Vi ricordate di Thomas Gravesen, il roccioso (e dure) centrocampista danese? Affrontarlo in campo poteva essere ‘pericoloso', considerato che mai ha fatto complimenti nei contrasti né tirato indietro la gamba… e quando randellava i ‘garretti' degli avversari faceva davvero male. Essenziale, pragmatico, efficace: l'ex mediano mai ha brillato per senso tattico o per tecnica sopraffina ma nella parte del calciatore di lotta (più che di governo) era perfetto. Il compagno di squadra che vorresti avere sempre dalla tua parte quando nel cuore del centrocampo infuria la battaglia.

Occasione della carriera. A Madrid, sponda blancos, restarono talmente impressionati dal suo dinamismo da portarlo alla corte delle merengues allora allenate da Wanderley Luxemburgo: il Real lo prelevò dall'Everton nel 2005 e mise sul piatto degli inglesi 2.5 milioni di sterline perché avere in rosa un combattente che dà spessore alla linea mediana è cosa buona e giusta.

Rissa in allenamento. Gravesen, orgoglioso della propria occasione, ce la mise tutta ma a fregarlo fu il carattere irruento e impulsivo: fu anche per questa ragione – oltre alle perplessità sollevate dai limiti tecnici evidenti – che la sua avventura durò un solo anno, a dargli il ‘colpo di grazia' fu una lite furibonda in allenamento con Robinho. Fabio Capello – tecnico dei blancos – decise che quel danese irascibile e molto rude non poteva far parte dei blancos. Di nuovo Everton e poi il Celtic gli ultimi club della carriera chiusa senza troppi rimpianti.

Cosa fa oggi Gravesen? Ebbene, ha trasformato quell'impulsività in sangue freddo e imparato a controllare le proprie emozioni… abbastanza da diventare un giocatore di poker professionista. Dopo aver lasciato il calcio nel 2008, ha cambiato vita e in virtù di una serie d'investimenti oculati (soldi fatti fruttare quand'era ancora calciatore) ha accumulato un patrimonio di 100 milioni di euro e dal 2013 vive anche Las Vegas assieme a Kamilla Persse, modella ceca, e al figlio. Tutto il resto, a carte e quarantotto.