Mancini in tribunale, si difende: “Faccio un altro mestiere”

Il tecnico jesino Roberto Mancini è stato interrogato nell'udienza preliminare del processo che lo vede imputato per bancarotta fraudolenta da un milione ed ottocentomila euro della Img Costruzioni. L'allenatore dell'Inter si è difeso dando la sua spiegazione dei fatti: "Mai sentito parlare della Img, ho affidato le mie cose extracalcistiche nel 1994 all'avvocato Stefano Gagliardi, che nel 1989 fu anche testimone di nozze di mia moglie. Curava le mie cose extracalcistiche, avevo totale fiducia in lui, io avevo il mio lavoro a cui pensare: mi fece creare la società Camilla", ha spiegato Roberto Mancini alle domande del suo avvocato Carlo Longari.
"Dopo il 2008, quando finì il mio rapporto con l’Inter, ero a casa a non fare nulla per la prima volta in trent'anni e così iniziai a fare un po' di conti", ha continuato ancora Mancini, come riportato dal Corriere della Sera, "e venne fuori che c'erano due appartamenti comprati e poi venduti a mia insaputa, di cui non mi erano mai stati dati i soldi. Mi accorsi che Gagliardi aveva una procura generale a fare qualsiasi cosa, datagli da mia moglie a mia insaputa, così revocai la procura all'avvocato e mi intestai tutte le quote della società Camilla nel 2009". Poi il tecnico si è difeso anche dall'imputazione per riciclaggio presso la filiale di Jesi della Banca Popolare di Ancona: secondo l'accusa non avrebbe girato sei assegni per "schermare" l'origine del denaro. "Non mi è venuto in mente di girarli. Faccio un altro lavoro, è tutto troppo tecnico per me". Anche perché il tecnico avrebbe utilizzato il denaro della società Camilla per scopi personali, senza una delibera che invece era necessaria. Delle disattenzioni, insomma, che rischiano di metterlo in guai seri.