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La 25a giornata di campionato è stata ricca di gol, risultati a sorpresa, prodezze e partite avvincenti. Ma è anche stato il teatro di ennesimi errori arbitrali che hanno condizionato più di un risultato in campo e di pessimi spettacoli messi in scena in tribuna, soprattutto in occasione del derby di Torino dove in uno JStadium esaurito più di uno ha visto bene di rovinare tutto lo  spettacolo esponendo i soliti striscioni idioti nei confronti della tragedia di Superga. Una vergogna accentuata dal fatto che proprio il pubblico bianconero piange ancora a distanza di 30 anni, i morti dell'Heysel che – doverosamente – vengono difesi di fronte a qualsiasi oltraggio da tifo avversario. All'Olimpico è invece andata in scena la protesta del popolo laziale, quasi nella sua totale maggioranza, nei confronti di Lotito: nulla di violento, intendiamoci, ma un clima irreale, quasi intimidatorio che ha condizionato direttamente la prestazione della squadra in campo.

Da Superga all'Heysel, ignoranza e vergogna – Partiamo dal derby, il match-clou della 25a giornata. E dai suoi tifosi. Soprattutto quelli bianconeri che hanno omaggiato i colleghi granata con uno stadio vestito a festa ma con degli striscioni vergati a lutto che hanno rovinato qualsiasi altra coreografia. Perchè le scritte inneggianti ad una nuova Superga e le battute idiote sulla tragedia del Grande Torino, si sono sprecate. E hanno lasciato il segno non solo nei tifosi granata ma un po' in tutti gli appassionati di calcio perchè la tragica fine di quella straordinaria squadra è stata una perdita per chi ama il calcio al di là dei colori e delle bandiere. Un po' come è stato il dramma di tutti la notte dell'Heysel dove a morire furono i tifosi juventini ma anche il calcio. E proprio il fatto che il tifo che forse più di ogni altro sa cosa significhi una tragedia sportiva si diverta a sventolare scritte barbare aggrava ancor più il fatto, che richiederebbe un intervento diretto da parte della Società.

30.000 contro Lotito – Restando sulle tribune, da Torino a Roma lo scenario è completamente l'opposto: se sotto la Mole il clima di festa evidenzia gli striscioni fuoriluogo, in Capitale l'atmosfera per il posticipo contro il Sassuolo è di quelle pesantissime. Lo stadio è pieno, come raramente capita alla Lazio da qualche partita a questa parte, ma non per sostenere i propri giocatori. No, l'obiettivo è contestare il presidente Claudio Lotito perchè della partita poco importa. Tanto che in un clima di (pacifica) contestazione globale Reja nel dopo gara spiegherà delle sue scelte in campo: "Volevo giocatori che avessero già giocato con me anni addietro. In quel clima non ho voluto far giocare i giovani". Surrealismo calcistico con decine di miglia di cartelli tutti uguali "Libera la Lazio", rivolti al patron che oramai non ha più nessuno cui appellarsi: se fino a ieri rispondeva dicendo che erano i soliti 20 contestatori isolati e violenti, adesso la maschera è caduta. E' un'intera tifoseria a non volerlo più come primo rappresentante e da oggi la spugna potrebbe venir gettata da un momento all'altro.

Gli errori arbitrali decisivi – Due situazioni che ben inquadrano come il calcio, inteso come puro e semplice gioco sia stato strumento di ‘propaganda', un semplice escamotage per altri scopi. Ma se al triste spettacolo sugli spalti si aggiungono anche sviste ed errori arbitrali che ne hanno condizionato i risultati, la frittata rischia di essere bella e fatta. Perché la 25a giornata è stata l'ennesima dimostrazione di una classe arbitrale sull'orlo di una crisi di nervi. Su quasi tutti i campi, non c'è stata gara senza errori. A Milano l'Inter continua nel suo record solitario di non vedersi assegnare rigori malgrado ve ne sia oramai uno a partita. L'ultimo, sulla spinta di Astori su Icardi, non è stato visto da Russo. A Genova, per Samp-Milan è stato invece l'arbitro Doveri a combinarne una grossa sul raddoppio di Rami, con la carica di Pazzini su Da Costa impossibile da non fischiare. E poi Torino, tornando al derby, dove Rizzoli ha "aiutato" la Juventus a portare a casa i tre punti.

rigore pirlo el kaddouri

Tre indizi fanno una prova? – Detto della partita finita 1-0 per i bianconeri, è evidente che l'errore del fischietto internazionale nel secondo tempo è stato determinante ai fini del risultato. Il fallo di Pirlo in area granta su uno scatenato El Kaddouri che aveva messo scompiglio nella difesa bianconera era da sancire con la massima punizione. Poco importa se il giocatore accentua la caduta, poco interessa se Gigi Buffon dice che non basta essere sfiorati per avere un penalty. Perché non è la prima volta che la super Juventus viene omaggiata da un paio di errori a favore, decisivi, e il Torino sembra esserne vittima preferita perchè non solamente al ritorno ma anche all'andata (con stesso risultato finale 1-0) i bianconeri hanno trionfato anche grazie all'arbitro. Così come a Verona, contro il Chievo nel successo per 1-2. Tre indizi, che potrebbero fare una prova. E se aggiungiamo il sorriso ironico di Conte che tira un sospiro di sollievo davanti ala decisione dell'arbitro, ritenuta giusta sorge anche un dubbio: giusta per chi?