Correva l'anno di grazia 1982, un anno non come gli altri perché era l'anno del trionfo dell'Italia al ‘Mundial' per antonomasia, quello di ‘Espana 82′, il terzo della storia della nostra nazionale, il primo dell'era moderna di una calcio che iniziava a masticare il verbo dei mass media, trasmesso in diretta radio ma anche a colori, in tv. Anni in cui il calcio, non solo quello italico, stava vivendo una rivoluzione silenziosa e inesorabile che lo avrebbe proiettato inconsapevole a quello dei giorni nostri: la tv, allora perfetta alleata, si sarebbe però trasformata in un gigante cannibale alla quale il mondo del pallone avrebbe sempre più capitolato.

Oggi, a distanza di quasi quarant'anni da quell'estate pazza vissuta nei giri di fumo dell'eterna pipa di Enzo Bearzot, tra un rigore di Cabrini e una galoppata di Tardelli resta il ricordo di un calcio che non c'è più e che mai potrà tornare in un'epoca in cui l'evento social ha inglobato tutto e tutti senza possibilità di ritorno. Un calcio ‘acqua e sapone', di certo più votato all'immaginazione per i tifosi e i suoi appassionati che avevano pochi – ma fidati – strumenti per seguirlo e condividerne i momenti.

Erano i tempi delle figurine Panini, e non solo per i più piccini perché quelle fotografie dal retro adesivo da incollare su pagine fitte di statistiche, date, numeri e curiosità rappresentavano un fondamentale bacino di informazioni cui attingere a piene mani. Erano i tempi degli Almanacchi del Calcio, sulla Serie A, sul calcio europeo, sui Mondiali. Altre preziosissime fonti, come lo storico "Guerin Sportivo" maestro di calcio come pochi con i suoi preziosissimi supplementi che non potevano mancare nella libreria di chi condivideva la passione per il pallone, da consultare prima durante e dopo ogni notizia o evento.

Non c'erano computer, non c'era il web e tanto meno i social sempre a disposizione, i canali tematici a pagamento, i telegiornali sportivi dedicati al calcio (e allo sport) 24 ore su 24. Chi voleva sapere doveva documentarsi, arrangiarsi con ciò che a quel tempo l'editoria, sia cartacea che radiotelevisiva metteva a disposizione: un lavoro, nel lavoro, con appuntamenti fissi, imperdibili (altrimenti si aspettava il giorno dopo) dove anche la carta stampata aveva il fascino della ‘prima volta'. Ogni giorno, di prima mattina davanti all'edicola a comprare i quotidiani sportivi e nutrirsi. Di un calcio fatto di "colli di giraffe, proboscidi, mucche tori, arcobaleni. Come la matita del Mundial più dolce, più bello e più letterario mai esistito": Gulliermo Mordillo