Cinque scudetti consecutivi da quando è alla Juventus. Due finali di Champions conquistate ma perse (nel 2015 contro il Barcellona, nel 2017 contro il Real Madrid di CR7). I numeri, i trofei vinti e anche il cammino nelle coppe tracciano l'identitkit di un allenatore vincente eppure la critica nei confronti di Massimiliano Allegri non è mai stata tenera. Il motivo? L'eccessivo pragmatismo del tecnico che quando gli parlano del bel gioco sbotta e dice "se voglio vedere lo spettacolo vado al circo" senza fare concessioni.

Poi c'è l'arrivo di Cristiano Ronaldo a Torino che ha aumentato aspettative e pressione: se prendi uno dei più forti calciatori al mondo (l'altro è Messi) hai l'ambizione legittima di sollevare la Coppa, avendola già sfiorata in altre due occasioni. Se non ci riesci e vai fuori con l'Ajax imbottito di giovani talenti educati e tatticamente organizzati è inevitabile finire al centro del mirino. Allegri, però, tira diritto per la sua strada e ai critici replica con determinazione.

Tra qualche anno, quando avrò smesso, penserò a questi scudetti consecutivi e dirò che qualcosa di buono l'ho fatto – ammette con ironia ai microfoni di Mediaset -. Mi sto divertendo tanto. Le critiche ci stanno e fanno parte del gioco, alcune sono anche stimolanti. Non ho mai criticato qualcuno che ha raggiunto un obiettivo importante, un dato di fatto quest'ultimo che prescinde dai metodi che ognuno ha.

Allegri si concentra sui risultati, ne approfitta per togliere qualche sassolino dalla scarpa dopo essere diventato bersaglio di opinioni feroci a causa del flop in Champions League.

Ho avuto allenatori che non mi piacevano, ma mi incuriosivano e mi dicevo: ‘Se vince, qualcosa deve avere' – ha aggiunto Allegri -. Se una persona gestisce un'azienda e la porta a fatturare un miliardo di euro non si può dire che è un coglione. Chi pensa queste cose è solo un pollo d'allevamento.