"Se lo costruisci, lui tornerà". La voce che prova a convincere Ray Kinsella, protagonista de L'uomo dei sogni, a costruire un campo da baseball regolamentare proprio dietro casa potrebbe trovare delle similitudini con quello che è accaduto e accadrà a Torino con la riapertura dello stadio Filadelfia, casa di una delle più grandi squadre che il calcio mondiale ricordi. Non saremo in grado di vedere i fantasmi di quei magnifici atleti ma ciò che rappresenta questo luogo per i tifosi granata e per tutti gli appassionati di futbol è davvero magico. In questa struttura il Torino rimase imbattuto per sei anni, 100 gare consecutive, dal 17 gennaio 1943 fino alla tragedia di Superga.

Numeri significativi che riescono, se possibile, a dare un significato ancora maggiore alla nuova inaugurazione del 25 maggio 2017 dell'impianto di via Filadelfia: quello che era nato come "campo Torino" ma tutti hanno sempre chiamato "Fila" sta per rinascere e con lui tutta la magnifica storia di quella squadra che venne sconfitta solo dal fato.

La nascita

La struttura di via Filadelfia venne tirata su dal conte Enrico Marone di Cinzano, che in quel periodo era presidente della società granata. Il terreno su cui sorse era quasi in periferia, e venne scelto per il basso costo dell'area, ma successivamente, con l'industrializzazione, divenne un luogo abbastanza centrale e intorno sorsero case e condomini abitati da operai che lavoravano alla FIAT. I lavori vennero affidati all'ingegnere Miro Gamba, docente del Politecnico di Torino, e al commendator Riccardo Filippa.

La gara d'inaugurazione dell'impianto fu il 17 ottobre 1926: l'amichevole tra il Torino e la Fortitudo Roma, alla presenza del principe ereditario Umberto II e della principessa Maria Adelaide, vide i granata schiantare gli avversari per 4-0.

L'abbandono

Dopo la tragedia di Superga il presidente Ferruccio Novo, che non era andato con la squadra a Lisbona, non riusciva più a portare avanti la situazione e secondo qualcuno pensò addirittura alla possibilità di demolirlo ma non ci sono certezze su questo. Nella stagione 1958-1959 il Toro si trasferì al Comunale ma la stagione si concluse con la retrocessione in Serie B e l'anno seguente si tornò a giocare al Filadelfia. L'ultima gara dei granata nella loro "casa" fu il 19 maggio 1963: Torino-Napoli terminò 1-1 a causa delle reti di Bearzot e Corelli. Dalla stagione seguente ci fu il trasferimento definitivo al Comunale e iniziò la croce per iniziare a fare dei lavori per recuperare il tempio del Grande Torino.

Nel 1970 il presidente era Orfeo Pianelli e l'idea da cui ripartire si basava su una ripresa di quello che c'era, una ricostruzione delle parti più disastrate ma permettere l'allenamento della prima squadra con il recupero del campo e la costruzione di una palestra. Purtroppo i lavori vennero annullati nel 1973 perché l'area risulta destinata al verde pubblico e il progetto originale fallì anche a causa di alcune minacce di morte ricevute dal presidente. La prima squadra del Torino continuò ad allenarsi al Fila fino al 1989, quando si trasferì nella moderna struttura di Orbassano, e poi lasciò il campo alle giovanili: la fortissima Primavera dei due scudetti consecutivi del ’91 e del ’92, dove tra i tanti militavano Vieri, Pancaro e Delli Carri, fu una delle ultime squadre a giocare lì. Il 30 giugno del 1994 un pallone di calcio ha fatto la sua ultima corsa sul prato del Filadelfia, da quel momento in poi si sono succeduti solo nomi (Goveani, Novelli, Vidulich, Cimminelli) e progetti per provare a ricostruire.

Il trombettista del Fila

Ci sono tanti simboli che rendono ancora più forte e decisa questa identità ma quello che resta impresso ad ogni lettura e racconto è quello di Oreste Bolmida, il tifoso trombettista del Filadelfia. Classe 1893, capostazione a Torino Porta Nuova, divenne un personaggio pubblico che tutti cercavano di conoscere almeno per un saluto: era l'uomo che con una cornetta delle Ferrovie dello Stato suonava la carica e faceva partire il famoso "quarto d'ora granata".

Lo squillo di Oreste nel corso della ripresa era un momento atteso da tutti all’interno dello stadio, a volte più del fischio di inizio. Era una sorta di segnale, stava per iniziare una partita nella partita. Dalla prima volta che sentì questo squillo di tromba Valentino Mazzola si rimboccò le maniche e iniziavano quindici-venti minuti in cui i granata giocavano con un'intensità fuori dalle possibilità degli avversari. I gesti si ripeterono sempre uguali per molto tempo e il tutto divenne un vero e proprio rito.

Com'era e come sarà

Originariamente lo stadio copriva un'area di 38.000 m² cintati da un muro; era formato da due sole tribune, con una capienza che raggiungeva i 15.000 posti, ma venne sempre ampliato fino a poterne ospitare 30.000 nel 1932. Sotto la tribuna si trovava il parterre, disposto su 13 file. Vi erano le gradinate in cemento dietro le porte e di fronte alla tribuna, costruita in stile Liberty con legno e ghisa. Sotto le tribune si trovava l'appartamento del custode ed erano state costruite quattordici camere che servivano per i giocatori, l'arbitro, l'infermeria, la direzione ed una sala per rinfreschi. Il sottopassaggio per raggiungere il campo era una delle particolarità di questo impianto perché salendo ci si ritrovava nel rettangolo verde con gli spalti gremiti.

Per il tifoso granata il Fila non è un posto qualsiasi o "solo" un posto del cuore ma è una sorta di seconda casa, un luogo accogliente, fermo lì, che per anni è stato abbandonato a se stesso ma dal 17 ottobre 2015, il giorno che venne posta la prima nuova pietra, la speranza è rinata e ora questo luogo identitario per molti appassionati di calcio sarà nuovamente agibile e funzionante. Diventerà la nuova casa della Primavera del Torino e sporadicamente anche la prima squadra farà delle apparizioni per gare non ufficiali: un vero e proprio ritorno a casa, perché "se lo costruisci, lui tornerà".