Il calciatore argentino, sconvolto dall’attacco terroristico, confessa di voler lasciare il club e il Paese a fine campionato: “A Bruxelles c’è un quartiere abitato da molti jihadisti e la stazione dei treni non è tanto distante da casa mia”.

L'attacco al cuore dell'Europa e la ferocia del terrorismo hanno sconvolto il Belgio dopo la Francia. Il clima è tremendo, l'atmosfera greve. La paura fa parte del corredo accessorio quotidiano devastato dalle esplosioni e dalla consapevolezza di essere bersaglio mobile della follia omicida. Stop ai campionati, l'amichevole tra i ‘diavoli rossi' di Wilmots e il Portogallo, inizialmente annullata, si giocherà ma a campi invertiti. Euro 2016 non verrà rinviato, né dirottato verso altri Paesi, né le gare avranno luogo a porte chiuse (come assicurato dalla Uefa): il mondo del calcio prova a reagire con la forza di volontà a una situazione drammatica e di profonda insicurezza. Radja Nianggolan, il ‘ninja' della Roma, ha raccontato la sua storia di ‘miracolato' dalla sorte: la partecipazione a un evento pubblicitario ha fatto sì che non si trovasse nell'aeroporto al momento delle deflagrazioni. Le immagini di Bruxelles ‘in fiamme' lo hanno scosso fin dentro l'anima. Come lui, tutti i giocatori della nazionale (c'è anche un altro ‘italiano', Dries Mertens del Napoli) e quelli che militano nel campionato belga.

Paura, ansia sono le mozioni manifestate da Matias Suarez, attaccante argentino dell'Anderlecht, che ai media ha confessato tutti i propri timori: "Ho molta paura e a giugno farò di tutto per andare via – ha ammesso a Cadena 3 -. A Bruxelles c'è un quartiere abitato da molti jihadisti e la stazione dei treni non è tanto distante da casa mia… E' terribile e farò di tutto per lasciare questo posto una volta conclusa la stagione. Sono preoccupato per la mia famiglia, devo proteggerla. Ne ho già parlato anche con il mio agente". Il calciatore sudamericano è in Belgio dal 2008 e adesso ha solo voglia di lasciare tutto alle spalle. "La società mi ha contattato dicendomi che gli allenamenti erano stato annullati. Mi stavo recando al campo ma mi hanno detto che che doveva starmene a casa, senza usare il cellulare. Ho chiamato subito mia figlia per sapere come stava".

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