Lo spazio, il tempo e la tecnica individuale. Tutto questo è stato Xavi Hernández, per il Barcellona e per la Spagna. Questo ragazzo di Terrassa, che qualche ora fa ha terminato la sua carriera da calciatore professionista dopo oltre 20 anni giocati ad altissimo livello, è il simbolo di un modo di fare calcio che verrà ricordato per sempre. Un giocatore incredibile che ha intrapreso la sua carriera 7.580 giorni fa, segnando in goal nella sconfitta contro Maiorca nella Supercoppa spagnola, e ieri ha giocato il suo ultimo match con un Al-Sadd, battuto 2-0 Persepolis. Se l'Alfa e l'Omega della sua storia calcistica sono due gare perse, il resto della storia scritta da Xavi è fatta di tantissime vittorie e di partite memorabili che rimarranno nella storia del calcio moderno.

Con o senza la palla, il numero 6 è sempre al centro dell'azione perché il suo ritmo, le sue pause, la sua tecnica e la sua visione del gioco lo hanno reso un calciatore irripetibile; capace di dirigere, mandare in porta i compagni e di essere presente nell'area avversaria. Non esageriamo se diciamo che si tratta del depositario di un vero e proprio stile calcistico, il signor Xavi.

Quando un giorno dovremo provare a spiegare ai nostri figli e ai nostri nipoti cosa è stato il Barça dei primi anni 2000 non si potrà non partire da Xavi. Per la ricerca dello spazio e del tempo che aveva in mente Pep Guardiola si è affidato a lui, che aveva in mano il timone della squadra, e con Busquets, Iniesta e Messi il mondo interessato al calcio ha solo avuto la forza di applaudire avanti a tanta bellezza.

Nonostante il suo talento, già dimostrato nella Coppa del Mondo Under 20 che la Spagna vinse, nel Barça ha lottato per conquistare un posto nell'undici titolare: l'ombra lunga di Guardiola e la spietata concorrenza non lo aiutarono ma Rijkaard avanzò la sua posizione di qualche metro e da quel ha cominciato a comandare le operazioni dalla posizione di interno. Prima insieme a Deco, Van Bommel o Touré; poi con Busquets, Iniesta, Thiago, Cesc e Messi: tutti sono cresciuti sotto la protezione del Maestro, sempre con la palla tra i piedi e cercando di proporre. Mai il contrario.

Insieme a lui maturavano anche le squadre in cui giocava e così sono arrivati tantissimi titoli: Xavi è uno di quei calciatori che possono essere identificati con una filosofia, e questo vale sia per il Barça che per la nazionale spagnola. Il suo tocco, il controllo, la ricerca dello spazio attraverso il possesso ha tracciato una linea forte nella storia del futbol mondiale, segnando un prima e un dopo. Aveva detto basta con il ‘calcio vero' con la finale di Champions League a Berlino ma ora non indosserà più gli scarpini: da quando ha iniziato a calcare campi importanti Xavi ha afferrato la palla e non ha mai lasciato che si allontanasse troppo, doveva essere sempre a sua disposizione per qualsiasi tipo di giocata. Ora continuerà dalla panchina e se dovesse avere lo stesso impatto che ha avuto in campo lo rivedremo protagonista molto presto ma, nel frattempo, dobbiamo prendere atto che uno dei migliori  giocatori della storia del calcio spagnolo ha detto "basta". Gracias por tanto, Maestro!