La paura è durata l'arco di una mezz'ora, quando a risistemare le cose in campo ci ha pensato Alex Sandro. La Juventus ha così potuto festeggiare senza ulteriori patemi il suo ottavo scudetto consecutivo, il 35° della storia bianconera. La Fiorentina ha disputato una gara vera, concreta, che ha cercato di vincere soprattutto nella prima parte, per poi ammainare la bandiera davanti alla sfortunata autorete di capitan Pezzella ad inizio di ripresa.

La Juve non sbaglia la festa scudetto

Dunque, l'epilogo migliorie per il mondo juventino è arrivato senza altri ritardi sulla tabella di marcia. Si poteva festeggiare il titolo a Ferrara, lo si è fatto a Torino davanti al proprio popolo, nel proprio stadio, vincendo la gara che ha chiuso definitivamente i conti con il Napoli. Giusto così, perché questa Juventus in Italia è troppo forte e concreta per temere rivali. Un successo immediato, arrivato a pochi giorni dalla cocente delusione patita in Champions League per opera di uno straordinario Ajax capace di sovvertire qualsiasi pronostico.

La cronaca della vittoria bianconera

Sorpresa Milenkovic

Parte meglio la Fiorentina, che trova subito il vantaggio con Milenkovic, dopo soli 6 minuti. La Juventus di Allegri stenta a carburare, la Viola gioca decisamente meglio mentre Cristiano Ronaldo e compagni appaiono ancora imballati dalla serataccia Champions. Mente e gambe non funzionano come dovrebbero ma quando la Fiorentina sbaglia e non chiude la partita, la Juve si riscopre regina della Serie A.

Alex Sandro pareggia

Il primo tempo si conclude in attacco. Dagli sviluppi di un corner arriva l'inzuccata vincente di Alex Sandro che taglia sul primo palo e sorprende Lafont: 1-1 e scudetto di nuovo a tinte bianconere. Nell'intervallo Allegri certamente catechizza parte dei suoi che rientrano in campo molto più motivati.

Sfortuna Pezzella

Non è un caso, infatti se la Juventus trova il raddoppio quasi subito dopo il fischio di inizio del secondo tempo: al 53′ Pezzella sbaglia e infila il proprio portiere. Montella non si scoraggia e prova a crederci: cambio subito in avanti, dentro Muriel e fuori Chiesa, non prima che il figlio d'arte stampi sulla traversa la clamorosa palla del pareggio. Quindi dentro anche Gerson, mentre la Juve cambia Pjanic e Bernardeschi, per Bentancur e Kean.

Accademia finale

Il finale però è semplice accademia: sugli spalti si alzano i cori tricolori, in campo il ritmo cala e da ambo le parti si gioca col freno a mano tirato, in attesa della conclusione. E della festa bianconera che invade lo JStadium e la Torino juventina, pronta a dimenticare immediatamente la disfatta contro l'Ajax.