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Lavezzi: “Nostalgia di Napoli e dell’Italia. Spero di tornare”

L’ex azzurro confessa: “Vado più d’accordo con la cultura italiana. Napoli è una città che mi ha dato tanto e dove mi sono trovato sempre bene”.
A cura di Maurizio De Santis
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ezequiel lavezzi al psg

Dev'essere un virus contagioso. E' la nostalgia che attanaglia gli (ex) italiani ora di stanza al Paris Saint Germain. Verratti, Thiago Silva, Ibra (ma lui non ha mai smesso) e Lavezzi: tutti a più riprese, in momenti e forme differenti, hanno espresso il desiderio di poter tornare nella Serie A tricolore. Il Questa volta è toccato al Pocho fare professione di fede, ma non si tratta solo di pizza, spaghetti e mandolino. "Gli italiani e gli argentini sono molto simili – afferma a Sky -. Non dico che la gente in Italia sia migliore rispetto ai francesi, ma per come sono io mi sento più vicino agli italiani. Io vado più d’accordo con la cultura italiana, magari anche per il fatto che non parlo ancora francese e questo mi priva di molte cose. Magari più avanti, quando imparerò la lingua, potrò dire di essermi sbagliato, ma per ora sicuramente mi piacciono di più gli italiani". Toto Cutugno ne farebbe il remake della popolarissima canzone: "Buongiorno Italia, buongiorno Maria… con gli occhi pieni di malinconia". E sì, quella che ha imbrattato il cuore dell'ex attaccante del Napoli. Una mano tesa. "Mi piacerebbe tornare in Italia, non so se adesso, però mi piacerebbe. Napoli è una città che mi ha dato tanto e dove mi sono trovato sempre bene. Non voglio dire che non tornerò mai, ho passato un periodo in cui credevo che il mio ciclo fosse finito, per quello ho parlato col Presidente per andare via. Però un domani non so se posso tornare o no". Strappalacrime. Mario Merola, re della sceneggiata avrebbe ricordato all'argentino, quasi con tono paterno che ‘o zappatore dimentica la mamma e poi l'avrebbe accolto come un figliol prodigo. E lui, il Pocho pie' veloce, non l'ha dimenticata. Anzi… "La partita più importante che ho giocato col Napoli è stata la finale di Coppa Italia, quando abbiamo vinto contro la Juve. Ci ha dato la Coppa Italia, la possibilità di vincere in una città come Napoli dove non si vinceva da tantissimo tempo. Ho vissuto cose importanti in quei cinque anni ma questa è quella che mi è rimasta di più". Poi una riflessione su Mazzarri, suo pigmalione. "Non ho mai avuto un allenatore che lavora così bene tatticamente come Mazzarri. Mi ha fatto crescere tantissimo a livello calcistico. Mi dava consigli e mi chiedeva pareri sulla squadra, avevo un bel rapporto e ogni tanto ci sentiamo ancora via sms".

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