E' un Milan ‘anno zero'. L'ennesimo cambiamento interno, una scommessa in panchina, un'altra rivoluzione di mercato, l'esclusione dalle competizioni europee sancita dall'Uefa: il Diavolo pensa al futuro e non guarda al recente triste passato. E lo fa attraverso uno dei volti nuovi rossoneri, Zvonimir Boban, vecchia conoscenza del Milan  ma neo dirigente con il ruolo di Chief Football Officer dei rossoneri.

Boban, l'uomo giusto per vincere le sfide

L'ex centrocampista croato ha parlato in esclusiva a Sky Sport e ha indicato la via da seguire: "Questa è la sfida più grande, ma non ho paura: devo provarci. Giampaolo? Un allenatore speciale". Proprio la ‘sfida' è il filo conduttore dl Boban post calcio. Da dirigente ha voluto affrontare situazioni e ruoli delicati, di confronto, prima in FIFA e ora al Milan: "Mi piacciono le sfide, non mi piace la comfort zone. Dopo 3 anni alla FIFA l’avevo raggiunta, dopo che abbiamo ribaltato l’organizzazione criminale che era la Fifa e tutta vergogna che ci ha dato. Quella era stata una grandissima sfida, all’insegna del rispetto del calcio. Questa è una sfida diversa"

Il nuovo progetto tecnico: 4-5 anni d'attesa

Per Boban non c'è fretta, ma le idee chiare devono esserci da subito e la chiamata di Maldini è stata sinonimo di volontà di dirigersi verso una direzione precisa: rilanciare il Milan.  "La società è stabile e ambiziosa più di quanto si pensi, Elliott si è innamorato del Milan. Se non ci fossero le ambizioni di costruire qualcosa di grande, io non sarei qui. Non so quanti anni ci vorranno, forse 4 o 5 ma vorremmo velocizzarlo per essere competitivi"

Il calciomercato, Giampaolo e la crescita

Tra calciomercato, nuove sfide tecniche, il rilancio sportivo ed economico, Boban si sofferma anche sulle scelte già fatte e da fare, tra nomi e speranze: "La scelta su Giampaolo è stata precisa: il suo è un grandissimo sapere calcistico, molto complicato da avere. Noi vediamo allenatori che gestiscono gli spazi con la qualità dei giocatori: non è la stessa cosa, anche se si può vincere così. La qualità dei giocatori è comunque fondamentale, il concetto da solo non vince. Chi arriverà? Dobbiamo essere bravi, investire su chi ci possiamo economicamente permettere e compiere una crescita organica, di gruppo"