La solitudine del numero dieci: quando la maglia scompare con il campione
Bandiere al vento – Ci sono maglie che, una volta indossate, pesano come macigni. A volte è solo una questione cromatica (il bianconero, ad esempio, è più pesante da portare rispetto ad altre combinazioni di colori), spesso è per quello che hanno stampato sulla schiena. Questione di numeri e di grandi campioni. Storie indelebili di giocatori che hanno onorato (quasi) sempre la stessa maglia al punto che, una volta terminata la loro carriera, la stessa è finita in una "teca" tra gli oggetti più preziosi che un club di calcio può conservare. Dopo di loro, nessuno potrà mai più vestire la stessa maglia, con lo stesso numero. In principio fu il basket NBA a raccontarci queste straordinarie favole: storie di leggende viventi del basket che abbandonavano il parquet e delle loro maglie che finivano "issate" fino al soffitto e fatte "idealmente" sventolare sopra la testa di tutti i tifosi. Il calcio italiano si è allineato a questa felice abitudine "a stelle e strisce" nel 1997, quando Franco Baresi smise di sporcare la sua mitica maglietta numero 6. Adriano Galliani, da buon tifoso di basket, prese a prestito il "mood" americano e tolse quel numero dalla circolazione. Da quell'ultima partita, nessun altro giocatore del Milan ha mai avuto l'onore di indossare tale numero. Da quell'atto d'amore verso una bandiera vera, il calcio italiano si è adeguato: ad oggi, infatti, sono moltissimi i casi simili a quelli dell'ex libero milanista.
Il peso del dieci – Tra i numeri che hanno lasciato il segno nella storia del calcio italiano, il 10 rimane quello più suggestivo. Indossare quella maglia, significa mettersi in contatto con le "divinità" del calcio. Significa aprire un "ponte" tra epoche diverse e sintonizzarsi mentalmente con grandi campioni che hanno scritto pagine memorabili del calcio italiano. Il 10 era il numero di Sivori, Rivera, Platini, Maradona, Baggio e Del Piero. E' la maglia che tutti i ragazzini, quando cominciano a tirar calci ad un pallone, vogliono come regalo sotto l'albero di Natale. Facile cedere alla tentazione di sceglierla, molto più difficile trovare il coraggio di indossarla e presentarsi davanti a migliaia di spettatori. Ne ha fatto le spese anche Andrea Agnelli che prima della "Partita del Cuore", giocata a Torino, ha gentilmente rifiutato di vestire il numero di Alessandro Del Piero: l'icona bianconera più rappresentativa degli ultimi anni, felicemente "silurata" proprio dall'attuale numero uno juventino. Quel numero dieci, che prima di "Pinturicchio" fu di proprietà esclusiva di un francese che parlava al pallone e del codino più famoso nella storia del calcio mondiale (altro che creste), pare sia già stato promesso a Stevan Jovetic: possibile nuovo arrivo in casa bianconera. Sacrilegio? Lesa maestà? Per molti (anzi, per tutti) è proprio cosi!
Da Baresi a Morosini – C'è una linea sottile che unisce le storie di questi grandi campioni, spesso tanto bravi nel rettangolo verde quanto sfortunati nella vita di tutti i giorni. Negli anni, nonostante la quasi totale mancanza di valori del calcio moderno, i club di Serie A e B hanno mostrato eterna riconoscenza a molti di loro, in diverse occasioni. Dalla scelta del Milan, targata 1997, è stata un'escalation di maglie e numeri messi "sotto chiave". Il numero 6 è "sacro" anche a Roma, dove "Pluto" Aldair è tuttora venerato quasi quanto Francesco Totti (il prossimo a ricevere tale trattamento dal proprio club). Numero che rievoca brividi a Genova, dove il "Grifone" (dal 2002) ha deciso di rendere omaggio allo sfortunato Gianluca Signorini, ritirando la maglia del suo ex capitano.
Nobile gesto che venne poi replicato dall'Atalanta, dal Brescia e dal Bologna dopo le storie sfortunate di Federico Pisani, Vittorio Mero e Niccolò Galli: tutti e tre tragicamente scomparsi in incidenti stradali. A Napoli, ad esempio, il numero 10 è intoccabile e pare anche inutile spiegarne il motivo. Numero venerato anche a Livorno, ai tempi di Igor Protti: la maglia del bomber amaranto fu ritirata per poi essere riutilizzata anni più tardi. Il Milan replicò, a distanza di anni, con il ritiro del numero 3 di Paolo Maldini: lo stesso che, sull'altra sponda di Milano, guardano con ammirazione dopo la scomparsa di Giacinto Facchetti. A Cagliari si è scelto di rendere immortale Gigi Riva, togliendo di torno la maglia numero 11, mentre a Londra (a dimostrazione di quanto sia sempre più internazionale questo "trend") il Chelsea ha voluto rendere omaggio a Gianfranco Zola ritirando la numero 25.
Tra serie A e B, inoltre, vi sono una decina di squadre che, per onorare la passione ed il calore della propria tifoseria, hanno scelto di non utilizzare più la numero 12 che, da sempre, è il numero del dodicesimo giocatore in campo: il tifoso, appunto. L'ultimo atto d'amore è dell'aprile scorso e arriva da Livorno e Vicenza: il 25 che fu di Piermario Morosini vivrà per sempre solo sulle due maglie che, i vecchi club di appartenenza del "Moro", hanno deciso di ritirare e non assegnare mai più a nessun giocatore. Un piccolo gesto dovuto, per ricordare un grande uomo ed un grande campione tragicamente scomparso.