3 Giugno 2015
12:37

Lutto nel calcio, morto Fabbri: precursore del calcio totale ed “inventore” di Paolo Rossi

Portò i veneti dalla Serie B al 2° posto in Serie A, cambiò ruolo a Paolo Rossi trasformandolo nel centravanti che nel 1982 regalò il terzo mondiale all’Italia ed amava ripetere: “Il primo attaccante deve essere il portiere”. Pablito lo ricorda così: “Per me era come un padre”.
A cura di Giuseppe Cozzolino
Fabbri con i giocatori della Spal (foto dal profilo Twitter della società ferrarese)
Fabbri con i giocatori della Spal (foto dal profilo Twitter della società ferrarese)

Lutto nel mondo del calcio italiano: è scomparso infatti all'età di 89 anni Giovan Battista Fabbri, noto anche con il nomignolo Gibbì. L'ex centrocampista di Modena, Messina, Spal e Varese (oltre che di Pavia e Centese), è scomparso nella sua casa di Ferrara: nato a San Pietro in Casale l'8 di marzo del 1926, aveva legato il suo nome alla carriera di allenatore, iniziata proprio nella sua ultima squadra da calciatore, il Varese. Dopo un breve periodo con i varesotti, era passato ad allenare le giovanili del Torino per poi arrivare alla "sua" Spal.

Dopo sette anni con i ferraresi, però, iniziò un lungo girovagare fino ad arrivare nel 1973 al Vicenza dove esplose: sua l'intuizione di cambiare ruolo a Paolo Rossi (in precedenza giocava da ala destra), trasformandolo nel centravanti d'oro della Nazionale che avrebbe portato il titolo Mondiale nel 1982. "E' stata una persona fondamentale per la mia carriera – ha ammesso l'ex attaccanye – per me era come un padre. Gli volevo bene". Portò i biancorossi veneti prima in Serie A e poi sul secondo gradino del podio nella stagione successiva, dietro soltanto all'imprendibile Juventus, che vinse il campionato con appena 5 punti di vantaggio sul Vicenza.

Fu anche il precursore del cosidetto "calcio totale", ovvero quel tipo di calcio che ancora oggi è oggetto di dibattito perché prevede un gioco offensivo a discapito di quello difensivo, che dunque scardina uno dei principi cardine del calcio all'italiana, ovvero che "conta solo il risultato". Diversa la sua concezione del calcio, che invece era quella di segnare un gol in più degli avversari. Celebre il suo motto: "Il primo attaccante deve essere il portiere", che ben spiegava il suo modo di far scendere in campo le sue squadre. Si era ritirato dal campo nel 1989, per poi diventare direttore tecnico del Catanzaro prima e della Spal dopo: nel 1993 l'addio definitivo alle scene, dopo altri tre anni con la Spal e complessivi 57 anni di attività.

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