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2 Marzo 2017
09:52

I vergognosi buuu a Rudiger: da Omolade a Koulibaly i casi di razzismo nel calcio italiano

Dal caso di antisemitismo nei confronti dell’attaccante Rosenthal ai più recenti episodi di Zoro e Boateng, ecco gli episodi di intolleranza e razzismo tristemente celebri avvenuti nel nostro calcio.
A cura di Salvatore Parente
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Rudi

Alcune frasi celebri di grandi personaggi della nostra storia hanno sempre tentato di inculcare nelle persone il seme del rispetto e della tolleranza. Fra queste, quella di Albert Einstein “io appartengo all’unica razza che conosco, quella umana” o quella di Martin Fischer “le lacrime di un uomo rosso, giallo, nero, marrone o bianco sono tutte uguali” pur sontuose e dalle efficaci immagini hanno perso spesso valore dinanzi a bruttissimi episodi avvenuti nel nostro calcio. E sì perché gli stadi, ricettacolo di ogni tipo di tifoso, da quello passionale, sano ed intelligente a quello becero ed intransigente, è stato spesso teatro di manifestazioni di aperto odio contro i calciatori, anche della propria compagine, di colore diverso. Da Rosenthal a Koulibaly, senza dimenticare i cori di ieri sera contro Rudiger (sul quale pendeva però un litigio con Lulic nel precedente derby), vediamo i casi che hanno fatto giurisprudenza nel nostro movimento.

L’Udinese e il caso Rosenthal

Procedendo in ordine cronologico uno dei primi episodi di intolleranza e palese odio contro un calciatore nel nostro campionato risale al 1989 con il caso Ronny Rosenthal. Nell’estate di quell’anno, infatti, i dirigenti dell’Udinese erano ad un passo dal perfezionare l’acquisto di questa punta israeliana proveniente dallo Standard Liegi per 1,5 milioni di sterline. Quando tutto sembrava fatto però, durante le visite mediche di rito comparvero in città scritte antisemite con cui si intimava alla società l’ordine di non ingaggiare un giocatore ebreo. L'Udinese quindi intimorita, non perfezionò l'acquisto sostenendo che lo stesso Rosenthal, a causa di un problema a una vertebra, non sarebbe stato in grado di giocare con continuità.

Un caso così fragoroso dal punto di vista mediatico che convinse un gruppo di deputati del Partito Socialista a presentare un'interrogazione parlamentare tendente a conoscere il vero motivo del mancato ingaggio del calciatore. Successivamente poi, lo stesso Rosenthal citò in giudizio l'Udinese per danni morali sostenendo che la rottura del contratto fosse dovuta alla mancanza di rigore del club nel far valere le proprie posizioni ed opporsi alla frangia di tifosi più estremi. Nel 1995 il tribunale di Udine riconobbe il club friulano responsabile di atteggiamento discriminatorio e lo condannò al risarcimento di 61 milioni di lire.

ronnyOk

Il manichino nero in stile Ku Klux Klan

Sempre nel nord-est d’Italia, stavolta a Verona, riscontriamo un caso simile a quello di Rosenthal. Nella primavera del 1996, infatti, la dirigenza scaligera erano sul punto di acquistare un difensore olandese di origini africane Maickel Ferrier. Parte della tifoseria gialloblù però, non sembrò essere d’accordo con questa sorta di apertura ai calciatori neri (Ferrier sarebbe stato il primo giocatore di colore della storia veronese) esponendo un manichino nero impiccato con la casacca del Verona sorretto da due personaggi mascherati coi cappucci bianchi a punta, tipici del Ku Klux Klan. Una manifestazione di odio a tratti allucinante che causò l’arresto dei responsabili ma, allo stesso tempo, la decisione da parte della dirigenza, per presunti problemi fisici, di non procedere all’acquisto del ragazzo finito poi nella Salernitana di Colomba prima e Varrella poi.

ferrierOk

Omolade ed il riscatto di una squadra

La storia di Akeem Omolade e della rivolta dell’intera città di Treviso contro pochi idioti ebbe una eco mondiale col premio Fair Play della Uefa assegnati a calciatore e società, ma andiamo con ordine. Il giocatore nigeriano al tempo 17enne fa il suo esordio assoluto a Terni contro la Ternana, al suo ingresso in campo però alcune decine di tifosi veneti non nuovi a episodi di razzismo ritirarono i loro striscioni, inscenando una vergognosa protesta. Quel giorno allo stadio il ragazzino fu difeso dai tifosi avversari che subissarono di fischi la rappresentanza trevigiana. La giornata successiva (per Treviso-Genoa), l’ultima al Tenni in Serie B (la squadra venne retrocessa in C1), tutti i giocatori biancocelesti, Mauro Sandreani e la panchina compresi, entrarono in campo con il volto dipinto di nero sotto gli applausi dei tifosi. In più, come nelle migliori favole, Omolade siglò il suo unico gol, nel 2-2 finale, con la maglia del Treviso.

Omolade

Zoro, adesso basta

La nostra rassegna, purtroppo, si alimenta di altri episodi con il caso Zoro del 2005. In occasione di un Messina-Inter, infatti, a metà ripresa il calciatore ivoriano dei siciliani continuamente beccato dai tifosi nerazzurri si ribella, prende il pallone in mano e interrompe, malgrado i tentativi di Martins e Adriano, la gara. I colleghi dell’Inter però alla fine lo convincono a restare e a calmarsi con la società meneghina che poi, con Giacinto Facchetti, chiederà scusa a Zoro del triste e vergognoso episodio.

Zoro

Una pallonata in curva, la risposta di Boateng

Per la serie la mamma dei cretini è sempre gravida, vi parliamo dell’indecente caso Boateng. È il gennaio del 2013 ed il Milan è impegnato in una gara amichevole contro la Pro Patria ma al 27esimo della prima frazione di gioco il ghanese, dopo i soliti buu riservati a lui, Muntari, Emanuelson e Niang, non ce la fa più, non sopporta oltre e con rabbia scaglia il pallone nel settore occupato da questi pseudo supporters. L’attuale centrocampista del Las Palmas però non è solo, è infatti seguito dagli altri dieci giocatori del Milan che, su decisione del capitano Massimo Ambrosini, seguono il numero 10 rossonero, la partita non riprenderà più.

 

Eto’o un gol all’ignoranza

I soliti cori razzisti, stavolta a Cagliari, riuscirono a mandare in bestia anche Eto’o uno abituato a pressioni calcistiche di ogni genere. Dopo l’interruzione voluta dall’allora fischietto Tagliavento però quello stupido sottofondo prodotto da una piccola frangia di tifosi o supposti tali finì per caricare il camerunense che, per tutta risposta al ’39, segnò un gol al Cagliari con annesse movenze da scimmia in segno di sfida a chi lo aveva insultato.

 

Koulibaly e la scelta di Irrati

A chiudere questa serie di tristi storie troviamo il coraggio dell’arbitro Irrati in un Lazio-Napoli dello scorso anno con, vittima di turno, Kalidou Koulibaly. Il calciatore del Napoli dopo un primo tempo trascorso a subire fischi e buu razzisti al 65’ minuto di gioco viene difeso dal fischietto fiorentino che, per preservare il ragazzo, interrompe per qualche tempo la gara dopo gli inutili appelli rivolti al pubblico dagli altoparlanti dello stadio. Questa scelta, una sorta di unicum nel nostro calcio, avrà l’effetto di attenuare gli "slogan" di alcuni tifosi della Lazio e portare la gara, vinta dai partenopei per 2-0, fino in fondo.

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