Ma che gol ha fatto Arkadiusz Milik? L'azione che ha portato il Napoli in vantaggio all'Olimpico contro la Roma è un concentrato di tecnica, coordinazione, determinazione agonistica e killer instinct da centravanti che in area di rigore non perdona. Non lo ha fatto il polacco che, alla prima occasione avuta, ha trafitto Olsen finalizzando in maniera impeccabile un'azione scaturita dallo ‘scavetto' di Verdi.

Nasce tutto da lì, dal piede dell'ex bolognese che vede il movimento del compagno di squadra fiondatosi in area: il tocco sotto evita l'intervento dei difensori giallorossi, è calibrato alla perfezione ma c'è una sola incognita. Ce la farà l'ex Ajax a stoppare quella palla? Riuscirà a controllare la sfera senza restare sopraffatto dalla dinamica del movimento e dall'intervento del marcatore? Ed è allora che la punta dei partenopei sfoggia un colpo da maestro, da manuale del calcio: si avvita su sé stesso, smorza il pallone col tacco e lo addomestica quel tanto che basta per girarsi di scatto e battere a rete di collo pieno. Olsen, in uscita, nulla può.

Arkadiusz allarga le braccia e sorride. Si lascia ogni cosa alle spalle, a cominciare dai due anni di dolore e sofferenze che lo hanno costretto ai margini della squadra per il doppio infortunio alle ginocchia: rottura del crociato, l'una dietro l'altra, a sinistra e a destra. Il Napoli lo ha aspettato, Milik è tornato reagendo con orgoglio e diventando uno dei punti fermi della squadra di Carlo Ancelotti: 19 gol realizzati in 36 match stagionali, 16 in campionato… cifre che raccontano quanto sia importante il suo apporto per una formazione che resta la principale antagonista della Juventus in Italia e in Europa si prepara ad affrontare l'Arsenal nei quarti di Coppa.

So che posso crescere ancora tanto come giocatore, che posso aiutare di più la squadra – ha ammesso pochi giorni fa Milik in un'intervista a Sky -. Servirà un po’ di tempo. Spero di crescere ulteriormente il prossimo anno. A chi mi ispiro? Kane, Lewandowski, Suarez… se riesco a prendere qualcosa da loro allora potrò crescere ancora.