Maradona rischia il processo per aver diffamato Equitalia

Diego Armando Maradona e il Fisco, la partita infinita. Un querelle che va avanti da una decina di anni e adesso fa registrare l'ennesimo capovolgimento di fronte: il gup del Tribunale di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio dell'ex fuoriclasse del Napoli e dell'Argentina con l'accusa di diffamazione nei riguardi di Equitalia. Parole come ‘tentato dal fare gesti estremi a causa del Fisco' che l'ex Pibe de Oro avrebbe pronunciato attraverso il proprio avvocato, Angelo Pisani, mettendo nel mirino l'Istituto per la riscossione dei crediti e il suo presidente, Attilio Befera. Il fatto accadde a maggio del 2012, quando in quel periodo a causa della disperazione per la crisi e delle difficili condizioni economiche si registrò un aumento del numero dei suicidi.
"Non sono mai stato evasore. Non ho neppure firmato i contratti, lo hanno fatto Coppola e Ferlaino che ora possono andare tranquillamente in giro mentre a me hanno sequestrato l'orologio e l'orecchino". Maradona s'è sempre difeso così da quando, nel febbraio del 2005 venne condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a pagare 39 milioni di euro per le tasse considerate evase (e interessi maturati) nel periodo in cui era al Napoli. Dossier, perizie, incartamenti prodotti dai suoi legali non sono mai stati ritenuti sufficienti dal Fisco italiano che per molto tempo ha considerato Maradona un evasore, reato per il quale ha anche rischiato di finire in galera. L'ex ‘mano de dios' sfogò la sua rabbia per quella situazione – come spiega la richiesta del gup romano tenendo conto del capo di imputazione – lasciando trapelare di essersi sentito ‘vittima di procedure irregolari, responsabili di averlo portato a compiere gesti estremi, come accaduto ad altre persone'. Due anni fa, ospite nella trasmissione di Fazio ‘Che tempo che fa' si rese anche protagonista di un gesto offensivo nei confronti dell'Ente con il quale ha un contenzioso divenuto proverbiale.
