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Il dramma di Alvarez: “Dopo la morte di mia moglie, il calcio mi ha salvato”

L’ex centrale difensivo del Catania si racconta alla Nacion: “Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio. Malgrado tutto mi sento un privilegiato perché il calcio mi ha permesso di realizzarmi. Mi basta continuare a giocare, non chiedo di più”
A cura di Alessio Pediglieri
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La storia di Pablo Alvarez è di quelle che possono solo far bene al mondo dello sport. Un giocatore che si è fatto da solo e che è salito alla ribalta dopo anni di gavetta e fatiche. Un onesto lavoratore della palla capace di ritagliarsi spazi un po' ovunque, anche in Serie A, tra le fila del Catania. Per poi tornare nella sua Argentina e continuare a fare ciò che da sempre sa: calciare un pallone. Malgrado tutto e tutti, malgrado il destino avverso che gli ha strappato una moglie, morta per cancro.

L'avventura a Catania – I tifosi della serie A e soprattutto quelli etnei se lo ricorderanno bene: ha fatto più di 100 presenze con la maglia del Catania, Pablo Alvarez in un periodo in cui ha vissuto i momenti migliori della sua carriera in Serie A, con la maglia rossazzurra. Difensore argentino con il passaporto spagnolo, oggi, 32enne, ha iniziato a giocare nel Boca Juniors per poi trovare fortuna in Italia, dopo una lunga gavetta in patria, dove tra il 2008 e il 2014 è stato ingaggiato dal club siciliano.

Lottatore vero fuori e dentro il campo – Chiusa la parentesi in serie A, Pablo Alvarez è tornato in Argentina dove si è preso un ruolo da protagonista al Rosario Central, titolare in mezzo alla difesa, mentre fuori dal campo, però, la vita gli si rivoltava contro: sua moglie, ammalata di cancro, ha dovuto cedere nella sua personale lotta contro la malattia. Ma l'argentino non si è lasciato andare: "Mi basta poter continuare a giocare – ha dichiarato alla Nacion – Mi sento comunque un privilegiato perché faccio quello che amo. Sono molto grato al calcio che è la mia vita, è tutto per me perchè attraverso il calcio ho realizzato tutto. La palla mi ha portato lontano da molti vizi, mi ha portato a fare molti sacrifici e questo mi rende orgoglioso. Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio"

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