Miralen Pjanic a 360 gradi, ma senza commenti o anticipazioni sul sul futuro sportivo. Il centrocampista della Juventus è intervenuto all'Allianz Stadium in occasione di un evento commerciale legato al club bianconero. Tanti gli argomenti, dall'addio fragoroso di Max Allegri, all'arrivo di Cristiano Ronaldo passando per la propria carriera e un aneddoto inedito, quando disse no alla Francia di Domenech per poter vestire i colori gloriosi della Bosnia.

Elogio ad Allegri

L'addio di Max Allegri non è stato un fulmine a ciel sereno ma pur sempre una conclusione di un ciclo forse irripetibile. Con il tecnico toscano anche Miralem Pjanic ha avuto i suoi alti e bassi ma un rapporto sempre franco e onesto. Tanto che oggi, il centrocampista bosniaco elogia le qualità dell'allenatore, maestro nel creare un gruppo: "Allegri sa bene come trasformare ventiquattro calciatori in una squadra. Gli ho sempre fatto i complimenti per come è riuscito a gestire il gruppo. Noi giocatori siamo sempre stati molto bene con Allegri"

Una vita dedicata al calcio

Una vita trascorsa con la palla tra i piedi, anche tra i banchi di scuola. Pjanic sottolinea la sua totale dedizione alla causa per il calcio, dove ha dato moltissimo ma ha anche raccolto: "Quando ero piccolo e mi domandavano cosa avrei fatto da grande ho sempre detto di voler fare il calciatore. E così è stato: mio fratello ha studiato tantissimo, io ho pensato da subito al pallone. Il talento? Serve ma occorre anche altro. Ogni giorno lavoro per essere tra i migliori centrocampisti del mondo. Se un talento si perde, deve chiedere a se stesso perchè è successo".

Cristiano Ronaldo, maestro di concentrazione

Di talento in questa Juventus ce n'è da vendere a tal punto che Cristiano Ronaldo è portato quale esempio estremo da seguire. Malgrado abbia vinto tutto, è ancora in prima linea per professionalità e serietà: "Mi piacciono i calciatori che riflettono, lo vedi da come chiede palla e come la riceve. Basta uno sguardo a volte e capisci cosa un calciatore vuole.  Cristiano Ronaldo è molto molto forte in quell'aspetto. Ha sempre una concentrazione fuori dal comune, sia quando le cose vanno bene che quando vanno meno bene"

Il no a Domenech e alla Francia

Infine, l'aneddoto che non ti aspetti, di quando rifiutò la convocazione in nazionale, non quella bosniaca ma quella francese: " A 18 anni avevo appena fatto un anno al Metz, sono andato al Lione e Domenech mi aveva chiamato per poter giocare con la Francia. Ma ho detto no a Domenech. Volevo essere un giocatore della Bosnia"